Lasciate ogne speranza, Voi ch' intrate...

Vi aspetta un viaggio nella Cultura, nella Filosofia, nella Poesia, nella Sociologia, nel Gossip......by Phil :-)































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mercoledì 15 gennaio 2025

storie d'amore dall'Irlanda:La ricerca di Diarmuid e Gráinn

TRATTO DA IRLANDA 1. La ricerca di Diarmuid e Gráinne Questa leggenda di amanti in fuga ha tutto: antichi guerrieri, pozioni per dormire e mantelli dell'invisibilità. Fidanzata con l'anziano vedovo Fionn mac Cumhaill, Gráinne si innamora invece di Diarmuid, uno dei guerrieri di Fionn, e la coppia fugge. Fionn li insegue nella campagna fino a quando, dopo una serie di avventure, Diarmuid incontra un tragico destino. Oggi, i paesaggi attraversati dalla coppia testimoniano ancora questa storia d'amore: nella contea di Sligo, sopra il percorso ad anello di Gleniff Horseshoe, si dice che "la grotta di Diarmuid e Gráinne" fosse il loro ultimo nascondiglio. In tutta l'Irlanda troverai anche dolmen (tombe di pietra megalitiche) che dominano il paesaggio e che sono chiamate "leaba Dhiarmada agus Gráinne" o "il letto di Diarmuid e Gráinne".

mercoledì 8 gennaio 2025

biografia:Giacomo Leopardi

TRATTO DA BIOGRAFIE Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno del 1798 a Recanati (Macerata) dal conte Monaldo e da Adelaide dei Marchesi Antici. Il padre, dotato di squisiti gusti letterari e artistici, riuscì a collezionare un'importante biblioteca domestica, contenente migliaia di libri e che vedrà il giovane Giacomo frequentatore assiduo, tanto che a tredici anni già si dilettava di letture greche, francesi e inglesi, di fatto insensibile alle esortazioni paterne che avrebbe voluto per lui la conduzione di una vita più sana e dinamica. Nella biblioteca di casa trascorre i "sette anni di studio matto e disperatissimo" nella volontà di impossessarsi del più ampio universo possibile: sono anni che compromettono irrimediabilmente la salute e l'aspetto esteriore di Giacomo, fonte fra l'altro delle eterne diceriesulla nascita del cosiddetto pessimismo leopardiano. Leopardi stesso si è invece sempre opposto al tentativo di svilire la portata delle sue convinzioni, contestando che queste nascessero da quelle. La verità è che il precoce letterato soffriva di una forma di ipersensibilità che lo teneva lontano da tutto ciò che avrebbe potuto farlo soffrire, tra cui vanno ascritti di diritto i rapporti interpersonali. A diciotto anni scriveva odi greche facendole credere antiche, e cominciava a pubblicare opere d'erudizione storica e filologica. Il padre Monaldo, organizzava accademie in famiglia per farvi brillare l'ingegno del figlio, ma questi ormai sognava un mondo più grande, un pubblico più vario e meno provinciale. Tra il 1815 ed il 1816 si attua quella che è divenuta famosa come la "conversione letteraria" di Leopardi, il passaggio cioè dalla semplice erudizione alla poesia; quella che lo stesso Leopardi definì appunto "passaggio dalla erudizione al bello". Seguirà l'abbandono della concezione politica reazionaria del padre ed il distacco dalla religione cattolica.È il 1816, in particolare, l'anno in cui più distintamente la vocazione alla poesia si fa sentire, pur tra le tante opere di erudizione che ancora occupano il campo: accanto alle traduzioni del primo libro dell'Odissea e del secondo dell'Eneide, compone una lirica, "Le rimembranze," una cantica e un inno. Interviene nella polemica milanese tra classici e romantici. Nel 1817 si registrano nuove traduzioni e prove poetiche significative. La vita di Giacomo Leopardi in sè è povera di vicende esteriori: è la "storia di un'anima". (Con questo titolo il Leopardi aveva immaginato di scrivere un romanzo autobiografico). È un dramma vissuto e sofferto nell'intimità dello spirito.È il 1816, in particolare, l'anno in cui più distintamente la vocazione alla poesia si fa sentire, pur tra le tante opere di erudizione che ancora occupano il campo: accanto alle traduzioni del primo libro dell'Odissea e del secondo dell'Eneide, compone una lirica, "Le rimembranze," una cantica e un inno. Interviene nella polemica milanese tra classici e romantici. Nel 1817 si registrano nuove traduzioni e prove poetiche significativeIl poe ta, e così nella sua trasfigurazione l'essere umano "tout-court" aspira ad un'infinita felicità che è totalmente impossibile; la vita è inutile dolore; l'intelligenza non apre la via ad alcun mondo superiore poiché questo non esiste se non nell'illusione umana; l'intelligenza serve soltanto a farci capire che dal nulla siamo venuti e al nulla torneremo, mentre la fatica e il dolore di vivere nulla costruiscono. Nel 1817, sofferente per una deformazione alla colonna vertebrale e per disturbi nervosi, stringe rapporti epistolari con Pietro Giordani, che conoscerà di persona solo l'anno dopo e che presterà sempre umana comprensione agli sfoghi dell'amico. In questo periodo il grande poeta comincia fra l'altro ad annotare i primi pensieri per lo Zibaldone e scrive alcuni sonetti. Il 1818, invece, è l'anno in cuiLeopardi rivela la sua conversione, con il primo scritto che abbia valore di manifesto poetico: il "Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica", in difesa della poesia classica; inoltre pubblica a Roma, con dedica a Vincenzo Monti, le due canzoni "All'Italia" e "Sopra il monumento di Dante". Intanto, è colpito da una grave malattia agli occhi che gli impedisce non solo di leggere, ma anche di pensare, tanto che più volte medita il suicidio. Matura in questo clima la cosiddetta "conversione filosofica", ossia il passaggio dalla poesia alla filosofia, dalla condizione "antica" (naturalmente felice e poetica) alla "moderna" (dominata dall'infelicità e dalla noia), secondo un percorso che riproduce a livello individuale l'itinerario che il genere umano si trovò a compiere nella sua storia. In altre parole, la condizione originaria della poesia si allontana ai suoi occhi sempre più nelle epoche passate, e appare irriproducibile nell'età presente, dove la ragione ha inibito la possibilità di dare vita ai fantasmi della fantasia e dell'illusione.Sfortunatamente, in questo periodo si innamora pure segretamente della cugina Geltrude Cassi Lazzari, che rappresenta uno dei suoi tanti amori non corrisposti, amori ai quali il poeta attribuiva capacità quasi salvifiche di lenimento delle pene dell'anima. Finalmente nel febbraio del 1823 Giacomo può realizzare, col permesso paterno, il sogno di uscire da Recanati dove si sentiva prigioniero di un ambiente mediocre, che non lo sapeva né lo poteva comprendere. Ma recatosi a Roma presso lo zio materno, rimane profondamente deluso dalla città, troppo frivola e poco ospitale.Lo commuove soltanto il sepolcro del Tasso. Ritornato a Recanati, vi rimane due anni. Prende poi dimora a Milano (1825) dove conosce Vincenzo Monti; e poi ancora a Bologna (1826), Firenze (1827), dove conosce Vieusseux, Niccolini, Colletta, Alessandro Manzoni, e Pisa (1827-28). Si mantiene con lo stipendio mensile dell'editore milanese Stella, per il quale cura il commento alle rime del Petrarca, esegue traduzioni dal greco e compila due antologie di letteratura italiana: poesie e prose. Venutegli a mancare queste entrate torna a Recanati (1828). Nell'Aprile del 1830 torna a Firenze su invito del Colletta; qui stringe amicizia con l'esule napoletano Antonio Ranieri, il cui sodalizio durerà sino alla morte del poeta.Nel 1831 vede la luce a Firenze l'edizione dei "Canti". Nel 1833 parte con Ranieri alla volta di Napoli, dove due anni più tardi firma con l'editore Starita un contratto per la pubblicazione delle proprie opere. Nel 1836, per sfuggire alla minaccia del colera, si trasferisce alle falde del Vesuvio, dove compose due grandi liriche: "Il tramonto della luna" e "La ginestra". Il 14 giugno 1837 muore improvvisamente, a soli 39 anni, per l'aggravarsi dei mali che lo affliggevano da tempo.

mercoledì 9 ottobre 2024

Torta africana fredda, golosa e senza cottura.

TRATTO DA RICETTA SPRINT Ingredienti 100 g di biscotti al cacao 50 g di burro oppure ricotta Per la farcitura: 150 g di cioccolato fondnete 70 g di latte 250 ml di panna 2 cucchiai di cacao Prendiamo il cioccolato e tagliamolo a pezzetti e facciamolo sciogliere o in microonde o in un pentolino. Riscaldiamo il latte e versiamolo nel cioccolato e mescoliamo. Lasciamo che si freddi. Tritiamo i biscotti e mescoliamoli al burro, questa sarà la base. Ammassiamo bene il composto e mettiamolo in freezer e quando sarà completamente freddo il cioccolato, montiamo la panna e versiamola dentro poco per volta insieme al cacao setacciato. Prendiamola base dal freezer e versiamo il composto all’interno. Lasciamo in freezer per altri 4o minuti. Decoriamo con scaglie di cioccolato e biscotti oppure semplicemente spolveriamo con cacao prima di servirlo.

mercoledì 24 luglio 2024

POLIGNANO A MARE : STORIA

TRATTO DA PRO LOCO. La frequentazione antropica dell’antica Neapoleis Pauceta risale al paleolitico medio e superiore, come attestano i numerosi ritrovamenti in località Ripagnola – Grotta del Guardiano e Grotta dei Ladroni e soprattutto nella contrada Scorza di Santa Barbara con l’ipogeo Manfredi che costituisce uno dei più rilevanti insediamenti nella paleostoria neolitica della Puglia centrale. Secondo alcuni, l’antica città di Neapolis sarebbe una delle due colonie fondate nel IV secolo A.C da Dionigi II di Siracusa, detto il giovane, dipendente dalla madre patria Corinto; altri, affermano che sarebbe stato Giulio Cesare in persona a fondare la città di Polignano, snodo centrale lungo la via Traiana che collegava Brindisi alla capitale. Vero è che Polignano divenne fiorente centro di commercio, favorita dalla vicinanza alle rotte commerciali e dalle presenza di cale che, come nel caso dell’odiena San Vito, fungevano da approdi naturali. Prospera fino a coniare moneta di stampo greco recante l’iscrizione “NEAII” come attestano i ritrovamenti condotti a seguito di scavi operati nel XVIII secolo nella mensa vescovile, attualmente Piazza Aldo Moro. Nel VI secolo fu sotto la giurisdizione dell’impero Bizantino, la città sviluppò una vera e propria struttura municipale che la rese sede di diocesi, già forse nel 672 e fino al 1818. La presenza dei popoli stranieri si sussegue con la dominazione normanna del XI secolo che rilanciò la produzione dell’olio d’oliva e rese fervidi i commerci. Alla dominazione degli Angioini si deve l’opera di fortificazione del borgo per garantire la difesa dalle incursioni dei turchi e dalle epidemie che spesso arrivavano proprio dal mare. Divenne sempre più fitta e fervida rete commerciale in epoca Aragonese. Mercanti e uomini d’affari di ogni dove, soprattutto sotto l’egida del dominio veneziano che durò vent’anni, si davano appuntamento a Polignano. Ciò nonostante, Polignano non può essere annoverata tra i più importanti porti rinascimentali, a causa della sua ubicazione a strapiombo sul mare che le impedì di dotarsi di un porto efficiente – ecco così spiegata la vocazione per lo più agricola della città dedita, ieri come oggi , ai commerci con l’entroterra. Retta da famiglie illusti come gli slavi Rodolovich ed i napoletani Leto, il feudo di Polignano fu poi venduto nel 1795 al barone Pasquale La Greca. Con fervore Polignano aderì ai moti risorgimentali, e fra reazione e brigantaggio, fu terra di patrioti e briganti. Nel 1862 il sindaco Bartolomeo Nicola Giuliani in consiglio municipale, deliberò di aggiungere al nome di Polignano la dizione “a mare” che il re Vittorio Emanuele II sancì con decreto regio nel 1864 CON QUESTA BELLA STORIA DEL COMUNE DI POLIGNANO A MARE IL BLOG DI SMINZ AUGURA BUONE VACANZE, E A RILEGGERCI IL 7 SETTEMBRE 2O24.

