Lasciate ogne speranza, Voi ch' intrate...

Vi aspetta un viaggio nella Cultura, nella Filosofia, nella Poesia, nella Sociologia, nel Gossip......by Phil :-)































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mercoledì 24 giugno 2026

STORIA:Il gioco del Lotto

TRATTO DA CULTURA& SVAGO Anche se Napoli è considerata la capitale del gioco del lotto, esso si è diffuso solo nel 1682. Il gioco nacque a Genova nel 1539 dalle scommesse illegali che si facevano sui novanta nomi dei candidati per le elezioni al Senato. Inizialmente la Chiesa lo osteggiò, considerandolo un gioco immorale. Anche i governi lo considerarono pericoloso e lo misero al bando. Vittorio Amedeo II lo abolì nel 1713. Nei decenni seguenti, invece, per far fronte alla crisi finanziaria, il governo decise di legalizzarlo per trarne profitti. Dal 1817 le estrazioni avvengono ogni sabato. Oggi il gioco del lotto è regolato dal Ministero delle Finanze. La Smorfia La Smorfia napoletana consiste in una serie di numeri, derivati dalla lettura di alcuni elementi dei sogni, da giocare al Lotto. L'etimologia del nome è incerta, ma, essendo legata al mondo dei sogni, potrebbe derivare da Morfeo, il dio del sonno. La storia del munaciello (monachino) Secondo una nutrita tradizione napoletana, lo spiritello è un piccolo monaco dotato di vasti poteri magici. Secondo le circostanze, lo spiritello può assumere atteggiamenti dispettosi o propiziatori; a volte si presenta alle persone sotto le spoglie di un bambino nano con sembianze da vecchio mostruoso.

mercoledì 29 aprile 2026

Leggende campane BENEDETTO CROCE - Storie e leggende napoletane, Adelphi MATILDE SERAO - Leggende napoletane Il diavolo di Mergellina

tratto da CULTURA & SVAGO Il dipinto "Diavolo di Mergellina", di Leonardo da Pistoia, ritrae l’arcangelo san Michele che calca coi piedi e trafigge con la lunga lancia un dragone dalla testa di bellissima donna. L'iscrizione dice: «Et fecit victoriam halleluia!». Il dipinto, commissionato dal vescovo Diomede Carafa, raffigura la donna-diavolo (la nobildonna napoletana Vittoria D’Avalos), che si innamorò dell’affascinante Vescovo e ricorse a tutta la sua seduzione femminile per conquistarlo. Diomede, pur tormentato, riuscì a vincere la tentazione e col quadro rappresentò la vittoria, ottenuta con l'aiuto divino, sulle seduzioni della dama. Secondo la storia che si racconta, Carafa mostrò alla dama ignara il dipinto, che raffigura il viso di una giovane donna, che sorride e si mostra in atteggiamento voluttuoso, mentre l'angelo la trafigge con la lancia, come se non si accorgesse di morire oppure come se, pur nel languore della morte, conservasse le sue attrattive. Il dipinto fece nascere un diffuso modo di dire del popolo napoletano: "Bella come il diavolo di Mergellina». Tratto da Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane

mercoledì 25 marzo 2026

storia italiana:Gino Paoli testi di canzoni come poesie

tratto da rockit Averti addosso testo Se non so dire cosa sento dentro come un cieco come un sordo, se non so fare quel che si deve fare come una scimmia come un gatto, se non so amare come si deve amare come un bambino come un cretino, se non so dare come una tasca vuota come un problema ormai risolto. Averti addosso si, come una camicia come un cappotto come una tasca piena come un bottone come una foglia morta come un rimpianto. Averti addosso come le mie mani, come un colore, come la mia voce, la mia stanchezza come una gioia nuova, come un regalo. E se il mio cuore vuole essere una bocca che ti cerca e che ti inghiotte così mi porto dentro la tua vita questa canzone mai finita. Averti addosso si, come una camicia come un cappotto come una tasca piena come un bottone come una foglia morta come un rimpianto. Averti addosso come le mie mani, come un colore, come la mia voce, la mia stanchezza come una gioia nuova, come un regalo. Averti addosso come la mia estate di S. Martino come una ruga nuova come un sorriso come un indizio falso come una colpa. Averti addosso come un giorno di sole a metà di maggio che scalda la tua pelle e ti scioglie il cuore e che ti da la forza di ricominciare. Averti addosso averti insieme restare insieme, volerti bene. Averti addosso averti insieme restare insieme, volerti bene. Un altro amore testo Cento volte ho pensato di averti incontrato Cento volte ho capito di avere sbagliato Ma è bastato un tuo piccolo gesto Così logico quando l'ho visto Per capire che Eri proprio tu Non ci sarà un altro amore Non ci sarà un'altra volta Non ho più il cuore libero Non c'è spazio per altre storie Non ci sarà un'altra volta Non ci sarà un altro amore Lo sapevo Che da qualche parte esistevi T'ho cercata T'ho trovata in mille amori Ma ogni volta mancava qualcosa Sì mancava quel piccolo gesto E alla fine tu Finalmente tu Non ci sarà un altro amore Non ci sarà un'altra volta Chi mancava sulla mia strada Eri tu e comunque vada Non ci sarà un altro amore Quel che sembra impossibile Qualche volta succede ancora Non ci sarà un'altra volta Non ci sarà un altro amore. ciao Gino

mercoledì 11 giugno 2025

LA STORIA DI NAPOLI.

