Lasciate ogne speranza, Voi ch' intrate...
Vi aspetta un viaggio nella Cultura, nella Filosofia, nella Poesia, nella Sociologia, nel Gossip......by Phil :-)
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mercoledì 24 giugno 2026
STORIA:Il gioco del Lotto
TRATTO DA CULTURA& SVAGO
Anche se Napoli è considerata la capitale
del gioco del lotto, esso si è diffuso solo nel 1682.
Il gioco nacque a Genova nel 1539 dalle scommesse
illegali che si facevano sui novanta nomi dei
candidati per le elezioni al Senato.
Inizialmente la Chiesa lo osteggiò,
considerandolo un gioco immorale.
Anche i governi lo considerarono pericoloso
e lo misero al bando. Vittorio Amedeo II lo abolì
nel 1713.
Nei decenni seguenti, invece, per
far fronte alla crisi finanziaria,
il governo decise di legalizzarlo per
trarne profitti. Dal 1817 le estrazioni
avvengono ogni sabato. Oggi il gioco del lotto
è regolato dal Ministero delle Finanze.
La Smorfia
La Smorfia napoletana consiste in una
serie di numeri, derivati dalla lettura
di alcuni elementi dei sogni, da giocare
al Lotto. L'etimologia del nome è incerta,
ma, essendo legata al mondo dei sogni,
potrebbe derivare da Morfeo, il dio del sonno.
La storia del munaciello (monachino)
Secondo una nutrita tradizione napoletana,
lo spiritello è un piccolo monaco dotato
di vasti poteri magici. Secondo le circostanze,
lo spiritello può assumere atteggiamenti dispettosi
o propiziatori; a volte si presenta alle persone sotto
le spoglie di un bambino nano con sembianze da
vecchio mostruoso.
mercoledì 29 aprile 2026
Leggende campane BENEDETTO CROCE - Storie e leggende napoletane, Adelphi MATILDE SERAO - Leggende napoletane Il diavolo di Mergellina
tratto da CULTURA & SVAGO
Il dipinto "Diavolo di Mergellina",
di Leonardo da Pistoia, ritrae l’arcangelo
san Michele che calca coi piedi e trafigge con
la lunga lancia un dragone dalla testa di
bellissima donna. L'iscrizione dice:
«Et fecit victoriam halleluia!». Il dipinto,
commissionato dal vescovo Diomede Carafa, raffigura
la donna-diavolo (la nobildonna napoletana
Vittoria D’Avalos), che si innamorò
dell’affascinante Vescovo e ricorse a
tutta la sua seduzione femminile per
conquistarlo. Diomede, pur tormentato,
riuscì a vincere la tentazione e col
quadro rappresentò la vittoria,
ottenuta con l'aiuto divino, sulle
seduzioni della dama.
Secondo la storia che si racconta,
Carafa mostrò alla dama ignara il dipinto,
che raffigura il viso di una giovane donna,
che sorride e si mostra in atteggiamento voluttuoso,
mentre l'angelo la trafigge con la lancia, come
se non si accorgesse di morire oppure come se,
pur nel languore della morte, conservasse le sue
attrattive.
Il dipinto fece nascere un diffuso modo di
dire del popolo napoletano: "Bella come il
diavolo di Mergellina».
Tratto da Benedetto Croce,
Storie e leggende napoletane
mercoledì 25 marzo 2026
storia italiana:Gino Paoli testi di canzoni come poesie
tratto da rockit
Averti addosso testo
Se non so dire cosa sento dentro
come un cieco come un sordo,
se non so fare quel che si deve fare
come una scimmia come un gatto,
se non so amare come si deve amare
come un bambino come un cretino,
se non so dare come una tasca vuota
come un problema ormai risolto.
Averti addosso
si, come una camicia come un cappotto
come una tasca piena come un bottone
come una foglia morta come un rimpianto.
Averti addosso
come le mie mani, come un colore,
come la mia voce, la mia stanchezza
come una gioia nuova, come un regalo.
E se il mio cuore vuole essere una bocca che ti cerca e che ti inghiotte
così mi porto dentro la tua vita
questa canzone mai finita.
Averti addosso
si, come una camicia come un cappotto
come una tasca piena come un bottone
come una foglia morta come un rimpianto.
Averti addosso
come le mie mani, come un colore,
come la mia voce, la mia stanchezza
come una gioia nuova, come un regalo.
Averti addosso
come la mia estate di S. Martino
come una ruga nuova come un sorriso
come un indizio falso come una colpa.
Averti addosso
come un giorno di sole a metà di maggio
che scalda la tua pelle e ti scioglie il cuore
e che ti da la forza di ricominciare.
Averti addosso
averti insieme
restare insieme, volerti bene.
Averti addosso
averti insieme
restare insieme, volerti bene.
Un altro amore testo
Cento volte ho pensato di averti incontrato
Cento volte ho capito di avere sbagliato
Ma è bastato un tuo piccolo gesto
Così logico quando l'ho visto
Per capire che
Eri proprio tu
Non ci sarà un altro amore
Non ci sarà un'altra volta
Non ho più il cuore libero
Non c'è spazio per altre storie
Non ci sarà un'altra volta
Non ci sarà un altro amore
Lo sapevo
Che da qualche parte esistevi
T'ho cercata
T'ho trovata in mille amori
Ma ogni volta mancava qualcosa
Sì mancava quel piccolo gesto
E alla fine tu
Finalmente tu
Non ci sarà un altro amore
Non ci sarà un'altra volta
Chi mancava sulla mia strada
Eri tu e comunque vada
Non ci sarà un altro amore
Quel che sembra impossibile
Qualche volta succede ancora
Non ci sarà un'altra volta
Non ci sarà un altro amore.
ciao Gino
mercoledì 11 giugno 2025
LA STORIA DI NAPOLI.
TRATTO DA CIVITATIS- NAPOLI
Antica colonia greca, Napoli è una città
unica con un grande partrimonio culturale e
storico dato dall'influenza di varie culture.
La storia di Napoli comincia agli inizi
dell'VIII secolo a.C. con la fondazione
dell'isola di Ischia da parte dei greci.
Più tardi, a causa di fattori geologici,
i greci abbandonarono l'isola per dirigersi
verso il continente, dove fondarono Cuma.
Man mano che la città di Cuma cresceva,
cambiò nome in Neapolis (città nuova). A
partire dall'anno 328 la città conobbe un
periodo di prosperità economica e culturale,
diventando la meta di personalità politiche e
intellettuali importanti, come Cicerone e Virgilio.
La scissione dell'Impero Romano, le invasioni
barbariche nella penisola e la caduta dell'Impero
Romano d'Occidente (476 d.C.) influirono notevolmente
negli eventi più rilevanti della storia di Napoli
nell'Alto Medioevo.
Napoli medievale
Dopo essere passata nelle mani
dell'imperatore Giustiniano, la
regione Campania venne coinvolta nella
guerra tra bizantini e longobardi e fu divisa
in base alle rispettive sfere di influenza.
Con il decisivo appoggio della chiesa, i normanni
cominciarono il loro periodo di dominazione e
conquistarono il Sud Italia stabilendo la
capitale a Palermo. Dopo la morte dell'ultimo re
normanno senza eredi, il Sacro Romano Impero
Germanico assunse il potere migliorando l'economia
e l'amministrazione del regno, oltre a stimolarne la
cultura.