giovedì 15 febbraio 2024

Salvador Dalí- BIOGRAFIE

TRATTO DA BIOGRAFIE Cocktail ben assortito di genialità e delirio, pittore del surreale e di mondi onirici, Salvador Dalí ha avuto una vita segnata dalla stranezza fin dal principio. Nato a Figueras il giorno 11 maggio 1904 - il nome completo è Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol - dopo tre anni dalla morte del primo fratello, il padre pensò bene di chiamarlo allo stesso modo, forse per non essere mai riuscito a dimenticare il primogenito. Una circostanza un po' "malata", che non ha certo giovato all'equilibrio mentale del piccolo Salvador, il quale, natìo della Catalogna, appena adolescente espone alcuni dipinti presso il teatro municipale della sua cittadina, riscuotendo un significativo apprezzamento critico. Nel 1921 si iscrive all'Accademia di belle arti di San Fernando a Madrid, dove stringe amicizia con il regista Luis Buñuel e il poeta Federico Garcìa Lorca. Con quest'ultimo trascorre l'estate a Cadaqués nel 1925. L'anno successivo soggiorna a Parigi, dove incontra Pablo Picasso, e viene espulso dall'Accademia. La sua prima pittura è connotata dalle influenze futuriste, cubiste, e soprattutto dall'opera di Giorgio De Chirico. Negli anni successivi il suo sodalizio artistico e intellettuale con Lorca e Buñuel produce lavori di scenografia teatrale e cinematografica, come i due celebri film "Un chien andalou "e "L'âge d'or". Sul piano pittorico ben presto la sua attenzione viene attirata dalle riproduzioni di dipinti di Max Ernst, Miró e Tanguy, i maestri dell'inconscio tradotto su tela. Nel 1929 entra finalmente nel gruppo dei surrealisti e nel 1931, insieme a Breton, elabora gli "oggetti surrealisti a funzione simbolica". Ma il surrealismo di Salvador Dalí è comunque fortemente personalizzato: ispirato a De Chirico ed imbevuto di richiami alla psicanalisi freudiana, é caratterizzato da una tecnica minuziosa, levigata e fredda. Nel 1930 pubblica "La femme visible", saggio dedicato a Gala, sua moglie dal 1929, modella e musa per tutta la vita. Questo libro segna un nuovo orientamento di Dalí, che inizia a coniugare un realismo quasi accademico con un delirio deformante, talvolta macabro. Qualche anno dopo si scontra con i surrealisti a proposito del dipinto "L'enigma di Guglielmo Tell", sinché nel 1936 avviene una prima rottura con il gruppo di Breton, che diventerà definitiva tre anni dopo. Nel frattempo Dalí aveva partecipato all'Esposizione internazionale dei surrealisti a Parigi e ad Amsterdam. Tra il 1940 e il 1948 vive a New York, insieme a Gala Éluard, occupandosi di moda e design. In questi anni ha occasione di esporre le sue opere al Museum of Modern Art insieme a Miró e di contribuire, con il disegno delle scene, al film di Alfred Hitchcock "Io ti salverò". Al termine del soggiorno statunitense rientra in Europa insieme a Gala. Nel 1949 prosegue l'attività scenografica per il cinema collaborando con Luchino Visconti. Nel decennio sucessivo espone in Italia, a Roma e Venezia, e a Washington. Nel 1961 viene messo in scena a Venezia il Ballet de Gala, con coreografie di Maurice Béjart. Sono molte le esposizioni negli anni successivi, a New York, Parigi, Londra, sino all'importante antologica a Madrid e Barcellona nel 1983. Sette anni dopo espone le sue opere stereoscopiche al Guggenheim Museum e a maggio del 1978 viene nominato membro dell' Accadémie des Beaux-Artes di Parigi. L' anno seguente si tiene una retrospettiva di Dalí al centre Georges Pompidou di Parigi, trasferita poi alla Tate Gallery di Londra. Il 10 giugno 1982 muore Gala e nel luglio dello stesso anno gli viene conferito il titolo di "archese di Pùbol" Nel maggio del 1983 dipinge "La coda di rondine", suo ultimo quadro. Nel 1984 riporta gravi ustioni a causa dell'incendio della sua camera al castello di Pùbol, dove ormai risiede stabilmente. Salvador Dalì muore il 23 gennaio 1989 nella torre Galatea a causa di un colpo apoplettico. In rispetto alle sue volontà viene sepolto nella cripta del Teatro-Museo Dalí a Figueras. Nel suo testamento lascia allo Stato spagnolo tutte le opere e le sue proprietà. Viene organizzata una grande retrospettiva postuma nella Staatsgalerie di Stoccarda, trasferita poi alla Kunsthaus Zurich.

mercoledì 19 aprile 2023

misteri:SERIAL KILLER-COLLEEN STAN, SETTE ANNI NELL’INFERNO DI CAMERON HOOKER.