TRATTO DA CIVITATIS- NAPOLI Antica colonia greca, Napoli è una città unica con un grande partrimonio culturale e storico dato dall'influenza di varie culture. La storia di Napoli comincia agli inizi dell'VIII secolo a.C. con la fondazione dell'isola di Ischia da parte dei greci. Più tardi, a causa di fattori geologici, i greci abbandonarono l'isola per dirigersi verso il continente, dove fondarono Cuma. Man mano che la città di Cuma cresceva, cambiò nome in Neapolis (città nuova). A partire dall'anno 328 la città conobbe un periodo di prosperità economica e culturale, diventando la meta di personalità politiche e intellettuali importanti, come Cicerone e Virgilio. La scissione dell'Impero Romano, le invasioni barbariche nella penisola e la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) influirono notevolmente negli eventi più rilevanti della storia di Napoli nell'Alto Medioevo. Napoli medievale Dopo essere passata nelle mani dell'imperatore Giustiniano, la regione Campania venne coinvolta nella guerra tra bizantini e longobardi e fu divisa in base alle rispettive sfere di influenza. Con il decisivo appoggio della chiesa, i normanni cominciarono il loro periodo di dominazione e conquistarono il Sud Italia stabilendo la capitale a Palermo. Dopo la morte dell'ultimo re normanno senza eredi, il Sacro Romano Impero Germanico assunse il potere migliorando l'economia e l'amministrazione del regno, oltre a stimolarne la cultura. Nel 1263, il Sud Italia passò nelle mani dell'Impero Angioino, trasformandosi in un regno indipendente con capitale a Napoli. La situazione restò stabile fino al 1442, quando alcune insurrezioni portarono al potere Alfonso V d'Aragona Monarchia spagnola Nel XVI secolo, Napoli visse un periodo prospero durante il quale venne eretta l'università, la popolazione raddoppiò, furono costruiti nuovi quartieri e le mura furono ampliate per lasciare che la città crescesse. In questo periodo sorsero palazzetti e lussuose residenze, che furono costruiti nelle adiacenze del Vesuvio. Successivamente, Napoli divenne una delle tappe della via delle Fiandre, incrementando ancora di più la ricchezza e la prosperità della città. Nel 1622, Genova cadde in bancarotta e trascinò Napoli in uno dei suoi periodi più bui. Inoltre , nel 1656, una grande la peste colpì Napoli e uccise tre quarti della popolazione. I sopravvissuti dovettero fare i conti con gli effetti della Guerra di Successione Spagnola. Napoli e i Borbone Dopo la firma del Trattato di Utrecht, Napoli passò nelle mani degli austriaci, ma poco dopo, Carlo di Borbone approfittò della Guerra di Successione per recuperare il regno e riportarlo sotto il dominio spagnolo. Arrivo di Napoleone Nel 1796, Napoleone cominciò l'invasione dell'Italia e, due anni dopo, giunse a Napoli costringendo il re ad abbandonare la città. Pochi anni dopo venne costituito l'Esercito Cattolico Reale, per aiutare Fernando IV a riconquistare il regno e a restaurare la monarchia borbonica. Nel 1805, Napoleone tornò all'attacco e riprese il controllo su Napoli, obbligando Fernando IV ad istallarsi in Sicilia. Il Regno delle Due Sicilie Nel 1815, il Congresso di Vienna stabilì il famoso "principio di legittimità" secondo il quale le terre dovevano essere riconsegnate agli antichi monarchi. In quel momento, Fernando IV fondò il Regno delle Due Sicilie. Furono anni prosperi per il regno, che entrò in una fase di opulenza incassando più dei due terzi dell'oro della penisola. Fine del regno e Unità d'Italia L'invasione di Garibaldi implicò che il re Francesco II perdesse la corona. Successivamente, la penisola si divise in sette stati. Da questo momento in poi, iniziò un periodo di occupazione per tentare l'unificazione dell'Italia. Utilizzando metodi poco ortodossi, come la compravendita di voti, Garibaldi cominciò a conquistare tutti i territori che incontrava. Infine, nel 1861, fu proclamato il Regno d'Italia. Storia recente Dopo l'unificazione, Napoli visse un periodo di decandenza, tanto che il re Vittorio Emanuele III si vide costretto a cominciare una campagna per migliorare l'immagine turistica della città attraverso finanziamenti diretti all'arte e all'industria. Successivamente al disastro della Seconda Guerra Mondiale, i napoletani sperimentarono un certo miglioramento, stroncato dal successivo terremoto. Superata la tragedia, la città continuò ad espandersi. A partire dal 1994, Napoli cominciò un periodo di ripresa che dura ancora oggi.

mercoledì 23 aprile 2025

Cinque leggende toscane:Abbazia di San Giusto a Pinone

tratto da tuttatoscana Un luogo che, come spesso accade per i siti sacri, emana un’energia particolare e che pertanto lo circonda un’aura mistica che sa di miracolo come racconta una leggenda sulla sua edificazione: fu fatta in una sola notte insieme a quella di San Baronto distante vari chilometri che comunque non impedirono ai due frati costruttori di edificarle scambiandosi i pochi attrezzi di cui disponevano: la mestola e un martello.