Nel 1263, il Sud Italia passò nelle mani dell'Impero
Angioino, trasformandosi in un regno indipendente con
capitale a Napoli. La situazione restò stabile fino al
1442, quando alcune insurrezioni portarono al potere
Alfonso V d'Aragona
Monarchia spagnola
Nel XVI secolo, Napoli visse un periodo
prospero durante il quale venne eretta
l'università, la popolazione raddoppiò, furono
costruiti nuovi quartieri e le mura furono ampliate
per lasciare che la città crescesse.
In questo periodo sorsero palazzetti e lussuose
residenze, che furono costruiti nelle adiacenze del
Vesuvio.
Successivamente, Napoli divenne una delle tappe
della via delle Fiandre, incrementando ancora di
più la ricchezza e la prosperità della città.
Nel 1622, Genova cadde in bancarotta e trascinò
Napoli in uno dei suoi periodi più bui. Inoltre
, nel 1656, una grande la peste colpì Napoli e
uccise tre quarti della popolazione. I sopravvissuti
dovettero fare i conti con gli effetti della Guerra
di Successione Spagnola.
Napoli e i Borbone
Dopo la firma del Trattato di Utrecht, Napoli passò
nelle mani degli austriaci, ma poco dopo, Carlo di
Borbone approfittò della Guerra di Successione per
recuperare il regno e riportarlo sotto il dominio
spagnolo.
Arrivo di Napoleone
Nel 1796, Napoleone cominciò l'invasione dell'Italia
e, due anni dopo, giunse a Napoli costringendo il
re ad abbandonare la città. Pochi anni dopo venne
costituito l'Esercito Cattolico Reale, per aiutare
Fernando IV a riconquistare il regno e a restaurare
la monarchia borbonica.
Nel 1805, Napoleone tornò all'attacco e riprese
il controllo su Napoli, obbligando Fernando IV ad
istallarsi in Sicilia.
Il Regno delle Due Sicilie
Nel 1815, il Congresso di Vienna stabilì il
famoso "principio di legittimità" secondo il quale
le terre dovevano essere riconsegnate agli antichi monarchi.
In quel momento, Fernando IV fondò il Regno
delle Due Sicilie.
Furono anni prosperi per il regno, che entrò in
una fase di opulenza incassando più dei due terzi
dell'oro della penisola.
Fine del regno e Unità d'Italia
L'invasione di Garibaldi implicò che il re
Francesco II perdesse la corona. Successivamente,
la penisola si divise in sette stati. Da questo momento
in poi, iniziò un periodo di occupazione per tentare
l'unificazione dell'Italia.
Utilizzando metodi poco ortodossi, come la compravendita
di voti, Garibaldi cominciò a conquistare tutti i territori
che incontrava. Infine, nel 1861, fu proclamato il
Regno d'Italia.
Storia recente
Dopo l'unificazione, Napoli visse un periodo di decandenza,
tanto che il re Vittorio Emanuele III si vide costretto
a cominciare una campagna per migliorare l'immagine
turistica della città attraverso finanziamenti diretti
all'arte e all'industria.
Successivamente al disastro della Seconda Guerra Mondiale,
i napoletani sperimentarono un certo miglioramento,
stroncato dal successivo terremoto. Superata la tragedia,
la città continuò ad espandersi.
A partire dal 1994, Napoli cominciò un periodo
di ripresa che dura ancora oggi.
mercoledì 23 aprile 2025
Cinque leggende toscane:Abbazia di San Giusto a Pinone
tratto da tuttatoscana
Un luogo che, come spesso accade per i siti sacri,
emana un’energia particolare e che pertanto lo circonda
un’aura mistica che sa di miracolo come racconta una
leggenda sulla sua edificazione: fu fatta in una sola
notte insieme a quella di San Baronto distante vari
chilometri che comunque non impedirono ai due frati
costruttori di edificarle scambiandosi i pochi attrezzi
di cui disponevano:
la mestola e un martello.
mercoledì 16 aprile 2025
Cinque leggende toscane:Sant’Antimo, la leggenda
TRATTO DA TUTTATOSCANA
Una leggenda lega il nome di Sant’Antimo a
quello più altisonante di un imperatore tra
i più illustri di un periodo travagliato di
passaggio da una struttura imperiale, quella
romana, a una nuova che ad essa si ispirava:
Carlo Magno e il Sacro Romano Impero.
L’imperatore l’avrebbe fondata nel 781, di
ritorno da Roma, per una grazia ricevuta:
il suo esercito si era fermato in val Starcia
per sfuggire a un’epidemia di peste e avrebbe
ritrovato la salute grazie all’erba che vi
nasce detta quindi carolina. Si racconta anche
che l’imperatore avesse fatto voto affinché
il flagello della peste cessasse e avendo
ricevuto la grazia fondò l’abbazia. Come
spesso accade le leggende sono intrecciate
l’una all’altra e con diverse sfumature
raccontano la medesima storia: l’imperatore
avrebbe fatto la deviazione dalla Francigena
appositamente per portare le reliquie dei
santi martiri Antimo e Sebastiano, ricevute
dal papa Adriano I, e farne dono all’abbazia.
Belle le leggende, comunque, anche se non sono
perfettamente in linea con la storia. Ma
tutti i luoghi insigni ne hanno una o
addirittura varie. Sant’Antimo non poteva
sfuggire alla regola.
mercoledì 9 aprile 2025
Cinque leggende toscane:La leggenda della bella Marsilia
TRATTO DA "TUTTATOSCANA"
Si racconta che nel lontano 1543 un’invasione
di pirati turchi, capitanati da un certo “Barbarossa”
fossero sbarcati in Maremma. Il fatto, non
improbabile storicamente, è alla base della
leggenda. Il territorio era stato precedentemente
dominato dalla famiglia degli Aldobrandeschi
che cedettero la proprietà intorno alla metà
del 1300 ai Marsili una famiglia senese
che lo tennero a lungo anche quando fu
incorporato nel Granducato di Toscana al
confine del cosiddetto Stato dei Presidi,
un breve corridoio attraverso il quale la
casa regnante spagnola poteva raggiungere
i propri possedimenti oltralpe. Il toponimo
si lega al nome di un’appartenente la famiglia,
la bella Marsilia, una giovanetta di circa sedici
anni di una bellezza sfolgorante per il colore
fulvo dei suoi capelli e per gli occhi color del mare,
mentre precedentemente era chiamata Torre di Collecchio.
Le versioni, come spesso capita nelle leggende, sono
diverse, ma ciò non toglie che la base storica sia
comune a tutte.
La bella Margherita di Nanni Marsili,
detta anche la Rossa, rapita e trasferita
a Costantinopoli divenne la preferita del
Serraglio del Gran Signore Solimano cui
dette anche un discendente: bellezza mezza
dote, recita un vecchio adagio, ma per
la bella Marsilia fu una dote per intero.
mercoledì 2 aprile 2025
Cinque leggende toscane:La leggenda della lupa senese
tratto da tuttotoscana
Una leggenda, che viene fatta risalire al XIII secolo,
racconta le origini di Siena e la dice fondata da Senio,
figlio di Remo che Romolo uccise per fondare Roma e che
ne perseguitò i figli Senio e Ascanio. I due giovani
fuggirono su due cavalli, uno bianco e uno nero, portando
con sé il simulacro della lupa capitolina. Giunsero sulle
rive del fiume Tressa, un territorio abitato da boscaioli
e pastori dove costruirono un primo accampamento cui
aggiunsero tre fortificazioni sui tre colli sui quali
ancora oggi sorge la città, per potersi difendere
dall’assedio dei sicari mandati da Roma. Così Siena
accoglie tra gli altri, come proprio simbolo, la lupa
capitolina e la sua Balzana accampa i colori bianco e
nero in ricordo dei cavalli dei due fratelli fuggiaschi.