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Lo si dice sempre: affinché un rapporto tra due persone persista nel tempo c’è bisogno di complicità, di affinità, di condividere pensieri, emozioni e desideri. Questa frase però, inserita nel contesto delle coppie criminali fa decisamente scappare da ridere. Cosa spinge una donna (ma non è sempre così, a volte capita anche al contrario) ad accettare un rapporto in cui il proprio uomo imprigioni, stupri, torturi e arrivi anche ad uccidere un’altra donna? Cosa le fa pensare che lei non faccia la stessa fine e cosa le passa per la mente quando, pur di assecondarlo, lei stessa infierisce sulla vittima? Non sono la persona più adatta a rispondere, ma certamente casi come quello di cui sto per parlarvi devono far riflette su quanto strana sia la psiche umana. Tutto ruota attorno a Cameron e Janice, una coppia apparentemente normale e felice californiana con addirittura una bambina avuta da poco. Cameron Hooker nacque ad Alturas, sempre in California, il 5 novembre 1953. Era conosciuto come un ragazzo molto introverso, non bello, magrissimo e occhialuto: la classica vittima dei bulli. In compenso a scuola era ritenuto quasi un genio, brillante in ogni materia e un ragazzo dall’immaginazione davvero spiccata. Forse proprio quell’essere silenzioso e schivo lo costrinse a lasciare la scuola prima del diploma per finire a lavorare in una segheria locale, dove si scontrò con la rude vita operaia di uomini grossolani e piuttosto materiali. Col tempo si abituò a quella vita fin troppo, limitando le sue lettura a giornaletti pornografici e a videocassette hard che guardava nelle pause o durante il lavoro; le sue fantasie si moltiplicarono velocemente arrivando a preferire scene di sesso estremo, bondage, sadomaso e dominazione totale, fino a provare un morboso interesse per le torture. Non sto parlando di un trentenne: quelle idee le aveva già a soli 19 anni, quando incontro la timida quindicenne Janice (il cognome non è noto). Janice non era particolarmente bella, era timida e aveva una bassa autostima: la preda ideale per uno come Cameron. Tra di loro nacque una relazione sin da subito molto strana: lei era contenta di accompagnarsi ad un bel ragazzo con una macchina tutta sua e farsi vedere dalle amiche, lui riuscì a convincerla a sperimentare tutto quello che aveva fino ad allora solo visto sulle riviste. Hooker un giorno la portò in un bosco e decise di capire fin dove potesse arrivare con lei: la legò ad un albero, le tagliò i vestiti e iniziò a picchiarla con violenza. Janice, sebbene sconvolta dalla paura e dalla vista del sangue (sì, lui la ferì diverse volta con una frusta), aveva più paura di perdere lui e tornare ad essere una ragazza invisibile, così si dimostrò obbediente e soddisfò i desideri del suo ragazzo. Non c’era più dubbio: Cameron aveva trovato la sua anima gemella. I due si sposarono nel 1975, presero in affitto una casa a Red Bluff e lì Cameron sfogò la sua perversione e il suo sadismo, fino probabilmente a causare nella donna una reazione negativa. Decise allora di darsi una calmata e provò alcuni mesi a comportarsi in modo meno aggressivo. Nuovamente i due trovarono una sorta di accordo malato: Janice voleva una vita “normale” e desiderava un bambino, lui voleva invece dare sfogo alle sue perversioni senza freno; la soluzione era inserire nella coppia una terza persona, una ragazza che subisse il volere di Cameron mentre Janice allevava i figli e manteneva un basso profilo. Janice accettò di lasciare a Cameron una schiava a patto che Cameron non avesse rapporti sessuali con lei. Molti criminologi hanno cercato di giustificare il comportamento che questo momento Janice ebbe e hanno sminuito le sue colpe riducendola a interventi marginali e “scusabili” dalla sua paura che Cameron la lasciasse e se ne andasse di casa. Lei stessa nella sua confessione disse che era disgustata dal comportamento del marito, ciò nonostante vennero trovate moltissime prove che lei partecipò alle violenze, agli stupri e alle umiliazioni che inflisse il marito alle prigioniere. Oltre a questo giocò un ruolo fondamentale per attirare le vittime di Hooker e più volte si eccitò sessualmente nell’assistere alla dimostrazione di potere del marito sulle loro vittime. Nel gennaio 1976 i due diedero un passaggio ad una 18enne di nome Marliz Elizabeth Spannhake, che raccolsero nella vicina città di Chico. la ragazza stava andando a casa dopo una festa e si aspettava che la coppia la riportasse a casa, ma Camaeron guidò per oltre mezzora fino a condurla in un bosco isolato dove nessuno l’avrebbe sentita urlare. Lì Cameron la stordì con diversi pugni, poi la legò e le chiuse la bocca legando le mascelle con la cinghia; infine bloccò la sua testa in una scatola di cartone che aveva progettato per un suo gioco sessuale. Dopo averla violentata e torturata i due la caricarono di nuovo in macchina e la portarono a casa loro, dove arrivò priva di sensi. A casa la portarono in cantina, la denudarono e l’appesero per i polsi al soffitto. Quando la ragazza si riprese i due le dissero che ogni volta che avesse urlato o pianto Cameron ci sarebbe andato sempre più pesante, a costo di ucciderla. La ragazza era terrorizzata e riuscì a resistere solo alcuni giorni: non si sa esattamente come successe perché sul suo caso sono stati forniti pochissimi dettagli, ma secondo ciò che disse Janice il suo compagno, sentendo la ragazza urlare a squarciagola quasi tutto il giorno, una notte disse a Janice che voleva una schiava silenziosa; sta di fatto che Cameron alla ragazza tagliò le corde vocali e quando si rese conto che la ragazza stava soffocando le sparò con una pistola in pancia diversi colpi uccidendola. Il giorno dopo gli Hooker caricarono il cadavere in auto e lo seppellirono in montagna in una fossa nel terreno. I resti non vennero mai ritrovati perché. sebbene Janice in cambio di uno sconto della pena condusse gli inquirenti sul posto, non riuscì a ritrovare il luogo esatto dove seppellirono la ragazza. Di conseguenza non vi furono prove sufficienti per incriminare Cameron Hooker di omicidio durante il processo. La coppia ebbe la prima figlia e sembrò darsi una calmata, fino all’anno successivo quando iniziò una delle storie più atroci mai vissute. Sì, questo era solo l’introduzione al caso di Colleen, soprannominata “The Girl in the Box” (troverete molto a riguardo cercando in rete). Era il 19 maggio del 1977 e Colleen Stan (è un nome fittizio per tutelarla oggi), d i soli 20 anni, faceva l’autostop tra Eugene e Westwood, al confine tra Oregon e California del Nord. Stava cercando di raggiungere un amico che festeggiava il suo compleanno. Ebbe la sfortuna di ricevere un passaggio da parte delle persone sbagliate. Collen anni dopo la conclusione della vicenda affermò che quando la macchina si fermò notò Cameron, Janice e la loro bambina sul seggiolone dietro: la tipica famiglia amorevole e di cui nessuno sospetterebbe. La giovane coppia le offrì un passaggio sulla loro Dodge Colt blu ed entrambi sembravano persone miti e rassicuranti: l’uomo era pacato nei comportamenti e lei era la tipica madre apprensiva per la piccola e dal volto acqua e sapone. Colleen chiacchierò con gli Hookers amabilmente, fino a quando Cameron iniziò a parlarle di incidenti che capitavano agli autostoppisti, del fatto che molti sparivano nel nulla o li trovavano morti. Quando Cameron si fermò all’autogrill per fare carburante Colleen disse che doveva andare in bagno e si convinse a cercare qualcun altro che le desse un passaggio, ma poi ci ripensò dato che entrambi gli Hooker dopo tutto erano stati molto gentili con lei. Si convinse semplicemente che Cameron avesse fatto u na qualche battuta che lei non aveva afferrato e che non ci fosse alcun pericolo nel proseguire il viaggio con loro. Gli Hookers avevano comprato delle barrette di cioccolato e gliene offrirono una: Colleen disse che in quel momento si era sentita perfino in colpa per i suoi dubbi. La macchina ripartì e poco dopo Cameron disse che in quella zona c’erano delle spettacolari grotte di ghiaccio che sognava di vedere da molto tempo: le chiese di poter fare una piccola deviazione e le promise di ripartire poco dopo e di portarla a destinazione. Colleen non fece obiezioni, ma quando Cameron raggiunse un luogo sufficientemente isolato, fermò l’auto scese dalla macchina e puntò un coltello alla gola della ragazza ordinandole di mettere le mani sopra la testa. Janice le ammanettò le mani dietro la schiena, poi la bendò in modo che non vedesse il percorso che avrebbero fatto, le serrò le mascelle con la cinghia legata sulla testa e le inserì la testa nella famosa scatola (di legno questa volta) progettata per gli scopi sessuali del marito. A cosa serviva la scatola? Semplicemente a bloccarle il collo, a chiuderla nel buio più completo e a insonorizzare le sue urla. Metodi del genere, come vedremo tra poco, servirono a Cameron per isolarla dalla ealtà e assoggettarla al proprio volere privandola dei sensi fino a farle una specie di lavaggio del cervello: l’essere privati di uno o più sensi per lungo periodo provoca in una persona, se non la pazzia, una reazione di totale abbandono sul quale si gioca per manipolare i pensieri. La coppia di sequestratori attese la tarda sera per rientrare in casa, in modo che nessuno passasse per strada e i vicini non spiassero le loro azioni. La ragazza venne portata in soffitta, ma le venne lasciata la scatola sulla testa e le manette, in modo che sentisse cosa succedeva attorno, ma non vedesse nulla; gli Hooker cenarono e poi Cameron la portò in cantina dove legò una delle manette ad un tubo e la spogliò completamente. Poi le tolse la scatola, lasciandola però bendata, e iniziò a frustarla: ad ogni frustata lui le dettò le sue regole, e cioè di non urlare, non piangere, non desiderare di essere rilasciata, non strattonare le manette, ecc.. Ogni volta che una frustata la faceva urlare o piangere Cameron gliene dava un’altra ancora più forte, ogni volta che lei faceva ciò che lui diceva lui la “premiava” con piccole comodità, come sostituire le manetta con polsini di pelle (molto meno dolorosi), fornirle un rialzo di legno per non lasciarla a pieni nudi sul pavimento, abbassare l’attacco delle sue braccia in modo che potesse riposare e non rimanesse appesa… In pratica iniziò una sorta di rieducazione fatta di punizioni o premi a seconda del suo comportamento. Sin dalla prima sera la ragazza, seppur bendata, fu costretta ad ascoltare i gemiti della coppia che faceva sesso in sua presenza. Attraverso il bordo inferiore della benda vide più volte una rivista pornografica di fronte a lei nella quale sembrava esserci una donna nuda nella stessa posizione in cui veniva messa lei per soddisfare la perversione di Cameron: in pratica l’uomo apriva una rivista sado-maso, cercava una fotografia che lo eccitava,e faceva assumere a Colleen la stessa posizione. Collen per la notte veniva messa in una cassa di legno, molto simile ad un scatolone; le venivano legate le caviglie e Cameron le stringeva il ventre con una cintura in modo che respirasse solo quel tanto da sopravvivere, ma non per sviluppare la forza necessaria a liberarsi. Dal giorno della cattura in poi ciò c he passò Colleen possiamo solo immaginarlo: la ragazza parlò di ogni tortura possibile, come oggetti che davano la scossa elettrica, altri che la pungevano o la graffiavano, corde legate ovunque, oli e misture viscide sul suo corpo, cera e tutto ciò che umiliante era possibile infliggerle. Per la maggior parte del giorno la ragazza era in balia dell’uomo e spesso anche di notte lui tornava per toccarla o abusare di lei. Durante i pasti Cameron restava con lei nella cantina e le slegava i polsi permettendo di mangiare, ma senza toglierle la benda. Se lui le diceva di mangiare lei doveva obbedire senza fare domande, altrimenti veniva schiaffeggiata o frustata; se lui diceva che doveva dormire lei doveva farlo, ecc. Per settimane durante il giorno Collen venne tenuta legata al tubo, nuda e con le gambe e braccia divaricate e legate a dei ganci al suolo e al soffitto. Era sempre bendata, imbavagliata e di notte chiusa nella cassa senza poter muoversi o cambiare posizione. In quel tempo riuscì a misurare il passare del tempo studiando gli eventi regolari che la coppia sembrava eseguire per routine: riceveva un pasto al giorno, a volte i loro avanzi, dopo cena che i coniugi facevano sempre alle 20; i suoi bisogni dovevano essere anch’essi calcolati e diventare routine a certe ore, altrimenti veniva punita; era mattina quando sentiva l’auto dei vicini partire e pomeriggio quando in cantina scendeva Cameron. Dopo tre mesi in quelle condizioni terribili Colleen iniziò ad avere un cattivo odore, così Janice convinse Cameron e farle fare un bagno: l’uomo le legò le mani dietro la schiena, le mise del nastro adesivo sulla bocca e sugli occhi sopra la benda e portò di peso la prigioniera al piano di sopra. Quella, forse. fu la prima volta che Cameron e Janice scattarono fotografie della ragazza. Janice la lavò e la pettinò, poi in un momento in cui Cameron si allontanò le disse che aveva pietà per il dolore che provava e per il fatto che fosse il “giocattolo” del marito, ma che era necessario perché non voleva essere lei a passare le pene di Colleen. Janice nell’interrogatorio affermò che trovò un lavoro nella Silicon Valley in una società di elettronica e che fece pressioni su Cameron per passare con lui alcuni giorni a settimana dalla sorella e indebolire i legami tra Cameron e Colleen; su questa dichiarazione ed altre simili si basò la difesa di Janice Hooke per farle ottenere un ampio sconto della pena e farla figurare più vittima che carnefice. Dovettero passare mesi prima che Cameron e Janice si decisero a toglierle la benda: quel giorno Colleen impiegò diversi minuti prima mettere a fuoco le figure davanti a se. Le vennero quindi dettate le nuove regole per sopravvivere e mantenere quelli che secondo la coppia erano dei privilegi: Cameron doveva essere chiamato “Padrone” e Janice “Signora”: avrebbe iniziato a imparare da Janice a ricamare e ogni volta che avrebbe fatto innervosire uno dei due s arebbe stata punita con scosse elettriche. Janice, seppure sfogando le sue frustrazioni su Colleen con diverse punizioni e torture, ben presto iniziò a capire che la ragazza stava prendendo il suo posto nella vita di Cameron, non solo nelle perversioni sessuali, ma anche nella vita di tutti i giorni: Cameron passava gran parte della giornata nella cantina e spesso anche di notte abbandonava il letto coniugale per andare da Colleen. Colleen, ironia della sorte, nonostante fosse da mesi deperita e seviziata, era più attraente di lei e stava fornendo a Cameron l’eccitazione sessuale che lei non riusciva più a dargli. E fu allora che capì che suo marito aveva iniziato a violentare Colleen più volte al giorno e capì anche perché da qualche tempo aveva rinunciato ad accompagnarla dalla sorella e se ne stava a casa mentre lei lavorava e non poteva tornare a controllare. Per di non perdere il marito gli parlò e accettò che lui avesse rapporti sessuali con Colleen, a patto che Cameron fosse più presente in casa e che le desse un secondo figlio di cui si sarebbe occupato anche lui. Nel 1978 nacque la seconda figlia della coppia e Cameron in una certo senso acconsentì a assare meno tempo con Colleen. Cameron Hooker ebbe modo di sperimentare nel reale tutte le scene descritte nella sua vasta collezione di riviste pornografiche, immagini e letteratura. Anche se Hooker distrusse gran parte del materiale prima del suo arresto, fornì agli investigatori una panoramica spaventosamente chiara di tutte le torture che inflisse alla sua vittima. Non mi soffermo più sui dettagli perché credo di aver dato un’idea, anche se parziale, dell’inferno in cui fu calata Colleen. Andiamo rapidamente alla fine della storia. Man mano che il tempo passava quei metodi brutali e sempre costanti come una routine ebbero l’effetto sperato da Cameron: Colleen divenne un pupazzo nella mani della coppia, al punto che la slegarono e la tennero diversi giorni in casa sotto stretta osservazione. La ragazza non tentò mai la fuga e iniziò ad obbedire come un cane ad ogni loro rodine. Il massimo della soddisfazione Cameron la ottenne con un gesto che ha dell’incredibile: mentre Janice era al lavoro Cameron portò Colleen dai genitori e si presentò come suo nuovo fidanzato, dicendo loro che era sua intenzione lasciare Janice e risposarsi con lei. Quella messa in scena trovò supporto in Colleen che non osò raccontare ai suoi familiari della terribile situazione in cui viveva e che si fece fare una foto in cui abbracciava felice il suo aguzzino. Piccolo pensiero personale: ma possibile che i genitori, che non avevano notizie della figlia da oltre un anno, non abbiano fanno nulla nemmeno per cercarla? E come è possibile che una volta vista tornare a casa non abbiano nemmeno avuto un sospetto o si siano informati su chi fosse Cameron Hooker? Vabbè, andiamo avanti. Colleen divenne una schiava in tutto e per tutto in casa Hooker, fino al punto di divenire “troppo servizievole” per Cameron che iniziò a stancarsi di lei. Sette anni dopo il rapimento Colleen, pur facendo tutto ciò che le veniva detto, era diventata come Janice e Cameron si mise in cerca di un’altra ragazza che si dimenasse, urlasse e piangesse in modo da istruirla e divertirsi a violentarla e torturarla. In effetti sia Janice che Colleen erano fin troppo remissive e lui aveva perso interesse per l’una e per l’altra. Quando ebbe la sfrontatezza di informare Janice che voleva cercare un’altra ragazza da schiavizzare Janice reagì malissimo e decise di aiutare Colleen a fuggire. Nel 1984 Janice condusse Colleen dalla polizia e la ragazza ebbe modo di denunciare entrambi per tutto ciò che aveva subito. Nell processo del 1985 Janice testimoniò contro il marito in cambio di immunità totale. Cameron Hooker venne condannato a consecutive aggressioni a sfondo sessuale, sequestro di persona e stupro, violenza, minacce per un totale di 104 anni di reclusione. Non potrà beneficiare della libertà vigilata fino al 2023. Il 16 aprile 2015 chiese la revisione del caso, ma gli venne negato e gli venne negata la richiesta di un’altra udienza fino al 2022. Una volta tornata a casa, Colleen continuò gli studi di contabilità, si sposò ed ebbe una bambina. Ha aderito una organizzazione per aiutare le donne vittime di abusi e sia lei che Janice hanno cambiato il loro cognome, ma si crede che continuino a vivere in California. FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