mercoledì 16 aprile 2025

Cinque leggende toscane:Sant’Antimo, la leggenda

TRATTO DA TUTTATOSCANA Una leggenda lega il nome di Sant’Antimo a quello più altisonante di un imperatore tra i più illustri di un periodo travagliato di passaggio da una struttura imperiale, quella romana, a una nuova che ad essa si ispirava: Carlo Magno e il Sacro Romano Impero. L’imperatore l’avrebbe fondata nel 781, di ritorno da Roma, per una grazia ricevuta: il suo esercito si era fermato in val Starcia per sfuggire a un’epidemia di peste e avrebbe ritrovato la salute grazie all’erba che vi nasce detta quindi carolina. Si racconta anche che l’imperatore avesse fatto voto affinché il flagello della peste cessasse e avendo ricevuto la grazia fondò l’abbazia. Come spesso accade le leggende sono intrecciate l’una all’altra e con diverse sfumature raccontano la medesima storia: l’imperatore avrebbe fatto la deviazione dalla Francigena appositamente per portare le reliquie dei santi martiri Antimo e Sebastiano, ricevute dal papa Adriano I, e farne dono all’abbazia. Belle le leggende, comunque, anche se non sono perfettamente in linea con la storia. Ma tutti i luoghi insigni ne hanno una o addirittura varie. Sant’Antimo non poteva sfuggire alla regola.

mercoledì 9 aprile 2025

Cinque leggende toscane:La leggenda della bella Marsilia

TRATTO DA "TUTTATOSCANA" Si racconta che nel lontano 1543 un’invasione di pirati turchi, capitanati da un certo “Barbarossa” fossero sbarcati in Maremma. Il fatto, non improbabile storicamente, è alla base della leggenda. Il territorio era stato precedentemente dominato dalla famiglia degli Aldobrandeschi che cedettero la proprietà intorno alla metà del 1300 ai Marsili una famiglia senese che lo tennero a lungo anche quando fu incorporato nel Granducato di Toscana al confine del cosiddetto Stato dei Presidi, un breve corridoio attraverso il quale la casa regnante spagnola poteva raggiungere i propri possedimenti oltralpe. Il toponimo si lega al nome di un’appartenente la famiglia, la bella Marsilia, una giovanetta di circa sedici anni di una bellezza sfolgorante per il colore fulvo dei suoi capelli e per gli occhi color del mare, mentre precedentemente era chiamata Torre di Collecchio. Le versioni, come spesso capita nelle leggende, sono diverse, ma ciò non toglie che la base storica sia comune a tutte. La bella Margherita di Nanni Marsili, detta anche la Rossa, rapita e trasferita a Costantinopoli divenne la preferita del Serraglio del Gran Signore Solimano cui dette anche un discendente: bellezza mezza dote, recita un vecchio adagio, ma per la bella Marsilia fu una dote per intero.

mercoledì 2 aprile 2025

Cinque leggende toscane:La leggenda della lupa senese

tratto da tuttotoscana Una leggenda, che viene fatta risalire al XIII secolo, racconta le origini di Siena e la dice fondata da Senio, figlio di Remo che Romolo uccise per fondare Roma e che ne perseguitò i figli Senio e Ascanio. I due giovani fuggirono su due cavalli, uno bianco e uno nero, portando con sé il simulacro della lupa capitolina. Giunsero sulle rive del fiume Tressa, un territorio abitato da boscaioli e pastori dove costruirono un primo accampamento cui aggiunsero tre fortificazioni sui tre colli sui quali ancora oggi sorge la città, per potersi difendere dall’assedio dei sicari mandati da Roma. Così Siena accoglie tra gli altri, come proprio simbolo, la lupa capitolina e la sua Balzana accampa i colori bianco e nero in ricordo dei cavalli dei due fratelli fuggiaschi. Se a Senio la leggenda attribuisce la fondazione di Siena ad Ascanio quella di Asciano.

mercoledì 16 ottobre 2024

SANTA FRANCESCA ROMANA BIOGRAFIA-

TRATTO DA SANTIBEATI Roma, 1384 – 9 marzo 1440 Francesca Bussa de’ Leoni nacque a Roma nel 1384. Cresciuta negli agi di una nobile e ricca famiglia, coltivò nel suo animo l'ideale della vita monastica, ma non poté sottrarsi alla scelta che per lei avevano fatto i suoi genitori. La giovanissima sposa, appena tredicenne, prese dimora con lo sposo Lorenzo de' Ponziani, altrettanto ricco e nobile, nella sua casa nobiliare a Trastevere. Con semplicità accettò i grandi doni della vita, l'amore dello sposo, i suoi titoli nobiliari, le sue ricchezze, i tre figli nati dalla loro unione, due dei quali le morirono. Da sempre generosa con tutti, specie i bisognosi, per poter allargare il raggio della sua azione caritativa, nel 1425 fondò la congregazione delle Oblate Benedettine di Maria, dette anche Nobili Oblate di Tor de’ Specchi e, oggi, Oblate di Santa Francesca Romana. Tre anni dopo la morte del marito, emise ella stessa i voti nella congregazione da lei fondata. Morì il 9 marzo 1440. È stata canonizzata da papa Paolo V il 29 maggio 1608, diventando la prima santa donna italiana dal tempo di Caterina da Siena, ma anche la prima cittadina della Roma moderna a ottenere gli onori degli altari. I suoi resti mortali sono venerati nella basilica di Santa Maria Nova a Roma, popolarmente detta “di Santa Francesca Romana”, posti in una cripta sotto l’altare maggiore. Patronato: Città di Roma, automobilisti Etimologia: Francesca = libera, dall'antico tedesco Martirologio Romano: Santa Francesca, religiosa, che, sposata in giovane età e vissuta per quarant’anni nel matrimonio, fu moglie e madre di specchiata virtù, ammirevole per pietà, umiltà e pazienza. In tempi di difficoltà, distribuì i suoi beni ai poveri, servì i malati e, alla morte del marito, si ritirò tra le oblate che ella stessa aveva riunito a Roma sotto la regola di san Benedetto.