Se a Senio la leggenda attribuisce la fondazione di Siena
ad Ascanio quella di Asciano.
mercoledì 16 ottobre 2024
SANTA FRANCESCA ROMANA BIOGRAFIA-
TRATTO DA SANTIBEATI
Roma, 1384 – 9 marzo 1440
Francesca Bussa de’ Leoni nacque a Roma nel 1384.
Cresciuta negli agi di una nobile e ricca famiglia,
coltivò nel suo animo l'ideale della vita monastica,
ma non poté sottrarsi alla scelta che per lei avevano
fatto i suoi genitori. La giovanissima sposa, appena
tredicenne, prese dimora con lo sposo Lorenzo de' Ponziani,
altrettanto ricco e nobile, nella sua casa nobiliare a Trastevere.
Con semplicità accettò i grandi doni della vita, l'amore
dello sposo, i suoi titoli nobiliari, le sue ricchezze,
i tre figli nati dalla loro unione, due dei quali
le morirono. Da sempre generosa con tutti, specie
i bisognosi, per poter allargare il raggio
della sua azione caritativa, nel 1425 fondò
la congregazione delle Oblate Benedettine di
Maria, dette anche Nobili Oblate di Tor de’ Specchi
e, oggi, Oblate di Santa Francesca Romana.
Tre anni dopo la morte del marito, emise ella
stessa i voti nella congregazione da lei fondata.
Morì il 9 marzo 1440. È stata canonizzata da papa
Paolo V il 29 maggio 1608, diventando la prima santa
donna italiana dal tempo di Caterina da Siena,
ma anche la prima cittadina della Roma moderna
a ottenere gli onori degli altari. I suoi resti
mortali sono venerati nella basilica di Santa
Maria Nova a Roma, popolarmente detta
“di Santa Francesca Romana”, posti in
una cripta sotto l’altare maggiore.
Patronato: Città di Roma, automobilisti
Etimologia: Francesca = libera, dall'antico tedesco
Martirologio Romano: Santa Francesca, religiosa,
che, sposata in giovane età e vissuta per
quarant’anni nel matrimonio, fu moglie e
madre di specchiata virtù, ammirevole per
pietà, umiltà e pazienza. In tempi di
difficoltà, distribuì i suoi beni ai poveri,
servì i malati e, alla morte del marito,
si ritirò tra le oblate che ella stessa
aveva riunito a Roma sotto la regola di
san Benedetto.
mercoledì 18 settembre 2024
19 SETTEMBRE -SAN GENNARO-PREGHIERA A SAN GENNARO
TRATTO DA -PREGHIERE PER LA FAMIGLIA-
19 SETTEMBRE
SAN GENNARO
Gennaro era nato a Napoli, nella seconda
metà del III secolo, e fu eletto vescovo di
Benevento, dove svolse il suo apostolato,
amato dalla comunità cristiana e rispettato
anche dai pagani. Nel contesto delle persecuzioni
di Diocleziano si inserisce la storia del suo
martirio. Egli conosceva il diacono Sosso
(o Sossio) che guidava la comunità cristiana
di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio,
proconsole della Campania. Gennaro saputo
dell'arresto di Sosso, volle recarsi insieme
a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il
suo conforto in carcere. Dragonio informato della
sua presenza e intromissione, fece arrestare anche
loro tre, provocando le proteste di Procolo,
diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani
della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche
questi tre furono arrestati e condannati
insieme agli altri a morire nell'anfiteatro,
ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli
orsi. Ma durante i preparativi il proconsole
Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava
simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo
disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò
decisione e il 19 settembre del 305 fece
decapitare i prigionieri. (Avvenire)
PREGHIERA A SAN GENNARO
O Gennaro, strenuo atleta della fede
di Gesù Cristo, inclito Patrono della
cattolica Napoli, volgi benigno il tuo
sguardo verso di noi, e degnati di accogliere
i voti che con piena fiducia nel tuo potente
patrocinio deponiamo oggi ai tuoi piedi.
Quante volte sollecito sei accorso in aiuto
dei tuoi concittadini, ora arrestando il
cammino della lava sterminatrice del Vesuvio,
ed ora prodigiosamente liberandoci dalla
peste, dai terremoti, dalla fame, e da tanti
altri castighi divini, i quali gettavano
lo spavento in mezzo a noi!
Il perenne miracolo della liquefazione del
tuo sangue è segno sicuro ed oltremodo
eloquente che vivi in mezzo a noi, conosci
le nostre necessità e ci proteggi in una
maniera affatto singolare.
Prega, deh! prega per noi che a te
ricorriamo, sicuri di essere esauditi:
e liberaci da tanti mali che da ogni
parte ci opprimono.
Salva la tua Napoli dall'invadente
incredulità e fa che quella fede, per
cui generosamente sacrificasti la tua
vita, renda sempre in mezzo a noi frutti
ubertosi di sante opere.
Così sia.
(200 giorni di indulgenza, una volta al giorno)
mercoledì 29 maggio 2024
BIOGRAFIA:" CUORE SEMPLICE" MASSIMO TROISE.
TRATTO DA BIOGRAFIE.
Massimo Troisi nasce il 19 febbraio del 1953
a San Giorgio a Cremano, una ridente cittadina
a quattro chilometri da Napoli. Cresce in una
famiglia numerosa: nella sua stessa casa,
infatti, abitano, oltre ai suoi genitori ed
ai suoi cinque fratelli, due nonni, gli
zii ed i loro cinque figli.
Ancora studente comincia ad interessarsi
al teatro, iniziando a recitare in un
gruppo teatrale "I Saraceni", di cui
facevano parte Lello Arena, Enzo Decaro,
Valeria Pezza e Nico Mucci. Nel 1972 lo stesso
gruppo fonda il Centro Teatro Spazio all'interno
di un ex garage a San Giorgio a Cremano, dove
in principio si mandava in scena la tradizione
del teatro napoletano, daViviani a Eduardo.
Nel 1977 nasce la Smorfia: Troisi, Decaro ed Arena
cominciano a recitare al Sancarluccio di Napoli
ed il successo teatrale ben presto si trasformerà
in un grande successo televisivo.
Cronologicamente, però, il successo arriva
prima alla radio con "Cordialmente insieme"
e successivamente in televisione nel 1976
con la trasmissione "Non stop" e nel 1979
con la trasmissione "Luna Park". Sono di quegli
anni gli sketch dell'Arca di Noè, dell'Annunciazione,
dei Soldati, di San Gennaro tra gli altri.
L'ultimo spettacolo teatrale de La smorfia
è "Così è (se vi piace)".
Dal 1981 comincia per Massimo Troisi l'avventura
anche nelle sale cinematografiche con il primo
film in cui è regista e protagonista "Ricomincio
da tre". Un vero e proprio trionfo di critica e
di pubblico.
Nel 1984 è a fianco dell'irresistibile Benigni,
sia come regista che come attore, nel film
"Non ci resta che piangere". È del 1985 invece
la curiosa interpretazione di "Hotel Colonial"
di Cinzia TH Torrini.