giovedì 6 ottobre 2022

TECNOLOGIA E SCIENZA:GLI ESPERIMENTI PER RESUSCITARE GLI ANIMALI.

ARTICOLO TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Alcuni tra i peggiori esperimenti che l’uomo ha fatto sono stati eseguiti dalle forze militari. Durante le due guerre mondiali poi tutte le nazioni si sono sbizzarrite in test e pratiche mediche davvero raccapriccianti. Molti pensano che solo i tedeschi e i giapponesi facessero esperimenti al limite dell’umano, ma i russi e gli americani non erano da meno. Dietro la “Cortina di Ferro” i sovietici si dilettavano con pratiche più sinistre di quelle che una mente normale potrebbe immaginare: rianimavano singoli organi e parti del corpo dando vita a raccapriccianti creature. Lo scopo? La resurrezione umana… Alcune delle ricerche e operazioni più inquietanti sono legate agli esperimenti sulla rianimazione degli organismi viventi a opera dello scienziato S.S. Bryukhonenko, condotti presso l’Istituto di Fisiologia e Terapia sperimentale di Voronezh, nell’ex URSS. Un video del 1940 (che non metto per rispetto alla morale e soprattutto agli animali torturati), mostra i dettagli degli esperimenti in cui alcune parti di animali morti (cani, gatti, scimmie, ecc.) vengono rianimate attraverso l’uso di macchinari. Le parti degli animali venivano agganciate a una macchina che il dott. Bryukhonenko battezzò ‘autojector’, una macchina che riproduceva le funzioni del cuore e dei polmoni. A questa macchina venivano collegate anche le teste degli animali e in particolar modo quelle dei cani che sembravano le più reattive agli stimoli. Le teste mozzate dei cani, sotto l’impulso elettrico, riprendeva lentamente vita anche se per poco. Questa macchina degli orrori fu presentata per la prima volta nel 1928, durante il Terzo Congresso dei Fisiologi dell’URSS. Un esperimento simile è stato condotto nel 1954 da Vladimir Demikhov, un altro scienziato sovietico che, invece di tenere il cane in vita con una macchina, lo collegò agli organi vitali di un altro animale. Il cane a due teste di Demikhov compare in un video in lingua russa conservato in un archivio pubblico (che nuovamente mi rifiuto di postare). Per fare ciò Demikhov tagliò a metà un cucciolo, appena sotto le zampe anteriori, e lo innestò sul collo di un cane adulto. Creò 20 di queste creature a due teste, ma nessuna di loro visse a lungo a causa del rigetto dei tessuti. Nonostante la breve durata della vita dei suoi animali (circa un mese al massimo), gli esperimenti di Demikhov ebbero una grande risonanza a livello internazionale e ci fu una sorta di corsa alle armi nel campo della rianimazione. Il 14 marzo 1970 il Governo americano finanziò un progetto simile condotto da Robert White, il quale tagliò la testa di una scimmia e la riportò in vita innestandola sul corpo senza testa di un’altra scimmia. Sopravvisse un solo giorno, guardando con odio il dott. White. In un’intervista con la BBC White dichiarò che lui e il suo team erano stati capaci di «trapiantare un cervello in un animale integro e di mantenerlo in vita per molti giorni. La BBC sintetizzò così l’intervista: «Ha detto che questo significava che la scimmia era cosciente, non aveva perso il senso della vista, dell’udito, del gusto e dell’olfatto perché i nervi cranici erano stati lasciati intatti». In seguito al successo riscontrato, White si mise alla ricerca di due pazienti umani disposti a sottoporsi al suo esperimento. Trovò Craig Vetovitz, un portatore di handicap, ma dal momento che non riuscì a trovare un secondo soggetto disponibile, il suo progetto svanì nell’ombra. La domanda che mi pongo è questa: è giusto permettere queste sperimentazioni? FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

giovedì 14 luglio 2022

LUOGHI INFESTATI:L’EX MANICOMIO DI PENNHURST

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Una delle teorie sui fantasmi vuole che siano residui psichici di persone defunte in seguito ad una morte violenta o dopo lunghi periodi di sofferenza fisica e psichica. Questo giustificherebbe il fatto che molti fantasmi si vedrebbero sempre nello stesso luogo, il più delle volte dove una persona è morta ho ha passato molto tempo in sofferenza. A sostegno di questa teoria si è notato che le maggiori testimonianze di anime in pena provengono da strade protagoniste di incidenti mortali, ospedali, ex manicomi e case abbandonate dopo una grave tragedia. Negli USA certamente tra i luoghi considerati infestati quelli che vanno per la maggiore sono le struttura che fino a metà degli anni ’30 avevano al funzione di manicomi e di “reclusione” per i malati di tubercolosi, una piaga inarrestabile che si preferiva isolare in questi luoghi lontano da dalle città. Tra tutti ce n’è uno che è salito alla ribalta una decina di anni fa per un fatto molto misterioso: si tratta della Pennhurst State School, teatro della sparizione di due ragazzini di cui non si è più saputo nulla. La Pennhurst State School, come dice il nome, era inizialmente un istituto volto al recupero di pazienti con ritardi psichici, quindi un specie di scuola dove i pazienti imparavano l’essenziale per poter vivere una vita quanto più normale fosse possibile. L’istituto comprendeva una serie di edifici che vennero terminati nel 1908 e sorsero a Hill Crab, nei pressi di Spring City (Pennsylvania). In poco tempo però quello che doveva essere un istituto di recupero divenne un ospedale per trattare pazienti con disabilità fisiche e psichiche e venne subissato di richieste di accogliente provenienti da tutto lo stato. Nel 1912 la Pennhurst State School divenne sovraffollato e il personale non era all’altezza di gestire la mole di lavoro: i problemi divennero evidenti nel giro di poco tempo, con pazienti affetti da diversi problemi ospitati in sale comuni, maschi e femmine insieme, casi gravi come epilettici e patologie aggressive vennero messi a contatto con altri pazienti, ecc. I ricoveri aumentavano di giorno in giorno e il personale medico arrivò a non riuscire a gestire più la situazione. I problemi interni giunsero nelle città vicine quando nel 1915 vennero a galla decine e decine di casi di stupri ai danni delle donne, molte delle quali allettate o impossibilitate a muoversi: lo staff medico tentò una selezione dei soggetti più pericolosi, che vennero spostati in un edificio a se, ma per ovviare ad ulteriori problemi si a alcuni malati aggressivi, sia le donne in periodo fertile vennero segregati in vere e proprie celle di isolamento e ci furono moltissimi aborti indotti per tentare di scongiurare la fuga di notizie. Nel 1916 l’istituzione fece costruire cottage specificamente per le femmine per separarle dai maschi, un po’ per prevenire le gravidanze e un po’ nell’ottica di dividere la gestione dell’istituto nei due sessi. Ma la mancanza di personale qualificato divenne evidente e molti pazienti iniziarono a contrarre malattie per via dello stato pietoso e della scarsa igiene in cui venivano mantenuti; tutto questo, in aggiunta al sovraffollamento delle strutture porto a centinai di morti ogni anno, al punto che fu necessario un cambio dello staff medico. La situazione tuttavia non cambiò di molto: nel 1946 c’erano solo 7 medici che curavano più di 2.000 pazienti e c’erano oltre 1.000 pazienti in attesa per l’ammissione. Nel 1955 nella struttura i pazienti arrivarono a 3.500 e i bassi salari portarono all’abbandono dei posti di lavoro di molti infermieri e di gran parte del personale. Si dovette attendere il 1977 affinché e cose cambiassero: la Pennhurst State School finì sotto processo e condannata per violazione dei diritti costituzionali e umani dei pazienti, lo staff medico fu ali e accanimento terapeutico con dispositivi di elettroshock. Nel 1968 la vita infernale a cui erano obbligati i pazienti divenne di dominio pubblico grazie a Bill Baldini della NBC che in un servizio giornalistico mostrò al pubblico le condizioni dietro le porte chiuse dell’ospedale. Il servizio aveva il tutolo “Suffer the Little Children” (i pazienti di Pennhurst venivano chiamati “bambini” a prescindere dal’età) e fu l’input per far chiudere definitivamente la struttura. Man mano i padiglioni venero abbandonati e nel 1987 la Pennhurst State School cessò di esistere giuridicamente. Da allora parte degli edifici sono stati occupati dalle famiglie dei veterani di guerra e come depositi per la Guardia Nazionale. Tuttavia ancora oggi molti edifici risultano abbandonati e fatiscenti. Una lunga storia di sofferenza come questa non poteva che avere risvolti paranormali. Iniziamo con un video postato su youtube: io a prescindere prendo questi video con le molle (sempre per il fatto che molti vogliono solo un po’ di notorietà con dei falsi), ma in questo caso pare che nella vicina Philadelphia siano giunti riscontri e conferme. Un video datato 4 maggio del 2008 mostre due ragazzi adolescenti che si cimentano nella cosiddetta “esplorazione urbana”; con un telefonino girano un video all’interno della struttura principale dell’ex manicomio, mostrando diverse scritte sui muri e perfino simboli satanici molto evidenti. Pare (il “pare” è d’obbligo) che da quel giorno i due ragazzi siano scomparsi nel nulla e che il video sia stato pubblicato dalle stesse autorità perché il cellulare fu l’unica cosa che trovarono di loro. Dopo poco tempo le indagini vennero interrotte e a tutt’ora risultano dispersi. Io terrei questa storia in forse, ma la cosa interessante è il motivo per cui loro e molti altri curiosi entrano ancora oggi alla ricerca di forti emozioni: sin dai prima anni ’90 molte persona hanno testimoniato di sentire voci provenire dall’interno dell’edificio, subire aggressioni fisiche come graffi e spintoni da forze invisibili quando si passa nei suoi pressi, vedere ombre o fugaci apparizioni di figure umane, globi di luce all’interno e di sentire forti rumori e urla provenire dai sotterranei. Queste voci hanno portati diversi gruppi di ghost hunters a compiere ricerche nel campus e nel 2011 la TAPS in seguito ad un’investigazione durata alcune ore ha riportato di aver registrato su nastro un’entità paranormale: alla domanda «Se abbatteranno l’edificio dove andresti?» una voce femminile ha risposto: «Spring City» In seguito venne registrata una risata prolungata di una ragazzina e nel video sono apparse tante ombre anomale nella camera che sono svanite con un altro rumore inquietante, un profondo sospiro. In conclusione, l’ex manicomio di Pennhurst oggi è in gran parte abbandonato e si teme sia meta di messe sataniche e di persone malintenzionate. Se davvero le dicerie sono vere le molte anime che hanno sofferto in vita sono ancora prigioniere di questo luogo e non cercano affatto di nascondersi, ma piuttosto di far in modo che la gente continui a promulgare le atrocità che avvennero all’interno della struttura affinché non capitino più atrocità del genere. FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