mercoledì 18 settembre 2024

19 SETTEMBRE -SAN GENNARO-PREGHIERA A SAN GENNARO

TRATTO DA -PREGHIERE PER LA FAMIGLIA- 19 SETTEMBRE SAN GENNARO Gennaro era nato a Napoli, nella seconda metà del III secolo, e fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani. Nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del suo martirio. Egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania. Gennaro saputo dell'arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere. Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell'anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri. (Avvenire) PREGHIERA A SAN GENNARO O Gennaro, strenuo atleta della fede di Gesù Cristo, inclito Patrono della cattolica Napoli, volgi benigno il tuo sguardo verso di noi, e degnati di accogliere i voti che con piena fiducia nel tuo potente patrocinio deponiamo oggi ai tuoi piedi. Quante volte sollecito sei accorso in aiuto dei tuoi concittadini, ora arrestando il cammino della lava sterminatrice del Vesuvio, ed ora prodigiosamente liberandoci dalla peste, dai terremoti, dalla fame, e da tanti altri castighi divini, i quali gettavano lo spavento in mezzo a noi! Il perenne miracolo della liquefazione del tuo sangue è segno sicuro ed oltremodo eloquente che vivi in mezzo a noi, conosci le nostre necessità e ci proteggi in una maniera affatto singolare. Prega, deh! prega per noi che a te ricorriamo, sicuri di essere esauditi: e liberaci da tanti mali che da ogni parte ci opprimono. Salva la tua Napoli dall'invadente incredulità e fa che quella fede, per cui generosamente sacrificasti la tua vita, renda sempre in mezzo a noi frutti ubertosi di sante opere. Così sia. (200 giorni di indulgenza, una volta al giorno)

mercoledì 29 maggio 2024

BIOGRAFIA:" CUORE SEMPLICE" MASSIMO TROISE.

TRATTO DA BIOGRAFIE. Massimo Troisi nasce il 19 febbraio del 1953 a San Giorgio a Cremano, una ridente cittadina a quattro chilometri da Napoli. Cresce in una famiglia numerosa: nella sua stessa casa, infatti, abitano, oltre ai suoi genitori ed ai suoi cinque fratelli, due nonni, gli zii ed i loro cinque figli. Ancora studente comincia ad interessarsi al teatro, iniziando a recitare in un gruppo teatrale "I Saraceni", di cui facevano parte Lello Arena, Enzo Decaro, Valeria Pezza e Nico Mucci. Nel 1972 lo stesso gruppo fonda il Centro Teatro Spazio all'interno di un ex garage a San Giorgio a Cremano, dove in principio si mandava in scena la tradizione del teatro napoletano, daViviani a Eduardo. Nel 1977 nasce la Smorfia: Troisi, Decaro ed Arena cominciano a recitare al Sancarluccio di Napoli ed il successo teatrale ben presto si trasformerà in un grande successo televisivo. Cronologicamente, però, il successo arriva prima alla radio con "Cordialmente insieme" e successivamente in televisione nel 1976 con la trasmissione "Non stop" e nel 1979 con la trasmissione "Luna Park". Sono di quegli anni gli sketch dell'Arca di Noè, dell'Annunciazione, dei Soldati, di San Gennaro tra gli altri. L'ultimo spettacolo teatrale de La smorfia è "Così è (se vi piace)". Dal 1981 comincia per Massimo Troisi l'avventura anche nelle sale cinematografiche con il primo film in cui è regista e protagonista "Ricomincio da tre". Un vero e proprio trionfo di critica e di pubblico. Nel 1984 è a fianco dell'irresistibile Benigni, sia come regista che come attore, nel film "Non ci resta che piangere". È del 1985 invece la curiosa interpretazione di "Hotel Colonial" di Cinzia TH Torrini. Passano due anni (1987) e Massimo Troisi è ancora una volta impegnato in prima persona, dietro e davanti alla macchina da presa con il film "Le vie del Signore sono finite". Tre film di Ettore Scola lo vedono in questi ultimi anni impegnato di nuovo come attore: "Splendor" (1989); "Che ora è" (1989), che gli ha fatto vincere il premio come migliore attore (in coppia con Marcello Mastroianni) alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, "Il viaggio di Capitan Fracassa" (1990). Con "Pensavo fosse Amore... invece era un calesse" (1991) di cui è anche autore e interprete, Troisi firma la sua quinta regia cinematografica. Il 4 giugno 1994, ad Ostia (Roma), Troisi muore nel sonno a causa del suo cuore malato, ventiquattro ore dopo aver terminato le riprese de "Il postino" diretto da Michael Radford, il film che aveva amato di più. Negli ultimi due anni di vita la sua compagna è stata Nathalie Caldonazzo. Massimo Troisi: filmografia Regista ed attore protagonista "Ricomincio da tre", 1980/81; "Morto Troisi, viva Troisi", 1982 (film per la tv); "Scusate il ritardo", 1982/83; "Non ci resta che piangere", 1984 (co-regia con Roberto Benigni); "Le vie del Signore sono finite", 1987; "Pensavo fosse amore invece era un calesse", 1991; Attore protagonista in opere altrui "No grazie il caffè mi rende nervoso", 1983 di Lodovico Gasparini; "Hotel Colonial", 1985 di Cinzia TH Torrini; "Splendor", 1989 di Ettore Scola; "Che ora è", 1989 di Ettore Scola; "Il viaggio di Capitan Fracassa", 1990 di Ettore Scola; "Il postino", 1994 di Michael Radford in collaborazione con Massimo Troisi.