Passano due anni (1987) e Massimo Troisi è
ancora una volta impegnato in prima persona,
dietro e davanti alla macchina da presa con
il film "Le vie del Signore sono finite". Tre
film di Ettore Scola lo vedono in questi ultimi
anni impegnato di nuovo come attore: "Splendor"
(1989); "Che ora è" (1989), che gli ha fatto vincere
il premio come migliore attore
(in coppia con Marcello Mastroianni) alla
Mostra Internazionale del Cinema di Venezia,
"Il viaggio di Capitan Fracassa" (1990).
Con "Pensavo fosse Amore... invece era un calesse"
(1991) di cui è anche autore e interprete,
Troisi firma la sua quinta regia cinematografica.
Il 4 giugno 1994, ad Ostia (Roma),
Troisi muore nel sonno a causa del suo
cuore malato, ventiquattro ore dopo aver
terminato le riprese de "Il postino"
diretto da Michael Radford, il film
che aveva amato di più. Negli ultimi
due anni di vita la sua compagna
è stata Nathalie Caldonazzo.
Massimo Troisi: filmografia
Regista ed attore protagonista
"Ricomincio da tre", 1980/81;
"Morto Troisi, viva Troisi", 1982 (film per la tv);
"Scusate il ritardo", 1982/83;
"Non ci resta che piangere", 1984 (co-regia con Roberto Benigni);
"Le vie del Signore sono finite", 1987;
"Pensavo fosse amore invece era un calesse", 1991;
Attore protagonista in opere altrui
"No grazie il caffè mi rende nervoso", 1983
di Lodovico Gasparini;
"Hotel Colonial", 1985 di Cinzia TH Torrini;
"Splendor", 1989 di Ettore Scola;
"Che ora è", 1989 di Ettore Scola;
"Il viaggio di Capitan Fracassa", 1990 di Ettore Scola;
"Il postino", 1994 di Michael Radford
in collaborazione con Massimo Troisi.
mercoledì 15 maggio 2024
BIOGRAFIE:Isabella d'Este
TRATTO DA BIOGRAFIE
Biografia • Diplomazie rinascimentali
Isabella d'Este nasce a Ferrara il 17 maggio
1474 da una nobile famiglia: il padre è Ercole
I d'Este, mentre la madre è Eleonora d'Aragona,
una delle figlie del re di Napoli Ferdinando I e
di Isabella di Clermont. La giovane Isabella riceve
un'educazione umanistica grazie ai suoi insegnanti,
tra cui si ricordano Nicolò Cosmico e Jacopo Gallino.
Isabella in giovane età è molto acculturata e intelligente,
intrattiene molte corrispondenze epistolari nella città
di Mantova e colleziona sculture in stile romano e moderno.
Il 12 febbraio 1490 sposa Francesco II, figlio
di Federico I Gonzaga, il marchese di Mantova.
È stata promessa sposa al giovane il 28 maggio di
dieci anni prima in seguito a un accordo stipulato
tra la famiglia estense e la famiglia dei Gonzaga.
In quel periodo è ancora una bambina, mentre
Francesco II Gonzaga non ha ancora compiuto
quattordici anni. Il matrimonio viene celebrato
per rafforzare l'alleanza tra la famiglia Este
e la famiglia Gonzaga. Dopo il matrimonio con
il giovane Gonzaga, Isabella giunge a Mantova
il 14 febbraio 1490, dove viene accolta calorosamente
dagli abitanti della città, che rimangono
colpiti dal suo portamento garbato e raffinato.
La marchesa inizia a invitare a corte molti
intellettuali e artisti dell'epoca rinascimentale,
tra cui si ricordano: Leonardo da Vinci, Mantegna,
il Perugino, il Correggio, Ludovico Ariosto,
il musicista Tromboncino, il musicista Cara,
Tiziano, Raffaello.
Il suo portamento cordiale e leggiadro non passa
inosservato a corte. Molti artisti decorano per
lei i suoi appartamenti, ma in particolar modo
la Grotta e lo studiolo. Isabella d'Este è amante
dei gioielli e, avendo buon gusto nel vestirsi,
è considerata come un modello e come un punto
di riferimento nel mondo occidentale dell'epoca
rinascimentale.
Con il suo stile impeccabile incarna la perfezione
e la bellezza così da essere considerata la
"Prima donna" del Rinascimento italiano. Con i
suoi modi di fare cordiali riesce a stringere forti
legami d'amicizia con duchi, principi, re, artisti,
musicisti, poeti e studiosi.
Ma Isabella d'Este è anche musicista, non
solo una grande intellettuale. La marchesa
di Mantova sfrutta anche le sue innumerevoli
qualità in ambito politico, in particolar modo
nei momenti in cui il marito è assente per
svariati motivi. La dote che la contraddistingue
è la grande diplomazia che utilizza per condurre
gli affari politici. Con grande coraggio, ad
esempio, prende le redini del potere quando il
marito Francesco II è prigioniero a Venezia per
lungo tempo. È questo un periodo molto difficile
e Isabella lo supera con grande forza e abilità
politica. Nel 1519 muore Francesco II Gonzaga e
Isabella governa il marchesato come reggente del
figlio Federico, ancora minorenne.
Sotto la sua reggenza politica Mantova
viene elevata da marchesato a ducato,
ottenendo una posizione di grande prestigio
in Italia. Inoltre riesce ad avviare delle
trattative politiche con il temuto cardinale
e arcivescovo Cesare Borgia per riavere il
Cupido realizzato da Michelangelo, rubato
dal Borgia in occasione della presa del ducato
di Urbino; la presa del ducato avviene nel 1502
ai danni di Guidobaldo di Montefeltro e della
consorte Elisabetta Gonzaga.
Isabella, dopo essere riuscita nell'intento
di far diventare Mantova un ducato, riesce
a far diventare Ercole, uno dei suoi sette
figli, cardinale. Dopo aver condotto con grande
abilità gli affari politici dei possedimenti
territoriali della sua famiglia è costretta a
lasciare la città per una decisione politica
presa dal figlio Federico che controlla ormai
da solo il ducato di Mantova.
Si rifugia così a Roma nonostante i disordini
politici che si verificano in seno alla città
controllata dal papa. Nel 1527 è protagonista
del sacco di Roma ed è circondata dai cardinali
legati al papa Clemente VII, che la vogliono rendere
prigioniera. In questa circostanza però riesce
a scappare per rifugiarsi nel proprio palazzo,
all'interno del quale offre ospitalità a circa
duemila persone. Ancora una volta, facendo uso
della sua abilità diplomatica e della sua
intelligenza, riesce a non far occupare il
suo palazzo e a non farlo saccheggiare.
Dopo essere tornata a Mantova, risolve
i problemi causati dal figlio Federico.
Isabella d'Este muore il 13 febbraio 1539 all'età
di sessantaquattro anni; viene sepolta a Mantova,
nella Chiesa di San Francesco.
mercoledì 21 giugno 2023
PIRANDELLO: "IL FU MATTIA PASCAL", LA SUA ATTUALITA'.
BRANI SALIENTI TRATTI DAL LIBRO
"IL FU MATTIA PASCAL"
Le macchine e il progresso scientifico
«Oh perché gli uomini,» domandavo a me
stesso, smaniosamente, «si affannano così
a rendere man mano più complicato il congegno
della loro vita? Perché tutto questo stordimento
di macchine? E che farà l'uomo quando le
macchine faranno tutto? Si accorgerà allora
che il così detto progresso non ha nulla a che
fare con la felicità? Di tutte le invenzioni,
con cui la scienza crede onestamente d'arricchire
l'umanità (e la impoverisce, perché costano tanto care),
che gioja in fondo proviamo noi, anche ammirandole?»