venerdì 17 giugno 2022

MISTERI:LA CITTÀ DI SALEM E IL PROCESSO PER STREGONERIA PIÙ SANGUINOSO DELLA STORIA.

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Perché Salem è famosa? Perché è chiamata “la città delle streghe”? Cosa spinse al massacro? Perché quei fatti storici interessano ancora oggi film e serie tv? Andiamo con ordine e caliamoci nel processo più sanguinoso della storia. Salem era un villaggio del New England, regione degli Stati Uniti d’America, nel lontano1692. Per i coloni di quell’epoca, Salem era l’ultimo avamposto civilizzato prima della natura selvaggia e dei territori degli indiani. Gli abitanti della colonia inglese si sentivano quindi sperduti e vulnerabili, in un contesto di precarietà, dove la Guerra di re Filippo, caratterizzata da continui scontri tra i coloni e le tribù di nativi, aveva fatto vacillare i principi e la rigorosità puritana. Sentendosi abbandonati dalla benevolenza di Dio, gli abitanti di Salem furono portati a vedere Satana in ogni dove, soprattutto nei più deboli e indifesi, come se fossero un perfetto capro espiatorio per lo sfogo della tensione accumulatasi nell’aria. Ma prima di ogni altra cosa capiamo chi erano i puritani. I seguaci del puritanesimo sostenevano lapurificazione della Chiesa d’Inghilterra da tutte le forme, gli usi e i costumi non previsti dalle Sacre Scritture. Il loro tentativo di riforma fu limitato in Inghilterra da leggi apposite e per questo si diffuse fuori dai confini grazie alle congregazioni emigranti. Secondo i puritani la Chiesa doveva essere svincolata dal potere politico in quanto Cristo era e doveva essere l’unico vero capo della comunità, per questo motivo l’autorità veniva racchiusa nelle mani di pochi “anziani” eletti direttamente dai fedeli. Il cristiano puritano doveva condurre una vita umile e obbediente, poiché doveva concentrarsi nella lotta contro il peccato insito in se stesso. Quindi visualizziamo il contesto con pochi tratti: rigidità morale e di costume, vulnerabilità, guerra, scontri con gli indiani confinanti…la tensione doveva essere alta, dare la colpa delle disgrazie a un essere soprannaturale ma eliminabile, come le streghe, avrebbe riavvicinato i fedeli alla Chiesa e allontanato la paura grazie all’azione e al sangue versato. Nell’inverno fra il 1691 e il 1692 Elizabeth Parris, “Betty”, ed Abigail Williams, due ragazze parenti del parroco di Salem, iniziarono ad avere dei disturbi: si nascondevano dietro alcuni oggetti, strisciavano per terra, smisero di parlare. I medici non riuscirono ad identificarne le cause e si pensò al “malocchio” e, quando l’idea di una strega si diffuse nel villaggio, scoppiò l’isteria di massa. La caccia alla strega cominciò dai popolani, più che dalle autorità giudiziarie. Una donna di Salem, Mary Sibley diede in pasto a un cane una focaccia impastata con la segale e l’urina delle possedute affinché quest’ultimo scovasse la strega, ma la missione non ottenne risultati. Dopo le prime due ragazze anche Betty Hubbard, Mercy Lewis, Ann Putnam, Mercy Short, Mary Warren e Susannah Sheldon diedero dimostrazione di avere qualche disturbo, forse solo presunto, e quindi furono incalzate a dire il nome della strega che le stava possedendo. Fu così che il potere del processo passò dagli adulti alle ragazzine del villaggio. Ciò che stupisce di più della vicenda è infatti questa fiducia nella parola di queste giovani ragazze, che sfruttarono il potere a loro dato accusando le persone a loro probabilmente “scomode”. Le vittime furono infatti soprattutto donne adulte, magari quelle donne che fino a prima dell’isteria avevano un potere su di loro, ma molte di loro erano anche anziane signore povere e che vivevano al margine della società e che quindi non poterono difendersi in alcun modo. Dopo le accuse fu istituito un tribunale giudiziario e i processi ebbero inizio. I sospettati vennero prima interrogati, anche sotto tortura, messi alla prova nella recitazione delle preghiere cristiane e posti al cospetto delle ragazze che dichiaravano di essere possedute. A quel tempo si pensava che le streghe non potessero recitare le preghiere senza sbagliare e che le vittime del malocchio avessero visioni in presenza delle streghe che le perseguitavano. In tutto furono arrestate 200 persone per stregoneria. La prima fu Tituba Indians, una schiava indiana, ma non fu la prima ad essere giustiziata. Il 10 giugno 1692 iniziarono le esecuzioni: la prima fu Bridget Bishopper impiccagione. Il luogo della sua morte è ancora oggi conosciuto come Witches’ Hill (la collina delle streghe). Dal 10 giugno al 22 settembre 1692 furono processate 144 persone, 54 di loro confessarono sotto tortura di essere streghe, ne vennero giustiziate per stregoneria 19. Il caso di Giles Corey, la ventesima vittima, è del tutto diverso: fu torturato fino alla morte per schiacciamento del torace, poiché si rifiutò di parlare in segno di protesta durante il processo. salem 5La caccia alle streghe di Salem ebbe fine solo quando i pastori più influenti della regione si lamentarono e tennero sermoni contro il tribunale incaricato dei processi (la Court of Oyer and Terminar), non perché troppo sanguinario o perché non riconoscessero la stregoneria, ma solo perché la raccolta delle prove era per loro insufficiente e sommaria. Contestarono in particolare l’uso delle visioni delle vittime come prove per l’accusa, poiché le visioni non erano verificabili da terzi. Furono i puritani e i popolani a dar vita alla mattanza, furono i giudici ad annodare i cappi e furono i pastori protestanti a fermare la caccia quando ormai si stava tramutando in una strage. FONTE: http://www.sapere.it