mercoledì 15 maggio 2024

BIOGRAFIE:Isabella d'Este

TRATTO DA BIOGRAFIE Biografia • Diplomazie rinascimentali Isabella d'Este nasce a Ferrara il 17 maggio 1474 da una nobile famiglia: il padre è Ercole I d'Este, mentre la madre è Eleonora d'Aragona, una delle figlie del re di Napoli Ferdinando I e di Isabella di Clermont. La giovane Isabella riceve un'educazione umanistica grazie ai suoi insegnanti, tra cui si ricordano Nicolò Cosmico e Jacopo Gallino. Isabella in giovane età è molto acculturata e intelligente, intrattiene molte corrispondenze epistolari nella città di Mantova e colleziona sculture in stile romano e moderno. Il 12 febbraio 1490 sposa Francesco II, figlio di Federico I Gonzaga, il marchese di Mantova. È stata promessa sposa al giovane il 28 maggio di dieci anni prima in seguito a un accordo stipulato tra la famiglia estense e la famiglia dei Gonzaga. In quel periodo è ancora una bambina, mentre Francesco II Gonzaga non ha ancora compiuto quattordici anni. Il matrimonio viene celebrato per rafforzare l'alleanza tra la famiglia Este e la famiglia Gonzaga. Dopo il matrimonio con il giovane Gonzaga, Isabella giunge a Mantova il 14 febbraio 1490, dove viene accolta calorosamente dagli abitanti della città, che rimangono colpiti dal suo portamento garbato e raffinato. La marchesa inizia a invitare a corte molti intellettuali e artisti dell'epoca rinascimentale, tra cui si ricordano: Leonardo da Vinci, Mantegna, il Perugino, il Correggio, Ludovico Ariosto, il musicista Tromboncino, il musicista Cara, Tiziano, Raffaello. Il suo portamento cordiale e leggiadro non passa inosservato a corte. Molti artisti decorano per lei i suoi appartamenti, ma in particolar modo la Grotta e lo studiolo. Isabella d'Este è amante dei gioielli e, avendo buon gusto nel vestirsi, è considerata come un modello e come un punto di riferimento nel mondo occidentale dell'epoca rinascimentale. Con il suo stile impeccabile incarna la perfezione e la bellezza così da essere considerata la "Prima donna" del Rinascimento italiano. Con i suoi modi di fare cordiali riesce a stringere forti legami d'amicizia con duchi, principi, re, artisti, musicisti, poeti e studiosi. Ma Isabella d'Este è anche musicista, non solo una grande intellettuale. La marchesa di Mantova sfrutta anche le sue innumerevoli qualità in ambito politico, in particolar modo nei momenti in cui il marito è assente per svariati motivi. La dote che la contraddistingue è la grande diplomazia che utilizza per condurre gli affari politici. Con grande coraggio, ad esempio, prende le redini del potere quando il marito Francesco II è prigioniero a Venezia per lungo tempo. È questo un periodo molto difficile e Isabella lo supera con grande forza e abilità politica. Nel 1519 muore Francesco II Gonzaga e Isabella governa il marchesato come reggente del figlio Federico, ancora minorenne. Sotto la sua reggenza politica Mantova viene elevata da marchesato a ducato, ottenendo una posizione di grande prestigio in Italia. Inoltre riesce ad avviare delle trattative politiche con il temuto cardinale e arcivescovo Cesare Borgia per riavere il Cupido realizzato da Michelangelo, rubato dal Borgia in occasione della presa del ducato di Urbino; la presa del ducato avviene nel 1502 ai danni di Guidobaldo di Montefeltro e della consorte Elisabetta Gonzaga. Isabella, dopo essere riuscita nell'intento di far diventare Mantova un ducato, riesce a far diventare Ercole, uno dei suoi sette figli, cardinale. Dopo aver condotto con grande abilità gli affari politici dei possedimenti territoriali della sua famiglia è costretta a lasciare la città per una decisione politica presa dal figlio Federico che controlla ormai da solo il ducato di Mantova. Si rifugia così a Roma nonostante i disordini politici che si verificano in seno alla città controllata dal papa. Nel 1527 è protagonista del sacco di Roma ed è circondata dai cardinali legati al papa Clemente VII, che la vogliono rendere prigioniera. In questa circostanza però riesce a scappare per rifugiarsi nel proprio palazzo, all'interno del quale offre ospitalità a circa duemila persone. Ancora una volta, facendo uso della sua abilità diplomatica e della sua intelligenza, riesce a non far occupare il suo palazzo e a non farlo saccheggiare. Dopo essere tornata a Mantova, risolve i problemi causati dal figlio Federico. Isabella d'Este muore il 13 febbraio 1539 all'età di sessantaquattro anni; viene sepolta a Mantova, nella Chiesa di San Francesco.

mercoledì 21 giugno 2023

PIRANDELLO: "IL FU MATTIA PASCAL", LA SUA ATTUALITA'.