La necessità di un'identità
Ed ecco, ora, dopo essermi aggirato
per due anni, come un'ombra, in quella
illusione di vita oltre la morte, mi vedevo
costretto, forzato, trascinato peri capelli
a eseguire su me la loro condanna. Mi avevano
ucciso davvero! Ed esse, esse sole si erano
liberate di me... [...] Ma sì! ma sì! Io non
dovevo uccider me, un morto, io dovevo uccidere
quella folle, assurda finzione che m'aveva
torturato, straziato due anni, quell'Adriano Meis,
condannato a essere un vile, un bugiardo,
un miserabile; quell'Adriano Meis dovevo uccidere,
che essendo, com'era, un nome falso, avrebbe
dovuto aver pure di stoppa il cervello, di
cartapesta il cuore, di gomma le vene, nelle
quali un po' d'acqua tinta avrebbe dovuto scorrere,
invece di sangue: allora sì! Via, dunque, giù,
giù, tristo fantoccio odioso! Annegato, lí,
come Mattia Pascal! Una volta per uno!
La solitudine
Ah, che vuol dir morire! Nessuno, nessuno
si ricordava più di me, come se non fossi mai
esistito...
Folle! Come mi ero illuso che potesse
vivere un tronco reciso dalle sue radici?
mercoledì 24 maggio 2023
Una storia di alluvioni in Italia (1951-2018)
polaris:
Le inondazioni sono eventi diffusi e
frequenti in Italia,
e causano vittime e danni rilevanti
ogni anno.
Malgrado la loro diffusione, le problematiche
connesse a tali
calamità restano sconosciute alla
maggioranza dei
cittadini che mostrano, inoltre, una
scarsa percezione dei
rischi geo-idrologici a cui sono soggetti.
Questa realtà
contrasta con l’alta frequenza con la quale
gli eventi di frana e
di inondazione si sono succeduti in passato,
e per i quali
esiste, in Italia, una notevole quantità di
informazioni storiche
censite nel tempo, organizzate in archivi
digitali e pubblicate
in rete attraverso siti dedicati e portali
geografici. Le
informazioni raccolte riguardano sia gli aspetti
fisici legati alle
dinamiche dei processi naturali, sia i danni e gli impatti
socio-economici da essi prodotti.
Gli eventi di seguito elencati sono solo alcuni tra
i più tragici che si sono succeduti in Italia dal 1950.
Essi rappresentano una visione solo parziale del reale
effetto causato sulla popolazione, ma possono raccontare aspetti
poco conosciuti alla maggior parte della popolazione, e offrire
più di uno spunto di riflessione sui possibili impatti futuri
di potenziali eventi.
ELENCO DELLE REGIONI COINVOLTE
DALLE ALLUVIONI E DALLE INONDAZIONI
22/10/1951 - Calabria - 68 MORTI
14/11/1951 - Polesine - 101 MORTI
19/09/1953 - Provincia di Genova - 10 MORTI
21/10/1953 - Provincia di Reggio Calabria - 101 MORTI
25-26/10/1954 - Provincia di Salerno - 325 MORTI
05/09/1959 - Ancona - 10 MORTI
23-25/10/1959 - Zona del Metapontino - 12 MORTI
04/11/1966 - Italia nord-orientale - 87 MORTI
04/11/1966 - Toscana e Firenze - 47 MORTI
03/11/1968 - Biellese - 83 MORTI
07/10/1970 - Genova e provincia - 48 MORTI
05/11/1976 - Trapani - 18 MORTI
09/08/1978 - Val d’Ossola - 19 MORTI
18/07/1987 - Valtellina - 23 MORTI
28/07/1987 - Val Pola - 28 MORTI
06/11/1994 - Piemonte - 71 MORTI
19/06/1996 - Versilia e Garfagnana - 14 MORTI
05/05/1998 - Sarno - 160 MORTI
10/09/2000 - Soverato - 13 MORTI
13-16/10/2000 - Italia nord-occidentale - 23 MORTI
01/10/2009 - Provincie di Messina - 37 MORTI
25/10/2011 - Lunigiana e Cinque Terre - 13 MORTI
04/11/2011 - Genova - 6 MORTI
18/11/2013 - Sardegna - 18 MORTI
10/09/2017 - Livorno - 8 MORTI
19/08/2018 - Forra del Raganello - 10 MORTI
03/11/2018 - Provincia di Palermo - 13 MOR
giovedì 23 febbraio 2023
BIOGRAFIA DEI SANTI: SANTA MARIA GORETTI.
TRATTO DA "BIOGRAFIA DEI SANTI"
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia
Santa Maria Goretti - Voglio che
Alessandro venga con me in Paradiso
Ora conoscerete una ragazza della vostra età,
in tutto simile a voi, che però ebbe un
grandissimo coraggio e una capacità di
perdonare uguale uguale a quella di Gesù.
La sua storia sembra un trihller, ma ha
un inaspettato lieto fine.
Si chiamava Maria Goretti, anzi Marietta,
e nacque in provincia di Ancona, nel 1890;
fu battezzata nello stesso giorno della
sua nascita, come si usava in quei tempi, e a
sei anni ricevette la Cresima. Un anno dopo
i suoi genitori, che avevano altri quattro
figli più piccoli di lei ed erano molto poveri,
si trasferirono nel Lazio, per lavorare le
terre dell’Agro Pontino. Insieme a loro
partirono anche un papà e un figlio, i
signori Serenelli. Mentre i suoi
genitori lavoravano nei campi, Maria svolgeva
le faccende domestiche e accudiva con
tenerezza e bontà i
fratellini più piccoli. Dopo alcuni anni,
però, nel 1900, il papà di Maria morì.
Per sopravvivere e poter restare
nella casa in cui abitavano, le due
famiglie, Goretti e Serenelli, si
unirono: i Serenelli coltivavano i
campi,
mentre mamma Assunta pensava ai bambini,
alle due case e ai lavori sull’aia,
dove c’erano le galline, le oche
e le anatre. Maria invece si dedicava
alla vendita delle uova e dei colombi,
al trasporto dell’acqua (allora non
c’erano i rubinetti e bisognava andare
alla fontana a prenderla) e ad altre
varie attività. A scuola non andava
più, perché c’era troppo bisogno di lei
in casa. Amava molto Gesù e pregava
volentieri. Volle a tutti i costi
ricevere l’Eucaristia prima degli undici
anni, invece di aspettare i dodici come
facevano le sue compagne; per
questo con grande gioia riuscì a
frequentare il catechismo. Quando
la Messa non veniva celebrata nei
pressi
di casa sua, andava in una chiesa
lontana parecchi chilometri perdendo
delle ore di sonno. Sapeva stare in
silenzio e le sue parole erano
misericordiose come quelle di Gesù.
Tutti le volevano bene e dicevano che era
buona come un angelo. Lei era molto
felice, perché Gesù era sempre con lei.
Purtroppo il signor Serenelli cominciò
a diventare prepotente e a litigare
con mamma Assunta, che invece
era una donna onesta. Il figlio del
Serenelli, che si chiamava Alessandro
e aveva 18 anni, aveva invece messo
gli occhi su Maria e voleva fare
l’amore con lei. Glielo disse e
Marietta naturalmente rifiutò:
la proposta di
Alessandro non era buona, non
piaceva a Gesù ed era contro i
Comandamenti. Per non aggravare i
rapporti
già tesi fra le due famiglie e per
non causare problemi ad Alessandro,
ella però non disse nulla alla mamma.
