Lasciate ogne speranza, Voi ch' intrate...

Vi aspetta un viaggio nella Cultura, nella Filosofia, nella Poesia, nella Sociologia, nel Gossip......by Phil :-)































mercoledì 6 agosto 2025

IL BLOG AUGURA BUONE VACANZE-

IL BLOG DI SMINZ AUGURA BUONE VACANZE A TUTTI I LETTORI. E DA' APPUNTAMENTO AL 4 SETTEMBRE 2025 CON NUOVI E INTERESSANTI ARTICOLI.

ITINERARI NAPOLETANI:CHIESA DELLA PIETA’ DEI TURCHINI E IL QUADRO DI MARIA CHE SCIOGLIE I NODI,

TRATTO DA STORIA E CURIOSITA'- „La chiesa della Pietà dei Turchini è una chiesa che si trova nel cuore della città, precisamente in via Medina. Nell’estate del 2018 il parroco don Simone Osanna espose al culto una tela che riproduceva la “Vergine Maria che scioglie i nodi”. Da quel giorno è stato il punto di riferimento per migliaia di fedeli provenienti da ogni parte della Campania da altre regioni, specialmente quando ha luogo il caratteristico “incendio dei nodi”, secondo un calendario prestabilito. I “nodi” simboleggiano, nell’iconografia della tela, le difficoltà da sciogliere e prendono forma nei fazzoletti di carta annodati e deposti in chiesa, sui quali i fedeli scrivono le loro preghiere. A differenza degli altri santuari, qui non ci sono ex voto per grazia ricevuta. TRATTO DA STORIA CHIESA DELLA PIETA'DEI TURCHINI La costruzione della chiesa della Pietà dei Turchini risale alla stessa epoca in cui fu edificato il conservatorio omonimo. Nel 1595 i lavori erano già stati ultimati in un’area tra l’altro piuttosto esigua. Sin da principio l’edificio sacro era composto solo dalla navata centrale, ai cui lati erano disposte le dieci cappelle che tuttora si vedono. Rispetto alla forma attuale, tuttavia, mancava del transetto e della cupola: per realizzarli e ampliare la chiesa, i governatori del conservatorio raccolsero un fondo con l’aiuto di generosi benefattori, tra i quali il noto mercante-banchiere olandese Gaspar Roomer. L’allungamento della chiesa comportò l’acquisto di tre appartamenti e di un terraneo che si trovavano nella strada di San Bartolomeo, a ridosso dell’abside originaria. Furono spesi 3280 ducati solo per la compravendita, alla quale seguirono nel 1633 i lavori di demolizione, per far spazio alle strutture murarie del transetto. I lavori terminarono nel 1639, sotto la guida di Felice di Marino. Le opere in ferro furono affidate a Diego Pacifico e Giovan Battista Vinaccia, mentre i vetri furono commissionati a Carlo Armenante. La cupola fu oggetto di molteplici interventi di restauro statico. Alcuni documenti attestano che nel 1674 mastro Giovan Jacopo di Marino, sotto la direzione del regio ingegnere Luise Naclerio, consolidò l’intera struttura. Nel 1688, poi, in seguito al tremendo terremoto che danneggiò molte fabbriche civili e religiose, fu posto un cerchio di ferro per imbrigliare la cupola. Importanti lavori di ristrutturazione dell’intero tempio si ebbero nel 1725 in seguito alle perizie degli ingegneri Filippo Marinelli, Giuseppe Stendardo e Cristoforo Sion, che avevano evidenziato la precarietà statica del sacro edificio. Le operestrutturali si protrassero a lungo, anche perchè nel 1723 un nuovo terremoto provocò gravi lesioni alla cupola, che fu riparata l’anno seguente. Nel 1739 fu assegnata al riggiolaro napoletano Donato Massa e al marmoraro Carlo Dellifranci la posa in opera del pavimento. Tra il 1769 e 1770, furono affidate all’ingegnere napoletano Bartolomeo Vecchione la progettazione e la direzione dei lavori per la realizzazione di un atrio innanzi alla chiesa, oggi scomparso, ma raffigurato nella pianta del duca Carafa di Noja (1775). Lo stesso Vecchione si occupò del rifacimento della facciata. All’interno, a destra dell’ingresso, è collocato il pulpito ligneo settecentesco, identificabile con quello progettato da Riccardo Du Chaliot.

mercoledì 30 luglio 2025

ITINERARI NAPOLETANI:Spiaggia dello Schiacchetiello di Bacoli

TRATTO DA NAPOLIVING. Un luogo testimone di epoche lontane e miti avvincenti. Secondo la mitologia greca, addirittura Ulisse approdò qui secoli fa, catturato dalla bellezza della costa Flegrea. Nel corso dei secoli, i patrizi romani arricchirono quest’area con sontuose ville, mentre un imponente porto prese vita nelle vicinanze per accogliere la maestosa flotta imperiale conosciuta come Classis Praetoria Misenensis. Oltre alle ampie spiagge sabbiose di Miliscola e alle affascinanti coste di Capo Miseno, emergono tratti costieri unici e incantevoli, tra cui la Spiaggia dello Schiacchetiello. Quest’angolo di paradiso sembra sporgersi sul mare di fronte all’Isolotto di Punta Pennata, in passato connesso alla terraferma fino al 1960. Ma non si tratta di una spiaggia tradizionale, bensì di un tratto di costa caratterizzato dalla presenza di suggestivi scogli di tufo, su cui ci si può stendere e godere del calore del sole dei Campi Flegrei. L’insenatura dello Schiacchetiello è designata come riserva marina all’interno del Parco regionale dei Campi Flegrei, e porta con sé una storia ricchissima. La “spiaggia” dello Schiacchetiello offre un autentico angolo di paradiso, dove l’azzurro del mare e del cielo si fondono all’orizzonte, tra imponenti scogli di tufo. Secondo alcune teorie, il nome “Schiacchetiello” potrebbe avere un’origine onomatopeica, associata al suono degli zoccoli che risuonano sugli scalini del passaggio stretto e ripido che scende dalla sommità della strada fino alla Piscina Mirabilis, proseguendo poi verso il mare. un viaggio verso la spiaggia dello Schiacchetiello è un’esperienza accessibile e affascinante. Dopo aver raggiunto a piedi Piazza Municipio, dirigi verso la fermata degli autobus De Pretis – San Marco. Qui, sali a bordo del Bus EAV Napoli – Monte di Procida e scendi alla fermata di Bacoli – Via Risorgimento 216. Una passeggiata di circa 1,2 km ti condurrà verso l‘incantevole insenatura dello Schiacchetiello, dove potrai immergerti in questo paradiso costiero dai secoli di storia e bellezza mozzafiato. Sebbene possa apparire un percorso intricato, ogni passo verso la spiaggia dello Schiacchetiello ne vale assolutamente la pena. Ogni sforzo sarà abbondantemente ricompensato una volta raggiunta l’incantevole insenatura. La maestosità della costa, intrecciata con miti antichi e storia, farà dimenticare qualsiasi piccola sfida lungo il percorso.