BRANI SALIENTI TRATTI DAL LIBRO "IL FU MATTIA PASCAL" Le macchine e il progresso scientifico «Oh perché gli uomini,» domandavo a me stesso, smaniosamente, «si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E che farà l'uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d'arricchire l'umanità (e la impoverisce, perché costano tanto care), che gioja in fondo proviamo noi, anche ammirandole?» La necessità di un'identità Ed ecco, ora, dopo essermi aggirato per due anni, come un'ombra, in quella illusione di vita oltre la morte, mi vedevo costretto, forzato, trascinato peri capelli a eseguire su me la loro condanna. Mi avevano ucciso davvero! Ed esse, esse sole si erano liberate di me... [...] Ma sì! ma sì! Io non dovevo uccider me, un morto, io dovevo uccidere quella folle, assurda finzione che m'aveva torturato, straziato due anni, quell'Adriano Meis, condannato a essere un vile, un bugiardo, un miserabile; quell'Adriano Meis dovevo uccidere, che essendo, com'era, un nome falso, avrebbe dovuto aver pure di stoppa il cervello, di cartapesta il cuore, di gomma le vene, nelle quali un po' d'acqua tinta avrebbe dovuto scorrere, invece di sangue: allora sì! Via, dunque, giù, giù, tristo fantoccio odioso! Annegato, lí, come Mattia Pascal! Una volta per uno! La solitudine Ah, che vuol dir morire! Nessuno, nessuno si ricordava più di me, come se non fossi mai esistito... Folle! Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici?

mercoledì 24 maggio 2023

Una storia di alluvioni in Italia (1951-2018)

polaris: Le inondazioni sono eventi diffusi e frequenti in Italia, e causano vittime e danni rilevanti ogni anno. Malgrado la loro diffusione, le problematiche connesse a tali calamità restano sconosciute alla maggioranza dei cittadini che mostrano, inoltre, una scarsa percezione dei rischi geo-idrologici a cui sono soggetti. Questa realtà contrasta con l’alta frequenza con la quale gli eventi di frana e di inondazione si sono succeduti in passato, e per i quali esiste, in Italia, una notevole quantità di informazioni storiche censite nel tempo, organizzate in archivi digitali e pubblicate in rete attraverso siti dedicati e portali geografici. Le informazioni raccolte riguardano sia gli aspetti fisici legati alle dinamiche dei processi naturali, sia i danni e gli impatti socio-economici da essi prodotti. Gli eventi di seguito elencati sono solo alcuni tra i più tragici che si sono succeduti in Italia dal 1950. Essi rappresentano una visione solo parziale del reale effetto causato sulla popolazione, ma possono raccontare aspetti poco conosciuti alla maggior parte della popolazione, e offrire più di uno spunto di riflessione sui possibili impatti futuri di potenziali eventi. ELENCO DELLE REGIONI COINVOLTE DALLE ALLUVIONI E DALLE INONDAZIONI 22/10/1951 - Calabria - 68 MORTI 14/11/1951 - Polesine - 101 MORTI 19/09/1953 - Provincia di Genova - 10 MORTI 21/10/1953 - Provincia di Reggio Calabria - 101 MORTI 25-26/10/1954 - Provincia di Salerno - 325 MORTI 05/09/1959 - Ancona - 10 MORTI 23-25/10/1959 - Zona del Metapontino - 12 MORTI 04/11/1966 - Italia nord-orientale - 87 MORTI 04/11/1966 - Toscana e Firenze - 47 MORTI 03/11/1968 - Biellese - 83 MORTI 07/10/1970 - Genova e provincia - 48 MORTI 05/11/1976 - Trapani - 18 MORTI 09/08/1978 - Val d’Ossola - 19 MORTI 18/07/1987 - Valtellina - 23 MORTI 28/07/1987 - Val Pola - 28 MORTI 06/11/1994 - Piemonte - 71 MORTI 19/06/1996 - Versilia e Garfagnana - 14 MORTI 05/05/1998 - Sarno - 160 MORTI 10/09/2000 - Soverato - 13 MORTI 13-16/10/2000 - Italia nord-occidentale - 23 MORTI 01/10/2009 - Provincie di Messina - 37 MORTI 25/10/2011 - Lunigiana e Cinque Terre - 13 MORTI 04/11/2011 - Genova - 6 MORTI 18/11/2013 - Sardegna - 18 MORTI 10/09/2017 - Livorno - 8 MORTI 19/08/2018 - Forra del Raganello - 10 MORTI 03/11/2018 - Provincia di Palermo - 13 MOR

giovedì 23 febbraio 2023

BIOGRAFIA DEI SANTI: SANTA MARIA GORETTI.