venerdì 18 febbraio 2022

MISTERI:LA TERRIBILE ESPERIENZA DI CARLA MORAN

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Nel 1487 i frati francescani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer resero pubblico un libro che segnerà un’era e che sarà preso come manuale per gli inquisitori assoldati dalla Chiesa nella caccia alle streghe: il “Malleus Maleficarum” o “Martello delle streghe”. Uno dei passi più significativi è quello che parla degli incubi e delle succubi: « Nel compiere l’atto sessuale i demoni maschi sono Incubi e le femmine Succubi, e questo è giudizio comune di tutti i filosofi di tutti i tempi ed è comprovato dall’esperienza delle nazioni… Le Succubi giacciono con gli uomini fino a sfinirli, per poterne raccogliere il seme, che poi utilizzano gli Incubi per fecondare le donne… ». Sin dall’antica Roma e poi del Medioevo, si credeva che i demoni non potessero procreare con gli uomini per mancanza del seme. Per questo motivo la versione femminile ( le Succubi) seducevano i maschi, soprattutto uomini puri e di Chiesa, per raccogliere il loro seme, corromperlo con la malvagità e affidarlo ai demoni maschi ( gli Incubi) per fecondare le donne. A quale scopo? Si credeva che le creature così concepite fossero più sensibili alle influenze del demonio e quindi fossero un veicolo del male sulla Terra. Se le Succubi tentavano di ammaliare gli uomini, gli incubi al contrario prendevano le donne con al forza e le violentavano anche più volte per assicurarsi di generare la loro progenie . Mitologia, leggende, credenze popolari… eppure in un certo senso queste entità sembrano realmente influire sull’essere umano e ancora oggi si sente di casi di oppressione notturna, paralisi ipnagogica, sogni lucidi, ombre notturne, che molti riconducono, appunto, a entità malvagie. Uno dei casi che ricade in questa casistica pare essere la vicenda di Carla Moran avvenuta nel 1975, ripresa poi nel romanzo “The Entity” di Frank De Felitta nel 1979 e dal quale è stato tratto l’omonimo film. Il romanzo si baserebbe su fatti realmente accaduti ad un donna che ha voluto rimanere anonima ( Carla Moran è uno pseudonimo) e si baserebbe sui rapporti psichiatrici di vari studiosi che si occuparono del caso, tra cui il neurologo Sneiderman e i parapsicologi Gaynor e Taff. Carla era una donna divorziata con 3 figli e viveva in una modesta casetta a Culver City, in California. La sua era una vita normalissima, costellata da piccoli problemi, ma anche molte soddisfazioni, fino a che un giorno del 1975 iniziò a diventare un vero e proprio inferno. Era un giorno come tanti altri ed era da poco tornata a casa dal lavoro, quando una presenza invisibile la colpì al volto e alle spalle facendola crollare sul letto. Era solo l’inizio di ciò che da allora divenne quasi una routine. I fenomeni si verificavano almeno una volta a settimana e quasi sempre di notte: una forza tangibile ma invisibile l’afferrava, le strappava i vestiti e l’aggrediva graffiandola o colpendola con brutalità. quasi fino allo svenimento. Carla era una donna con i piedi per terra e razionale, abituata a risolvere i problemi da sola, e al principio non volle credere ad un’attività sovrannaturale, ma piuttosto ad un forte stress che la faceva svenire e fare brutti incubi. E le ferite? Pensò se le facesse da sola durante i suoi incubi. Quella sua teoria perse validità quando l’entità iniziò non solo a picchiarla fino a farla sanguinare, ma anche a compiere veri e propri stupri. Convinta finalmente di non essere pazza, cercò l’aiuto presso un amico che frequentava l’ Università di Los Angeles e che la indirizzò agli psicologi Kerry Gaynor e Barry Taff, specializzati in casi di infestazione e fenomeni poltergeist. Inizialmente i due cercarono di convincere Carla che le sue erano solo forti suggestioni, azoni inconsce dovute al suo rapporto burrascoso con il padre e (si suppone) al rapporto incestuoso con il figlio maggiore. Le vennero prescritte delle sedute con specialisti dei traumi psicologici, ma il trattamento non le giovò affatto: al contrario quell’entità divenne sempre più aggressiva con lei, arrivando ad emettere ringhi e persino minacce con una voce mostruosa; le aggressioni e stupri di quell’essere invisibile divennero sempre più brutali e molte volte le donna perdeva coscienza fino al mattino, quando i figli andavano a chiamarla prima di andare a scuola. I due studiosi, nonostante le ferite e i lividi della donna, non le credettero fino a quando lei li chiamò dicendo loro che alcune vicine di casa erano state testimoni di un’apparizione in casa sua in pieno giorno. Finalmente Gaynor e Taff, dopo aver raccolto le testimonianze, presero la vicenda sul serio e si affidarono il laboratorio di Parapsicologia dell’università diretto da Thelma Moss. Le ferite della donna vennero analizzate per verificare che non se le fosse arrecate lei stessa e risultò che chiunque l’aggredisse di volta in volta, aveva la forza di un pugile peso massimo (quindi era escluso che lei o i figli avessero causato quei danni). Carla disse che negli ultimi tempi aveva l’impressione che ad aggredirla non fosse una sola entità invisibile, ma addirittura 3: diceva che c’erano altri due esseri, ma più piccoli, che la tenevano ferma mentre quella principale la colpiva, la graffiava e consumava la violenza sessuale. Gaynor e Taff a quel punto decisero si insediarsi nella casa della donna per qualche giorno con la loro strumentazione e di verificare se effettivamente nella casa accadessero fenomeni paranormali. I filmati e le misurazioni ambientali rilevarono una forte attività di poltergeist in tutta l’abitazione, che spesso sfociavano in fenomeni violentissimi, come l’aggressione agli stessi psicologi. Ogni volta che avveniva qualcosa di insolito in casa, un fortissimo odore di zolfo si diffondeva negli ambienti interessati. Le prove erano inequivocabili: quelle che credevano fossero manie compulsive di Carla, ora venivano identificate come una genuina manifestazione paranormale violenta e aggressiva. Loro stessi furono testimoni dell’apparizione di luci eteree e la materializzazione di oggetti fluttuanti; una notte la donna venne aggredita di fronte ai loro occhi e nonostante il figlio sedicenne provò ad intervenire assieme a Taff, ma entrambi vennero sbalzati contro la parete opposta e il ragazzo si ruppe un braccio. A differenza di Taff, che si convinse di ciò che aveva provato sulla sua pelle, sebbene Gaynor vide le escoriazioni e le fratture, ualcosa di trasparente simile ad una testa. Gli studiosi non riuscirono a proteggere la donna dai continui attacchi delle entità invisibili e dopo due settimane di registrazioni Taff non potè far altro che consigliare alla donna di trasferirsi altrove perché il “problema” era in quella casa. Carla Moran non se lo fece ripetere due volte e assieme ai figli si trasferì in Texas dove fece perdere le sue tracce. Da allora si raccontarono diverse versioni: – Carla Moran abbandonò la casa, ma rimase in contatto con l’università a disse che l’entità l’aveva seguita per proseguire a picchiarla e violentarla; – secondo alcuni la donna venne analizzata da un gruppo di psichiatri che la chiusero in manicomio dove continuò a subire altri attacchi; – secondo Sneiderman, Carla soffriva di turbe psichiche a sfondo sessuale e le ferite sul corpo erano di origine psicosomatica. – ci fu anche chi disse che qualche anno dopo la sua fuga in Texas una donna che diceva di essere Carla Moran fu ospite in una trasmissione dedicata ai fantasmi dove portò altre prove delle sue aggressioni; – infine secondo qualcuno la vera Moran sarebbe deceduta poco tempo dopo in Texas dopo un’aggressione più violenta del solito da parte delle entità invisibili. Il caso di Carla Moran venne chiuso senza essere pienamente risolto e se ve ne ho parlato è grazie al film “The Entity”, che ovviamente si è solamente ispirato a quella che “forse” è una storia vera di Incubi così come pensati dagli antichi romani. FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

venerdì 12 novembre 2021

MISTERI:IL CASTELLO DI FUMONE E IL SUO SINISTRO PASSATO

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Il piccolo borgo medievale di Fumone sorge sopra un’altura in provincia di Frosinone, circondato da colli ameni ed uliveti. Come ogni borgo medievale che si rispetti anche Fumone ha il suo castello, costruito tra il IX ed il X secolo. In passato quasi tutte le fortezze hanno vissuto momenti spiacevoli come assalti, carestie ed epidemie, ma questo castello è stato testimone di vicende decisamente macabre. Già si dal suo primo utilizzo non si fece una fama piacevole: infatti fu adibito a prigione per la Chiesa e bene presto venne conosciuto come un luogo di torture indicibili, condizioni disumane dei prigionieri e la molte, moltissime condanne a morte sentenziate ingiustamente. Tra i prigionieri ha annoverato anche figure storiche molto importanti, come l’ “antipapa” Gregorio VIII, che fu murato vivo in un’intercapedine del castello, e papa Celestino V, che vi morì il 19 maggio 1296 trapassato da un chiodo: il teschio presenta un foro causato da un oggetto appuntito e ciò fa pensare che nemmeno lui fu esonerato dalle folli torture medievali. Ma la vicenda più famosa avvenuta nel castello di Fumone è quella del marchesino Francesco Longhi, che ha circondato la costruzione di un’aura di mistero e orrore. Francesco nacque nel 1795 e fu il settimo figlio del Marchese Longhi, il figlio maschio tanto desiderato dopo sei femmine. La sua nascita aveva riempito di gioia il cuore della madre e del padre che tanto lo avevano desiderato, ma aveva anche riempito di odio il cuore delle sue sorelle che vedevano in lui un potenziale nemico. Infatti egli avrebbe ereditato tutti i beni di famiglia, costringendo le sue sorelle o a matrimoni combinati per interessi politici, o a prendere i voti nei conventi della zona. Le sei sorelle approfittarono della sfarzosa festa per il quinto compleanno del marchesino e misero in atto un tremendo piano ai suoi danni: per tre giorni misero dei pezzetti di vetro nel cibo del bambino che ben presto cominciò ad accusare tremendi dolori che lo portarono alla morte cinque giorni dopo il suo compleanno, dopo una lenta e atroce agonia. La madre, straziata dal dolore causato dalla perdita di quel figlio tanto atteso ed amato, ordinò che venisse imbalsamato affinché la sua memoria non cadesse nell’oblio. Non è ben chiara la tecnica che fu usata per conservare il corpo, ma la cera e gli unguenti hanno ottenuto un effetto duraturo nel tempo, conservandolo perfettamente. Si dice che la marchesa cambiasse ogni giorno i vestiti del bambino e che continuasse ad accudirlo come se fosse ancora vivo. Il corpo imbalsamato del marchesino è custodito all’interno di una teca e ancora oggi si conserva sorprendentemente intatto. Ad appesantire l’atmosfera del castello fu la decisione, sempre della madre, di far ridipingere tutti i ritratti presenti facendo togliere qualsiasi immagine gioiosa e serena. La leggenda vuole che il castello sia infestato dalla presenza del fantasma di Emilia Caetani Longhi, la madre del piccolo Francesco. Ogni notte la presenza sarebbe udibile percorrere con passo inquieto le stanze verso la teca fino a prendere in braccio il figlio per cullarlo, ancora una volta, tra singhiozzi e lamenti. Allo stesso modo il fantasma del piccolo marchese si manifesterebbe in molte notti, spostando o nascondendo oggetti in giro per il castello. Di tanto in tanto vengono ancora udite provenire dai sotterranei le urla ed i gemiti dei poveri condannati alle sofferenze delle prigioni e c’è chi giura di vedere globi luminosi percorrere i corridoi freddi e buoi della fortezza duranti le notti di estate. Infine il castello ha un luogo ancora più macabro delle prigioni, chiamato”il Pozzo delle Vergini”. Il tempo non è stato clemente con le parti esterne del castello, ma il pozzo è ancora visibile, anche se non visitabile. Si tratta di un pozzo stretto e molto profondo dove venivano gettate le donne appena sposate che non giungevano vergini al letto del proprietario del castello. In passato esisteva una pratica chiamata”jus primae noctis”, che venne studiata per lo più per ricavare un po’ più di denaro rispetto alle normali tasse già pesanti sui contadini. Venne attuata pochissime volte e per evitarla di solito il castellano imponeva un obolo da pagare al padre della futura sposa. Qui a Fumone però si esigeva che la regola venisse applicata alla lettera: tutte le ragazze in procinto di matrimonio, prima di perdere il loro candore, dovevano trascorrere la prima notte dopo le nozze nel letto del signore del luogo. L a cosa venne addirittura amplificata a tutte le ragazze in età da marito (ai 16 anni venivano reclamate una notte al castello). Si dice che molte contadinelle vennero gettate nel pozzo dopo la notte con il signore del castello, dove le poverette, se non morivano sul colpo, morivano lentamente per le fratture e la fame tra urla strazianti che risuonavano per tutto il borgo. Il Castello di Fumone è quindi conosciuto per le numerose vicende passate che lo riguardano e, come molti borghi teatro di eventi tragici, può vantare un folto numero di fantasmi ed eventi paranormali.