Arrivò così il 5 luglio del 1902.
Sull’aia i Serenelli e i Goretti
sbaccellavano le fave secche, mentre
Maria,
seduta sul pianerottolo di casa,
rammendava una camicia. L’aria era
calma e tranquilla e tutto sembrava
normale. Invece a un certo punto
Alessandro lasciò il lavoro e si
avviò verso casa con un pretesto.
Giunto sul
pianerottolo invitò Maria ad entrare
in casa, ma lei non si mosse; allora
il ragazzo la portò nella cucina,
mentre Maria gli diceva: “Dio non vuole,
se fai questo vai all’inferno!”. Il
giovane si arrabbiò moltissimo e la
colpì con un punteruolo. Le grida di
Maria furono sentite dalla mamma,
che accorse e subito la portò
all’ospedale. Ormai però era troppo
tardi e Maria non poté essere salvata.
Prima di morire perdonò al suo
assassino, come fece il Signore sulla
croce. Disse alla mamma: “Per amore
di Gesù gli perdono; voglio che
venga con me in Paradiso”. Poi ricevette
la Comunione e l’Unzione degli infermi
e morì serenamente il giorno
dopo. Alessandro naturalmente fu arrestato,
condannato e messo in prigione. Nel 1910
si pentì di ciò che
aveva fatto e, quando uscì dal carcere
nel 1928, andò da mamma Assunta a chiederle
perdono. In segno di
riconciliazione entrambi ricevettero
la Comunione: la misericordia di Dio,
chiamata dal perdono di Maria,
aveva raggiunto il suo assassino!
giovedì 4 agosto 2022
MISTERI:LA MALEDIZIONE DEL CASTELLO DI MIRAMARE
TRATTO DA IL PARANORMALE.COM
Ogni oscuro castello che si rispetti deve
avere un suo fantasma… Beh, non è sempre
vero: ci sono moltissimi castelli sui quali
non si conoscono leggende su presunti fantasmi,
ma che nascondono comunque oscuri segreti.
In Italia forse il più famoso è il Castello
di Miramare, una bellissima fortezza sulla punta
del promontorio di Grignano a Trieste. Pur non
avendo un fantasma tutto suo, si dice che su di
esso gravi una tremenda maledizione secondo cui
chiunque vi pernotti è destinato a morire
prematuramente in terra straniera.
Ora voi penserete che si tratti di una o due
persone che per chissà quale coincidenza sono
morte all’estero dopo aver dormito in questo
castello; se credete nelle maledizioni questa
sembra essere talmente potente che c’è addirittura
chi pensa che sia essere indirettamente responsabile
dell’inizio della prima guerra mondiale.
Ma andiamo con ordine. Il bellissimo Castello
di Miramare non è una rocca molto antica:
risale a metà del XIX secolo, quando l’arciduca
austriaco Ferdinando Massimiliano d’Asburgo
giunse a Trieste e rimase talmente affascinato
dalla bellezza del promontorio di Grignano che
ne acquistò molti appezzamenti e decise di far
costruire una residenza degna del suo titolo.
I lavori iniziarono il 1° marzo del 1856 e
Massimiliano ordinò che fosse la più bella
delle rocche perché doveva essere un monumento
d’amore alla moglie Charlotte del Belgio.
La coppia rimase talmente rapita dal panorama
e da quello che sarebbe diventato il castello
che alla vigilia del Natale del 1860 presero
alloggio al piano terra dell’edificio nonostante
i lavori fossero tutt’altro che finiti. La coppia
voleva godersi la loro idilliaca rocca per
il resto della vita, ma in realtà lo fece
solo per pochi anni.
Nel 1864 Napoleone III di Francia fece
pressione su Massimiliano affinchè lui e
Charlotte andassero in Messico e lui assumesse
il ruolo di imperatore: ciò che voleva Napoleone
era un alleato nel Nuovo Mondo in modo da
poter allargare le influenze anche oltre oceano.
L’imperatore Massimiliano I del Messico però
non ebbe vita facile in terra straniera e
la sua monarchia durò appena 3 anni perchè
le sue idee conservatrici si scontrarono
con un popolo fortemente liberale. Il problema
più grande però era la guerra civile americana,
nata delle obiezioni degli americani a qualsiasi
interferenza europea negli affari del Nuovo Mondo.
Sta di fatto che nel 1866 Massimiliano fu sconfitto
e, nonostante gliene venne data la possibilità,
rifiutò di lasciare il Messico. Contro i pareri
di Charlotte e addirittura di Napoleone III,
Massimiliano tentò di resistere all’assedio e
finì per essere giustiziato il 19 giugno 1867.
La povera Charlotte, già in crisi a causa
di una mania persecutiva acuta, subì tracollo
mentale e quando giunse in Europa trascorse
il resto dei suoi giorni in solitudine nel
castello di Bouchout in Belgio, dove morì nel
1927.
Troppo poco per giustificare una maledizione,
non credete? Ma proseguiamo.
Il castello passò nelle mani dell’imperatore
Franz Joseph e di sua moglie Elisabetta
d’Austria e nuovamente uno dei suoi residenti
morì in condizioni misteriose: la mattina del
30 gennaio 1889 il loro unico figlio Rudolf,
principe ereditario d’Austria, fu trovato
ucciso presso la residenza di Mayerling,
nel bosco di Vienna. L’incidente fu etichettato
come suicidio, ma sollevò molte teorie di cospirazione.
La maledizione in questo caso non si fermò
ad un unico membro, ma proseguì con la madre
di Rudolf, l’imperatrice Elisabetta, che il
mondo intero conosce con il soprannome di Sissi.
Sissi, al pari di Lady Diana, era un’icona
della nobiltà del tempo, era bella, era amata
per le sue opere caritative e molto popolare
anche tra le caste più basse. Amava viaggiare
e nel 1898 andò a Ginevra con la contessa
Irma Sztaray de Sztara e Nagymihaly.
Purtroppo anche un giovane anarchico
italiano di nome Luigi Lucheni era anche
in città: rivelò successivamente che era
venuto a Ginevra “per uccidere un sovrano”,
non importava quale. Il 10 settembre 1898
pugnalò Sissi al torace e al cuore e l’imperatrice
morì meno di un’ora dopo. Lucheni venne condannato
alla prigionia di vita, ma si suicidò in
carcere con la propria cintura 10 anni dopo.
Si dice che l’arciduca Francesco Ferdinando,
il successivo a dormire nel Castello di Miramare,
abbia riso all’idea di una maledizione sul
castello quando qualcuno la ipotizzò ad una
festa; la sua morte sconvolse il mondo e scatenò
la prima guerra mondiale. Il 28 giugno 1914 per
le strade di Sarajevo il giovane Gavrilo Princip
sparò due colpi di pistola contro l’arciduca
Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria,
e sua moglie Sofia, duchessa di Hohenberg.
Entambi morirono a distanza di mezz’ora e il
gesto fu preso dal governo di Vienna come il
“casus belli” che diede formalmente inizio
alla prima guerra mondiale.
Alla fine della prima guerra mondiale
Trieste fu consegnata all’Italia e l’occupante
successivo divenne principe Amedeo,
duca d’Aosta. Durante il suo mandato il
duca ha ristrutturato e modernizzato il
castello, installando acqua corrente, riscaldamento
centralizzato, linee telefoniche e anche un paio
di ascensori. Fu sostenitore di Mussolini e
diventò governatore generale dell’Etiopia nel
1937. Morì nel 1942, probabilmente a causa
della tubercolosi o della malaria, in un
campo di prigionieri di guerra britannico
a Nairobi, in Kenya.