TRATTO DA "BIOGRAFIA DEI SANTI" Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia Santa Maria Goretti - Voglio che Alessandro venga con me in Paradiso Ora conoscerete una ragazza della vostra età, in tutto simile a voi, che però ebbe un grandissimo coraggio e una capacità di perdonare uguale uguale a quella di Gesù. La sua storia sembra un trihller, ma ha un inaspettato lieto fine. Si chiamava Maria Goretti, anzi Marietta, e nacque in provincia di Ancona, nel 1890; fu battezzata nello stesso giorno della sua nascita, come si usava in quei tempi, e a sei anni ricevette la Cresima. Un anno dopo i suoi genitori, che avevano altri quattro figli più piccoli di lei ed erano molto poveri, si trasferirono nel Lazio, per lavorare le terre dell’Agro Pontino. Insieme a loro partirono anche un papà e un figlio, i signori Serenelli. Mentre i suoi genitori lavoravano nei campi, Maria svolgeva le faccende domestiche e accudiva con tenerezza e bontà i fratellini più piccoli. Dopo alcuni anni, però, nel 1900, il papà di Maria morì. Per sopravvivere e poter restare nella casa in cui abitavano, le due famiglie, Goretti e Serenelli, si unirono: i Serenelli coltivavano i campi, mentre mamma Assunta pensava ai bambini, alle due case e ai lavori sull’aia, dove c’erano le galline, le oche e le anatre. Maria invece si dedicava alla vendita delle uova e dei colombi, al trasporto dell’acqua (allora non c’erano i rubinetti e bisognava andare alla fontana a prenderla) e ad altre varie attività. A scuola non andava più, perché c’era troppo bisogno di lei in casa. Amava molto Gesù e pregava volentieri. Volle a tutti i costi ricevere l’Eucaristia prima degli undici anni, invece di aspettare i dodici come facevano le sue compagne; per questo con grande gioia riuscì a frequentare il catechismo. Quando la Messa non veniva celebrata nei pressi di casa sua, andava in una chiesa lontana parecchi chilometri perdendo delle ore di sonno. Sapeva stare in silenzio e le sue parole erano misericordiose come quelle di Gesù. Tutti le volevano bene e dicevano che era buona come un angelo. Lei era molto felice, perché Gesù era sempre con lei. Purtroppo il signor Serenelli cominciò a diventare prepotente e a litigare con mamma Assunta, che invece era una donna onesta. Il figlio del Serenelli, che si chiamava Alessandro e aveva 18 anni, aveva invece messo gli occhi su Maria e voleva fare l’amore con lei. Glielo disse e Marietta naturalmente rifiutò: la proposta di Alessandro non era buona, non piaceva a Gesù ed era contro i Comandamenti. Per non aggravare i rapporti già tesi fra le due famiglie e per non causare problemi ad Alessandro, ella però non disse nulla alla mamma. Arrivò così il 5 luglio del 1902. Sull’aia i Serenelli e i Goretti sbaccellavano le fave secche, mentre Maria, seduta sul pianerottolo di casa, rammendava una camicia. L’aria era calma e tranquilla e tutto sembrava normale. Invece a un certo punto Alessandro lasciò il lavoro e si avviò verso casa con un pretesto. Giunto sul pianerottolo invitò Maria ad entrare in casa, ma lei non si mosse; allora il ragazzo la portò nella cucina, mentre Maria gli diceva: “Dio non vuole, se fai questo vai all’inferno!”. Il giovane si arrabbiò moltissimo e la colpì con un punteruolo. Le grida di Maria furono sentite dalla mamma, che accorse e subito la portò all’ospedale. Ormai però era troppo tardi e Maria non poté essere salvata. Prima di morire perdonò al suo assassino, come fece il Signore sulla croce. Disse alla mamma: “Per amore di Gesù gli perdono; voglio che venga con me in Paradiso”. Poi ricevette la Comunione e l’Unzione degli infermi e morì serenamente il giorno dopo. Alessandro naturalmente fu arrestato, condannato e messo in prigione. Nel 1910 si pentì di ciò che aveva fatto e, quando uscì dal carcere nel 1928, andò da mamma Assunta a chiederle perdono. In segno di riconciliazione entrambi ricevettero la Comunione: la misericordia di Dio, chiamata dal perdono di Maria, aveva raggiunto il suo assassino!