giovedì 20 maggio 2021

MISTERI:SERIAL KILLER-LA MOSTRUOSA FAMIGLIA MAUEROVA

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM La mostruosa famiglia Mauerova La storia che sto per raccontarvi credo sia agghiacciante persino per molti serial killer spietati, pertanto se siete facilmente impressionabili vi consiglio di astenervi dal leggerla. Quando una donna ( normale intendo) mette al mondo un figlio tra lei e il suo bambino nasce un rapporto indissolubile ed il neonato diviene per lei la cosa più importante al mondo, perfino più importante del suo compagno. Una madre per suo figlio farebbe tutto, anche perdonargli le peggiori azioni. Analogamente, un ragazzo cresciuto da una madre amorevole, che sia severa ma giusta allo stesso tempo, prima o poi si renderà conto di quale fortuna ha avuto e vedrà in lei la figura dell’angelo guida nei momenti più difficili. Ci sarebbe da disquisire sul fatto el le bambine sono generalmente più legate al papà mentre i bambini più alla mamma, ma in effetti per tutti la mamma resta comunque un punto fisso, una colonna portante della vita di ogni bambino. Si dice che una madre sia Dio agli occhi di bambino prima della pubertà ( poi inizia il periodo ribelle ecc.), e purtroppo in quel periodo i bambini sono talmente vulnerabili da affidarsi alla mamma per qualunque cosa, anche se si tratta di una squilibrata sadica e brutale. Questo è il caso della famiglia Mauerova , un gruppo di pazzi, sadici, cannibali e torturatori che non si fecero scrupoli a distruggere, sia fisicamente che moralmente, un bambino di soli 8 anni. Premetto che non ci sono morti in questa storia, ma nonostante questo reputo i 6 carnefici dei mostri ben peggiori di un assassino. Questa storia ve la devo raccontare dalla fine perchè in effetti di Casa Mauerova tutto ciò che si è saputo si è ricavato a ritroso dopo che la polizia irruppe in casa: prima di allora i vicini, come accade spesso, non avevano alcun sospetto di cosa succedesse in quella casa e ritenevano gli inquilini persone per bene, anche se un po’ riservate. Nel maggio del 2007 a Brno, nella Repubblica Ceca, la polizia fece irruzione in una casetta alla periferia della città e arrestò Klara Mauerova ( 30 anni), sua sorella Katerina ( 34 anni), Jan Turek ( 32 anni), Barbora Skrlova ( 34 anni) e Jan Skrla (25 anni). Lo stesso giorno venne arrestata a casa sua un’altra donna non presente, ma reputata implicata: era Hana Basova ( 28 anni). Ad accusarli c’era un video “fortuito” di un vicino che aveva osservato delle orribili scene nella loro casa a causa di in’interferenza, ma che fu essenziale a mettere fine a quello scempio. Dalle confessioni degli imputati e dalla ricostruzione della scientifica erano già oltre 8 mesi che in quella casa il gruppo di giovani seviziava, violentava, incideva le carni e ne mangiava parti di due bambini di 8 e 10 anni e il tutto avveniva per soddisfare degli strani riti di una setta religiosa piuttosto conosciuta in tutta Europa, chiamata “Il movimento del Graal”. Ma vediamo un attimo di dare un profilo a questi mostri: – Klara Mauerova era la madre di due bambini: Ondrej di 8 anni e Jakub di 10. La donna assieme alla sorella Katerina viveva nella casa lasciata loro dai genitori deceduti ed era noto a tutti che fosse disturbata. In gioventù aveva avuto diversi episodi di schizofrenia e non l’aveva aiutata il matrimonjo disastroso con un poco di buono che la lasciò dopo il secondo figlio. – Katerina Mauerova era la sorella maggiore ed era quella in casa si occupava di tutto, ma anche lei era sotto cura di antipsicotici ed aveva disturbi simili. Soffriva di violenti scatti d’ira e di deliri pseudo-religiosi. Si dice sia stata lei ad avere l’idea di accogliere in casa in maniera stabile gli altri celebranti del culto. – Barbora Skrlova era una loro amica, ma da anni viveva in casa con loro, partecipando alle spese facendo piccoli lavoretti di tanto in tanto. Neanche a dirlo, anche la sua mente era compromessa dalla malattia, ma per lei c’era anche una patologia fisica. Nonostante avesse quasi 34 anni il suo corpo ne dimostrava circa 13 e anche nei comportamenti speso regrediva allo stadio di bambina, alternando azioni da donna adulta a momenti in cui mostrava il carattere di una capricciosa bimba di 7 – 8 anni. – Jan Skrla e Hana Basova erano una coppia di fidanzati apparentemente normali che lavoravano come operai e che probabilmente aderirono al culto per noia o in cerca di forti emozioni. Frequentavano spesso casa Mauerova e ed erano diventati più che amici con le tre donne di casa. – Jan Turek non è mai stato definito in maniera chiara: si è detto che fosse il capo del gruppo e che fosse lui a celebrare i riti in quella casa; c’è chi ha affermato che fosse in fidanzato di Klara e che fu epr quello che lei gli diede in dono i suoi figli da macellare; sta di fatto che il suo avvocato difensore fu molto bravo a farlo passare come uomo dalla colpa marginale in questa storia. – Infine i due piccoli Ondrej e Jakub, le uniche vittime indifese di quei pazzi. Ecco, riprendo il concetto iniziale dei figli: entrambi erano talmente affezionati alla mamma da eseguire sempre i suoi ordini ed erano disposti a soffrire le pene dell’inferno pur di non compromettere la situazione dalle loro madre con i vicini. Sorridevano sempre, nonostante sotto gli indumenti avessero cicatrici profonde sempre aperte e chissà quale dolore provassero. L’accusa tentò di accusare la madre di somministrare ai due bambini dei forti calmanti perchè era insensato che non tentassero al fuga o di ribellarsi a quello scempio, ma non venne mai provata alcuna somministrazione. E ora passiamo ai fatti. Barbora aveva una grande influenza sulla mente di Klara e sin dal suo ingresso nella casa la consigliava su ogni cosa, dal vestirsi al mangiare, dagli hobby a come educare i figli Fu lei a convincere lei e Katerina ad unirisi al movimento religioso “Il movimento del Graal” che predicava la totale libertà dell’individuo che doveva essere privo di ogni tabù sociale. Per Barbora le regole imposte dalla società erano sbagliate ed ognuno aveva diritto di gestire la propria vita come più gradiva. I figli erano frutto del proprio grembo, ma essendo lei stata tradita dal marito essi erano in parte lo specchio del padre e quindi malvagi e infedeli. Barbora in realtà confessò negli interrogatori di essere estremamente gelosa dei due figli di Klara perchè la sua condizione fisica non le permetteva di generare prole e la sua indole bipolare faceva allontanare qualsiasi pretendente. Lei stessa disse che nel vedere ogni giorno le attenzioni che i figli, nonostante tutto, dedicavano alla madre faceva nascere in lei un’invidia incontenibile che spesso placava in bagno graffiandosi i seni o le parti basse. Poco per volta manipolò la mente di Klara arrivando a convincerla che i figli fossero perfidi e crudeli e che meritassero punizioni esemplari perchè in quel modo avrebbe punito anche lo spirito del padre dei bambini. Nel settembre del 2006 Klara per la prima volta trascinò i bambini con rabbia nel seminterrato di casa e li incatenò al muro per poi frustrali con una cinghia per ore intere. La sorella Katerina fu la prima da accorgersene, ma trovò la cosa più divertente che sbagliata e consigliò a Klara di non esagerare e di alternare le punizioni ad un certo riposo dei due bambini. Ogni giorno la donna, aiutata dalla zia e da Barbora, li torturava brutalmente. Le loro teste venivano immerse all’interno di una tinozza piena d’acqua gelida e venivano tenute immerse fin quasi all’annegamento. Calci, pugni frustate e persino abusi sessuali erano ormai divenuti la quotidiana normalità. Il loro essere maschi, secondo Barbora, incarnava la malvagità del padre e dovevano essere puniti con frustate e calci nei genitali per il dolore che l’uomo aveva inferto alla madre. Ma le cose andarono peggiorando quando le donne ne parlarono agli amici e qui entra in gioco la figura di Jan Turek. L’uomo convinse le donne che i bambini erano da “esorcizzare” con riti appositi perchè era giusto incanalare in loro l’idea di una vita dura e fatta di sofferenze. Le punizioni non dovevano essere inflitte per la colpa di un altro, ma per le loro ( pensiero contorto, ma nel caso di una famiglia “normale” potrebbe stare), ma il problema era che lui le convinse a punire i figli per sbagli che ancora non avevano fatto, ma che si presumeva avessero fatto in futuro. Nella sua mente malata decise che i bambini dovevano essere puniti perchè un giorno avrebbero marinato la scuola, sarebbero tornati a casa ubriachi, avrebbero rubato una caramella, avrebbero scommesso dei soldi, e così via: ogni giorno il gruppo di adulti pensava ad una nuova possibile infrazione e andava a punire i due piccoli innocenti. Ben presto i piccoli corpi vennero ricoperti da molte cicatrici e da bruciature di sigaretta. I due bambini erano costretti a vivere il loro incubo al buio, incatenati al muro o ad un circondati dai loro stessi escrementi. La madre per giustificare la loro assenza da scuola li fece cancellare dall’elenco degli iscritti dicendo alla preside che si sarebbero trasferiti . Un giorno di novembre Klara si presentò davanti ai figli con un coltello e poco per volta, lentamente, cominciò ad incidere le carni di Ondrej. Il suo corpo venne parzialmente scuoiato e gli estrasse alcuni pezzi di carne dal costato e dalla schiena. Io credo che a quel punto oltre al tremendo dolore fisico il bambino abbia accusato un danno psicologico irreversibile e los tesso vale per il fratellino maggiore che fu obbligato non solo ad assistere, ma perfino a partecipare all’orrore. Ondrej e Jakub vennero costretti a mangiare quella carne insieme alla madre. Pezzo dopo pezzo… Immaginate quali incubi stiano ancora provando nelle loro menti quei due bambini nello scoprire che la loro madre, la persona che li dovrebbe amare e proteggere, era in realtà un mostro affamato di sangue e violenza. Ma non finisce qui: una sera che tutti e 6 gli adulti si erano riuniti per uno dei loro riti, Jan Turek e Barbora Skrlova escogitarono un metodo ingegnoso per non perdersi lo “spettacolo” delle donne che torturavano i due bambini. Decisero di comprare e installare un video baby monitor così da poter vedere i figli comodamente dalla sua cucina o dalle altre stanze. Le torture proseguirono per sei mesi e probabilmente sarebbero finite con la morte dei piccoli, se non fosse che in questo caso ci mise mano la Provvidenza. Un vicino di casa, infatti, istallò un altro baby monitor nella camera del figlioletto di pochi mesi, così da poterlo tenere d’occhio durante la notte. Per fortuna la tecnologia di questi apparecchi è ancora approssimativa e capita spesso che apparecchi del genere interferiscano tra di loro quando sono posizionati ad una breve distanza l’uno dall’altro. Quello che vide l’uomo quando accese lo schermo dell’apparecchio lo sconvolse: nell’immagine distorta sul monitor comparve Ondrej che giaceva nudo a terra, mentre si contorceva in una pozza di sangue ed escrementi. Ferite orribili e grandi tratti di carne esposta gli coprivano il corpo. L’uomo chiamò la polizia che accorse a casa Mauerova e finalmente, dopo aver sfondato la porta della cantina, mise fine all’incubo per i due bambini. Insieme a loro venne trovata anche Barbora, che probabilmente aveva sospettato qualcosa e nell a sua lucida follia escogitò un piano a dir poco geniale: si vestì come una bambina e fu trovata mentre stringeva tra le braccia un orsacchiotto di peluches. La donna, fingendosi una vittima, corse tra le braccia di uno dei poliziotti, ovviamente non destando alcun sospetto. Il giorno dopo fu portata nell’orfanotrofio locale, nell’attesa che le indagini chiarissero la situazione. Poche ore dopo la donna era già in fuga…. Venne catturata tre settimane dopo, quando la famiglia che l’aveva presa in casa credendola un bambino di strada, vide in TV il suo identikit. Per sfuggire alla giustizia si era tagliata i capelli a caschetto e si presentò davanti la casa di una famiglia norvegese spacciandosi per Adam, un bambino di 13 anni orfano. Klara e la sorella Katerina furono arrestate e furono le prima a confessare tutti gli orribili maltrattamenti che fecero subire ai bambini. Dissero di essere state manipolate da Barbora che aveva operato su di loro un vero e proprio lavaggio del cervello. Il 23 ottobre 2008 ebbe termine il processo al gruppo di mostri: – Nonostante l’orrore scaturito dalla confessione delle due sorelle la condanna fu di appena 9 anni di reclusione per Klara e 10 per Katerina, perchè ritenute parzialmente instabili e non conscie delle loro azioni. – Barbora Skrlova, nonostante è la sua parte nella tortura, nonostante il suo tentativo di sua e nonostante sia stata la mente traviante del gruppo, è stata ritenuta elemento marginale degli abusi e la difesa riuscì a convincere la giuria che la donna non toccò mai direttamente i due bambini. Se la cavò con soli 5 anni di galera. C’è però chi sussurra che durante quel periodo abbia subito una dura “lezione” da parte di alcune detenute che una notte la picchiarono e la seviziarono con uno sgabello di metallo. – Hana Basova, 28, e Jan Skrla, 25, sono stati condannati a sette anni ciascuno per aver fomentato gli abusi ed aver conservato incasa parecchi scatti dei bambini durante la loro detenzione. – Jan Turek, è stato imprigionato per cinque anni, anche lui incredibilmente accusato solo di complicità negli abusi, ma di aver avuto solo un ruolo marginale. Oggi i due bambini, Ondrej e Jakub, sono stati affidati ad una famiglia che è rimasta anonima e hanno cambiato nome per maggiore tranquillità. A questo punto io mi chiedo: 9 anni, 10 anni, 7 anni e addirittura solo 5 anni… E’ questa la “giusta pena” per chi distrugge la vita di due piccoli innocenti che porteranno ferite sia fisiche che psicologiche per il resto dalle vita? FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