Un altro ad abitare il castello è fu
il nazista austriaco Fredrich Rainer.
Fu condannato a morte per crimini
contro l’umanità nel 1947.
Fino al 1954 il castello venne occupato
da militari britannici e poi dagli americani.
L’ultimo a morire per quella che pare a tutti
gli effetti una maledizione fu un generale
americano che vi soggiornò fino al 1951,
quando fu inviato nella Guerra di Corea e
morì pochi giorni dopo il suo arrivo di attacco
cardiaco.
Nel 1955 la rocca fu consegnata alla città
di Trieste che lo restaurò e lo aprì al pubblico.
Da allora il Castello di Miramare è diventato
un’attrazione turistica popolare e viene
visitato da migliaia di persone ogni anno.
Per chi crede in queste cose, la bellezza
mozzafiato di questo castello fa dimenticare
ai visitatori le molte celebrità che hanno
perso la vita dopo aver soggiornato al suo
interno; una maledizione che non è mai stata
scongiurata e che attende solo qualcuno dorma
tra le mura del castello per riattivarsi.
FONTE: Misteri dal Mondo –
Credere Per Vedere
E CON QUESTO POST CI SALUTIAMO E
AUGURIAMO BUONE VACANZE, IL BLOG DI SMINZ RITORNA A SCRIVERE IL
GIORNO 3 SETTEMBRE 2022.
👍
venerdì 6 maggio 2022
MISTERI:THOMAS EDISON ED IL TELEFONO SPIRITICO
TRATTO DA IL PARANORMALE.COM
È possibile parlare con l’aldila?
Esiste davvero un telefono spiritico?
Thomas Edison aveva provato a costruire
un telefono che permetteva la comunicazione
con l’aldilà
Edison, è noto per l’invenzione e lo
sviluppo di dispositivi come il fonografo
e la lampadina ad incandescenza. Tuttavia,
l’inventore è meno noto per essersi dedicato
alla creazione di un dispositivo, che permetteva
la comunicazione con l’aldilà, dando quindi
la possibilità di parlare con i defunti.
Non si è saputo nulla sullo “Spirit phone”
fino al 1948.
16 Anni dopo la sua morte, viene scoperto,
tradotto e pubblicato, il suo diario originale.
L’ultimo capito del memoriale, era intitolato
“Spiritismo”, una raccolta di saggi in cui Edison
parla delle sue credenze nell’aldilà e in un
modo per comunicare con i morti.
In alcune tracce Edison dice:
“CREDO, A TORTO O A RAGIONE, CHE
LA VITA È INDISTRUTTIBILE… IO SONO
PROPENSO A CREDERE CHE LA NOSTRA
PERSONALITÀ IN SEGUITO SARÀ IN GRADO
DI INFLUENZARE LA MATERIA. SE QUESTO
RAGIONAMENTO È CORRETTO, ALLORA, SIAMO
IN GRADO DI EVOLVERE UNO STRUMENTO COSÌ DELICATO
DA ESSERE INTERESSATI A MANIPOLARE E MUOVERSI
NELLO STUDIO, E CREDERE FERMAMENTE CHE LA
NOSTRA PERSONALITÀ PUÒ SOPRAVVIVE NELL’ALTRA
VITA, TALE STRUMENTO, MESSO A DISPOSIZIONE,
DOVREBBE REGISTRARE QUALCOSA… SONO STATO AL
LAVORO PER QUALCHE TEMPO ALLA SUA COSTRUZIONE,
UN APPARATO PER VEDERE SE È POSSIBILE CONTATTARE
LE PERSONE CHE HANNO LASCIATO QUESTA TERRA E
COMUNICARE CON NOI”.
L’inventore comincio a lavorare al progetto
del “Telefono spiritico”, verso la fine del
1870. Amplificando il suono da uno dei suoi
fonografi, nella speranza che nel rumore di
fondo avrebbe contenuto le voci degli spiriti.
Sicuro che avrebbe funzionato fece un patto con
uno degli ingegneri, William Walter Dinwiddie,
secondo cui il primo dei due che sarebbe morto,
avrebbe tentato di contattare l’altro dall’aldilà.
Se Edison sia riuscito a comunicare con gli
spiriti rimane ancora un mistero.
venerdì 22 aprile 2022
MISTERI:IL FANTASMA DI COSTANZA DE CUPIS.
TRATTO DA IL PARANORMALE.COM
Quando si parla di fantasmi o costruzioni
infestate si tende ad immaginare luoghi
isolati, lontano da tutto e da tutti, spesso
teatro di omicidi o morti violente. E spesso
le indicazioni geografiche sono vaghe, a
volte errate o si dice che quella costruzione
è crollata o è stata abbattuta. Per una
volta vi parlo di un fantasma in pieno
centro della nostra capitale, in una delle
vie più famose e la cui dimora è ancora
visibili e alcune volte visitabile.
Non serve essere di Roma per sapere dove
si trova Piazza Navona; ecco, il resto di
questo edificio si affaccia proprio lì,
anche se l’entrata principale è in via
dell’Anima. Oggi si chiama Palazzo De Cupis,
ma prima che avvenisse la storia che vi
scriverò tra poco era conosciuto come Palazzo
Pamphilj.
Nei primi anni del 1600 a palazzo viveva
Costanza Conti un ragazza descritta come
molto avvenente. La cosa che però colpiva
chiunque la vedesse erano le sua mani,
di un candore unico e dalla bellezza
invidiata da tutte le dame dell’aristocrazia.
La giovane donna andò in sposa al nipote
del cardinale Giandomenico De Cupis e
anche dopo il suo matrimonio la usa
bellezza rimase tale e le sue mani
rimasero perfette, tanto che un artista
di nome Bastiano le chiese di poterne
fare un calco per mostrarle a tutti nella
propria bottega. L’uomo fece un calco
in gesso di una sua mano e la sua opera
divenne talmente FAMOSA che la gente andava
a vederla in pellegrinaggio quasi fosse una
reliquia.
La leggenda vuole che un giorno un frate
di San Pietro in Vincoli, giunse alla bottega
a rimirare quella opera d’arte e che,
stupefatto da tutta l’ammirazione della
gente che quasi venerava quel calco,
disse un frase del tipo:
«Se quella mano è umana, merita
d’essere tagliata!»
Probabilmente si riferiva al fatto
che le persone ne parlavano quasi
con blasfema ammirazione e che
sembravano più attratti da quel pezzo
di gesso che dalla croce del Cristo.
Quell’episodio giunse alle orecchie di
Costanza che da quel giorno si fece
prendere dal terrore e dall’angoscia,
vedendo in quell’affermazione un oscuro
presagio. La donna, religiosissima, ordinò
che il calco venisse distrutto e prese
la decisione di rinchiudersi in casa per
rinunciare alla vita mondana e espiare
colpe che effettivamente non aveva
pregando e cucendo.
Qualche tempo dopo la ragazza si punse
il dito con l’ago mentre stava ricamando
e quella che sembrava una ferita di poco
conto si infettò e si estese rapidamente
a tutta la mano e il braccio. La mano andò
in cancrena e a nulla servirono gli unguenti
e le medicine dei medici: dovette essere amputata.
Ma nemmeno quella drastica decisione riuscì
a salvare Costanza perché l’infezione era
ormai in circolo e la donna morì a causa
della setticemia.
Questa triste vicenda nei decenni a seguire
venne tramandata di padre in figlio, assunsero
i connotati di una leggenda e i romani ancora
oggi sostengono che il fantasma di Costanza
De Cupis si aggiri nel palazzo e che una
bellissima e pallida mano appaia dietro
il vetro di una finestra di Palazzo De
Cupis quando la luna fa capolino e i suoi
raggi illuminano la facciata.
In molti sostengono che quella
forma sia speso visibile anche
dalla piazza sottostante.
FONTE: Misteri dal Mondo –
Credere Per Vedere
venerdì 15 aprile 2022
MISTERI:LUOGHI INFESTATI;EX CIMITERO DI SAN PIETRO IN VICOLI (TORINO).
TRATTO DA IL PARANORMALE.COM
Esiste un piccolo cimitero a Torino,
che attira la curiosità di molta gente.
Venne costruito, in contemporanea con
quello di San Lazzaro, presso il fiume
Dora nel 1777 su ordine di Vittorio Amedeo III,
per seppellire l’enorme massa di vittime
causate dalla peste e dalla tremenda calura
che colpirono Torino nel 1776.
Quando fu costruito, il cimitero si
trovava fuori dalla città, poiché
in quel periodo era vietata la sepoltura
vicino a centri abitati. Il cimitero venne
chiuso, intorno al 1884, per via dei frequenti
riti satanici e dei saccheggi nelle tombe
che avvenivano di notte. “la velata”, una
statua scolpita a Firenze nel 1794 da Innocenzo
Spinazzi: una dama con un velo aderente sul
volto, così aderente da lasciar scorgere i
lineamenti del viso; nella mano destra un calice.
Rappresentava la morte. “La velata” fu
eseguita per la tomba della principessa
russa Barbara Beloselkij, morta nel 1792
ad appena 28 anni, con tre figli piccoli.
Il marito aveva dettato in francese l’epigrafe
“Oh, sentimento! Sentimento! Dolce vita dell’anima.
Quale cuore non hai mai colpito? Qual’è lo sfortunato
mortale cui non hai mai offerto il dolce piacer
di versar lacrime, e qual’è l’anima crudele che,
dinanzi a questo monumento così semplice e pietoso,
non si raccolga con malinconia e non condoni
generosamente i difetti allo sposo che l’ha innalzato?”.
Barbara fu ribattezzata Varvara dagli spiritisti:
la leggenda vuole che il suo fantasma passeggi
di notte intorno al Cimitero di San Pietro in
Vincoli, e che lì porti i suoi inconsapevoli
amanti per poi sparire. Uno dei testimoni,
il il tenente d’artiglieria Enrico Biandrà, se
la vide spesso comparire nel suo allogetto,
e fu tanto preso dalla sua eterea bellezza
che se ne innamorò. Nell’agosto del 1975,
l’Ufficio Tecnico del Comune traslocò la
statua della Velata nei magazzini dei sotterranei
della Mole Antonelliana; restaurata fu esposta
nella Galleria d’Arte Moderna di Torino in
seguito al Cimitero Generale. Fino al 1930
il cimitero ha conservato tutte le tombe e i
monumenti funebri, ma, visto il continuo fenomeno
di riti satanici al suo interno, la maggior
parte delle salme venne trasferita nel cimitero
generale e i cunicoli sotterranei vennero chiusi.
Oggi il cimitero è stato restaurato e conserva
solo qualche lapide di famiglia aristocratica
torinese.
venerdì 25 marzo 2022
MISTERI:LA GROTTA DELLE STRIARE-LEGGENDE METROPOLITANE
TRATTO DA IL PARANORMALE.COM
Il potere della Chiesa in Italia ha
sicuramente influito sulle credenze,
sulle tradizioni e le leggende che tutt’oggi
si tramandano di genitori in figlio. Se
analizziamo il folclore delle varie regioni
una delle figure costanti da nord a sud è
la strega, che poi un ogni zona cambia
leggermente, viene adattata e personalizzata.
Le streghe sono state e sono figure molto
presenti nella tradizione italiana e hanno
assunto diversi nomi.
Nel Salento vengono chiamate “macare”
o “striare” e ancora oggi si parla di
luoghi dove sarebbero solite ritrovarsi.
Sulla bellissima falesia che collega il
porto di Castro con Porto Miggiano a pochi
metri dal mare si apre la Grotta delle
Striare. Siamo sulla costa di Santa Cesarea
Terme dove si può godere di panorami
stupendi, ma anche misteriosi per via dei
molti anfratti che creano un gioco di luce
e ombre molto suggestivo.
Questa grotta prende il nome da
antiche dicerie secondo cui al suo
interno si radunavano le striare per
mescere pozioni, danzare con il diavolo
e lanciare i loro anatemi sulla brava
gente. Ad alimentare questa credenza ci
sono delle rocce alla sua entrata che
sembrano mani femminili dotate di lunghe
unghie che, soprattutto al calare del
sole, creavano un senso di inquietudine
tale da convincere gli abitanti della
zona che questa grotta fosse abitata
da streghe.
Anche i più scettici evitavano di
avvicinarsi e chi era talmente coraggioso
da voler controllare con i propri occhi
tornava in città affermando di aver
visto i vapori dei calderoni e aver
annusato l’odore pestilenziale delle
pozioni venefiche delle striare. Su
questa cosa bisogna precisare che
non erano invenzioni, ma era tutto
vero: probabilmente non c’erano
effettivamente le streghe nella grotta,
ma ancora oggi si possono vedere dei
vapori sprigionarsi dall’acqua, in
realtà dovuti alle acque delle sorgenti
sulfuree; in quanto all’odore, in certi
periodi dell’anno, quando c’era scirocco,
nell’aria si mescolavano le esalazioni
dell’acqua salata con quelle sulfuree,
creando il classico odore di uova marce
che si spandeva fino all’entrata della
grotta.
Non dimentichiamo poi che le streghe,
come figure negative del folclore
italiano, sono giunte fino ad oggi e
ancora i nostri nonni erano soliti accusarle
ogni qual volta succedevano incidenti nei
campi, in casa o fatti difficilmente spiegabili.
Qui nel Salento poi le streghe (è sbagliato definirle
tali, ma le chiamo così per capirci) ancora oggi
si radunano per il culto della natura in particolari
date e danno luogo a rituali e cerimonie che
a qualcuno fanno ancora storcere il naso (il
famoso culto wicca). Qui quindi l’ideologia di
strega non è mai stato abbandonato pienamente
e, sebbene le odierne streghe non danzino
assieme al diavolo di notte e non lanciano
anatemi agli sfortunati contadini, ancora
oggi sono additata come donne da evitare e
pericolose.
Nei paesini sono in molti a sostenere che
ancora oggi, in alcune notti di luna piena
e fino all’alba si diffondono nell’aria suoni
e rumori spaventosi, grida, canti e risate
oscene che terrorizzano perfino gli animali
domestici nelle fattorie. Si dice che, se
aveste la sfortuna di avvicinarci alla
grotta di notte, è probabile che veniate
coinvolti in un sabba e, se non volete esser
costretti a ballare freneticamente per una
notte intera e morire stremati, dovete
recitare per tre volte consecutive questa
filastrocca di scongiuro:
«Zzumpa e balla, pisara, zzumpa
e balla forte, se scappi de stu chiacculu
non essi cchiui de notte…
Sutta l’acqua e sutta lu jentu
sutta lu noce de lu mulinu a jentu.»
FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere
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