venerdì 19 marzo 2021

MISTERI:L’OSPEDALE ABBANDONATO DOVE SPARISCE LA GENTE .

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM L’ospedale abbandonato dove sparisce la gente Da che mondo è mondo ogni città con un certo numero di abitanti ha uno o più quartieri malfamati, dove la gente crede che ci SIano solo criminali e succedano cose brutte. Negli ultimi anni questa stupida convinzione non è cambiata, anzi: fomentate da cattiva pubblicità, da notizie mirate a screditare certe città, da film e serie TV ben poco realistiche, ancora oggi si crede che in capoluoghi come Napoli, Palermo, Milano, Genova, ecc. ci siano quartieri dove se entri rischi la pelle. Chiariamo: non voglio dire che la criminalità non esiste e che certe notizie siano false, ma vi assicuro che per quel poco che ho girato a Napoli nei “Quartieri Spagnoli”, a Torino ai “Murazzi”, a Genova in “via Prè” e a Milano a ” Quarto Oggiaro” sono entrato con tanto di cellulare e soldi in bella vista e non mi è mai successo nulla. Esistono comunque luoghi in cui è meglio non sostare per troppo tempo, specialmente di notte, ma come ho già scritto in ogni paese ci sono zone pericolose, alcune già teatro in passato di aggressioni o di omicidi. Per non urtare la sensibilità di nessuno io vi parlo di un luogo lontano da noi, che probabilmente nessun turista italiano ha avuto modo di accedervi, specialmente di recente che è stato recintato e sottoposti a controlli continui con telecamere. Siamo a Mosca e precisamente nella periferia a nord della stupenda capitale; qui effettivamente la metropoli va via via degradando in quartieri più poveri e mal curati, ma a noi interessa un edificio che negli anni ha assunto la fama di far sparire la gente che vi entra. No, non sto parlando di portali dimensionali o teletrasporti, ma di un luogo in cui il male si è annidato e attende solo degli sprovveduti curiosi da seppellire nelle sue fondamenta: si tratta dell’ospedale abbandonato di Hovrino, covo di persone ben poco raccomandabili e teatro negli ultimi decenni di omicidi, messe sataniche, rapimenti, incidenti e “sparizioni”. Se uno ci tiene alla propria vita si tiene alla larga da quello che è stato ribattezzato “ospedale killer”. La costruzione è tutto sommato recente, dei primi anni ’80, ma pur essendo stata completata nel giro di 5 anni, l’insediamento del personale non avvenne mai per errori di calcolo: secondo uno studio effettuato a posteriori l’intero complesso fu costruito su una zona geologica instabile e le fondamenta in effetti iniziarono a cedere sin dai primi tempi. Un totale di 11 piani e 1300 posti letto, doveva essere, almeno sulla carta, il più qualificato centro medico nel raggio di centinaia di chilometri: oggi non resta che un enorme scheletro di cemento armato di cui un intero piano è già sprofondato e tutti i sotterranei sono allagati da infiltrazioni di acqua di faglia. L’ospedale non è stato demolito perché non si volevano nemmeno spendere i soldi per la demolizione e per tutti questi anni si è trasformato in un rifugio di satanisti, fuggiaschi, malavitosi e psicopatici. Ora, una mente sana e logica penserebbe che nessuno ci avvicinerebbe ad un luogo così pericoloso (e per molte ragioni!): ebbene, fino a qualche anno fa era esattamente il contrario. L’ospedale di Hovrino era meta di clochard che cercavano un posto dove dormire e di ragazzi che praticano sport estremi: proprio le attività sportive estreme lo hanno reso un luogo di vero e proprio pellegrinaggio per turisti e fanatici degli sport estremi, attirando inevitabilmente l’attenzione di persone che al contrario non volevano curiosi in zona. I residenti locali la chiamiamo “ospedale-killer” non a caso: nel trentennio seguente alla costruzione sono “sparite nel nulla” oltre 100 persone, per lo più barboni o turisti, alcune delle quali ritrovate smembrate e solo dopo l’intervento delle forze armate scortate dal’esercito; ancora oggi, nonostante l’intero edificio sia controllato da telecamere e recintato non è raro leggere sul giornale di stupri, omicidi, traffici di armi e droga e risse tra bande locali all’interno della costruzione e perfino le autorità sembrano andarci caute nell’intervenire. Chi abita nel quartiere limitrofo ha la continua sensazione di essere spiato e c’è chi è convinto che nel buio dell’ospedale si annidi un mostro pronto ad aggredire chiunque si avvicini o si interessi troppo. Qui i satanisti sono un’altra piaga sociale piuttosto consistente e non è raro vedere sui muri nuove scritte o incisioni blasfeme. Nonostante tutto questo, nonostante sia considerato “il luogo del male” moscovita, molti sono i curiosi intenzionati a sfidare la fama dell’ospedale abbandonato e il turismo ogni anno è consistente. A volte però alcuni non trovano più la via di ritorno… FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

sabato 6 ottobre 2018

CANZONI ANTICHE DI UN TEMPO ANTICO- “ A CAMMESELLA ”

 “ A CAMMESELLA ”
E' una canzone che, in genere,
  è conosciuta per la versione
 che ne diede  Toto in un
  film del dopoguerra: una
 specie di pretesto  per
 un quasi  spogliarello.
 Pero cosi molte parole
 non sembrano avere 
 senso: perchè mai 
l’uomo minacciava di
 andarsene se la ragazza 
non si spogliava? Perchè
 si benediceva la mamma 
che l’aveva sposata? In
 realtà il senso della 
canzone è tutt’altro : 
si tratta  di una sposa 
alla prima notte di nozze:
 il neo marito  minaccia 
di andarsene per forzarne
 il pudore . Tutto un altro
 mondo , si intende, di
 quello di oggi
La canzone deriva da 
 uno stornello poi messo 
per iscritto a metà ell'800.

LA CAMMESELLA
(Melbero, Stellato - 1857)

E lèvate 'o mantesino.
O mantesino, gnernò, gnernò.
E lèvate 'o mantesino.
'O mantesino, gnernò, gnernò.
Si nun t' 'o vuó' levá,
mme sóso e mme ne vaco da ccá
Si nun t' 'o vuó' levá,
mme sóso e mme ne vaco da ccá.
E tèh, mme ll'aggio levato,
Ciccillo, cuntento, fa' chello ca vuó'.
E tèh, mme ll'aggio levato, 
Ciccillo, cuntento, fa' chello che vuó'.
Sia benedetta mámmema,
quanno mme maritò. 
Sia benedetta mámmeta,
quanno te maritò.
 
E lèvate 'a vesticciolla.
..............................
E lèvate 'o suttanino.
.............................
E lèvate stu curzetto.
..............................
E lèvate 'a cammesella.
...............................
E damme, Ceccè', nu vasillo.
......................................
traduzione:
E levati il grembiule.
Il grembiule no, no.
E levati il grembiule.
Il grembiule no, no.
Se non te lo vuoi togliere,
mi alzo e me ne vado da qua.
Se non te lo vuoi togliere,
mi alzo e me ne vado da qua.
Ecco, me lo sono tolto,
Ciccino, contento, fai quello che vuoi.
Ecco, me lo sono tolto,
Ciccino, contento, fai quello che vuoi.
Sia benedetta mia madre,
quando mi fece sposare.
Sia benedetta tua madre,
quando ti fece sposare.
 E levati il vestito.
.......................
 E levati la sottoveste.
.............................
 E levati questo corpetto.
..................................
 E levati la camicetta.
............................
E dammi, Ciccina, un bacio.
.....................................


Giovanni De sio Cesari