giovedì 4 agosto 2022

MISTERI:LA MALEDIZIONE DEL CASTELLO DI MIRAMARE

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Ogni oscuro castello che si rispetti deve avere un suo fantasma… Beh, non è sempre vero: ci sono moltissimi castelli sui quali non si conoscono leggende su presunti fantasmi, ma che nascondono comunque oscuri segreti. In Italia forse il più famoso è il Castello di Miramare, una bellissima fortezza sulla punta del promontorio di Grignano a Trieste. Pur non avendo un fantasma tutto suo, si dice che su di esso gravi una tremenda maledizione secondo cui chiunque vi pernotti è destinato a morire prematuramente in terra straniera. Ora voi penserete che si tratti di una o due persone che per chissà quale coincidenza sono morte all’estero dopo aver dormito in questo castello; se credete nelle maledizioni questa sembra essere talmente potente che c’è addirittura chi pensa che sia essere indirettamente responsabile dell’inizio della prima guerra mondiale. Ma andiamo con ordine. Il bellissimo Castello di Miramare non è una rocca molto antica: risale a metà del XIX secolo, quando l’arciduca austriaco Ferdinando Massimiliano d’Asburgo giunse a Trieste e rimase talmente affascinato dalla bellezza del promontorio di Grignano che ne acquistò molti appezzamenti e decise di far costruire una residenza degna del suo titolo. I lavori iniziarono il 1° marzo del 1856 e Massimiliano ordinò che fosse la più bella delle rocche perché doveva essere un monumento d’amore alla moglie Charlotte del Belgio. La coppia rimase talmente rapita dal panorama e da quello che sarebbe diventato il castello che alla vigilia del Natale del 1860 presero alloggio al piano terra dell’edificio nonostante i lavori fossero tutt’altro che finiti. La coppia voleva godersi la loro idilliaca rocca per il resto della vita, ma in realtà lo fece solo per pochi anni. Nel 1864 Napoleone III di Francia fece pressione su Massimiliano affinchè lui e Charlotte andassero in Messico e lui assumesse il ruolo di imperatore: ciò che voleva Napoleone era un alleato nel Nuovo Mondo in modo da poter allargare le influenze anche oltre oceano. L’imperatore Massimiliano I del Messico però non ebbe vita facile in terra straniera e la sua monarchia durò appena 3 anni perchè le sue idee conservatrici si scontrarono con un popolo fortemente liberale. Il problema più grande però era la guerra civile americana, nata delle obiezioni degli americani a qualsiasi interferenza europea negli affari del Nuovo Mondo. Sta di fatto che nel 1866 Massimiliano fu sconfitto e, nonostante gliene venne data la possibilità, rifiutò di lasciare il Messico. Contro i pareri di Charlotte e addirittura di Napoleone III, Massimiliano tentò di resistere all’assedio e finì per essere giustiziato il 19 giugno 1867. La povera Charlotte, già in crisi a causa di una mania persecutiva acuta, subì tracollo mentale e quando giunse in Europa trascorse il resto dei suoi giorni in solitudine nel castello di Bouchout in Belgio, dove morì nel 1927. Troppo poco per giustificare una maledizione, non credete? Ma proseguiamo. Il castello passò nelle mani dell’imperatore Franz Joseph e di sua moglie Elisabetta d’Austria e nuovamente uno dei suoi residenti morì in condizioni misteriose: la mattina del 30 gennaio 1889 il loro unico figlio Rudolf, principe ereditario d’Austria, fu trovato ucciso presso la residenza di Mayerling, nel bosco di Vienna. L’incidente fu etichettato come suicidio, ma sollevò molte teorie di cospirazione. La maledizione in questo caso non si fermò ad un unico membro, ma proseguì con la madre di Rudolf, l’imperatrice Elisabetta, che il mondo intero conosce con il soprannome di Sissi. Sissi, al pari di Lady Diana, era un’icona della nobiltà del tempo, era bella, era amata per le sue opere caritative e molto popolare anche tra le caste più basse. Amava viaggiare e nel 1898 andò a Ginevra con la contessa Irma Sztaray de Sztara e Nagymihaly. Purtroppo anche un giovane anarchico italiano di nome Luigi Lucheni era anche in città: rivelò successivamente che era venuto a Ginevra “per uccidere un sovrano”, non importava quale. Il 10 settembre 1898 pugnalò Sissi al torace e al cuore e l’imperatrice morì meno di un’ora dopo. Lucheni venne condannato alla prigionia di vita, ma si suicidò in carcere con la propria cintura 10 anni dopo. Si dice che l’arciduca Francesco Ferdinando, il successivo a dormire nel Castello di Miramare, abbia riso all’idea di una maledizione sul castello quando qualcuno la ipotizzò ad una festa; la sua morte sconvolse il mondo e scatenò la prima guerra mondiale. Il 28 giugno 1914 per le strade di Sarajevo il giovane Gavrilo Princip sparò due colpi di pistola contro l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, e sua moglie Sofia, duchessa di Hohenberg. Entambi morirono a distanza di mezz’ora e il gesto fu preso dal governo di Vienna come il “casus belli” che diede formalmente inizio alla prima guerra mondiale. Alla fine della prima guerra mondiale Trieste fu consegnata all’Italia e l’occupante successivo divenne principe Amedeo, duca d’Aosta. Durante il suo mandato il duca ha ristrutturato e modernizzato il castello, installando acqua corrente, riscaldamento centralizzato, linee telefoniche e anche un paio di ascensori. Fu sostenitore di Mussolini e diventò governatore generale dell’Etiopia nel 1937. Morì nel 1942, probabilmente a causa della tubercolosi o della malaria, in un campo di prigionieri di guerra britannico a Nairobi, in Kenya. Un altro ad abitare il castello è fu il nazista austriaco Fredrich Rainer. Fu condannato a morte per crimini contro l’umanità nel 1947. Fino al 1954 il castello venne occupato da militari britannici e poi dagli americani. L’ultimo a morire per quella che pare a tutti gli effetti una maledizione fu un generale americano che vi soggiornò fino al 1951, quando fu inviato nella Guerra di Corea e morì pochi giorni dopo il suo arrivo di attacco cardiaco. Nel 1955 la rocca fu consegnata alla città di Trieste che lo restaurò e lo aprì al pubblico. Da allora il Castello di Miramare è diventato un’attrazione turistica popolare e viene visitato da migliaia di persone ogni anno. Per chi crede in queste cose, la bellezza mozzafiato di questo castello fa dimenticare ai visitatori le molte celebrità che hanno perso la vita dopo aver soggiornato al suo interno; una maledizione che non è mai stata scongiurata e che attende solo qualcuno dorma tra le mura del castello per riattivarsi. FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere E CON QUESTO POST CI SALUTIAMO E AUGURIAMO BUONE VACANZE, IL BLOG DI SMINZ RITORNA A SCRIVERE IL GIORNO 3 SETTEMBRE 2022. 👍

venerdì 6 maggio 2022

MISTERI:THOMAS EDISON ED IL TELEFONO SPIRITICO

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM È possibile parlare con l’aldila? Esiste davvero un telefono spiritico? Thomas Edison aveva provato a costruire un telefono che permetteva la comunicazione con l’aldilà Edison, è noto per l’invenzione e lo sviluppo di dispositivi come il fonografo e la lampadina ad incandescenza. Tuttavia, l’inventore è meno noto per essersi dedicato alla creazione di un dispositivo, che permetteva la comunicazione con l’aldilà, dando quindi la possibilità di parlare con i defunti. Non si è saputo nulla sullo “Spirit phone” fino al 1948. 16 Anni dopo la sua morte, viene scoperto, tradotto e pubblicato, il suo diario originale. L’ultimo capito del memoriale, era intitolato “Spiritismo”, una raccolta di saggi in cui Edison parla delle sue credenze nell’aldilà e in un modo per comunicare con i morti. In alcune tracce Edison dice: “CREDO, A TORTO O A RAGIONE, CHE LA VITA È INDISTRUTTIBILE… IO SONO PROPENSO A CREDERE CHE LA NOSTRA PERSONALITÀ IN SEGUITO SARÀ IN GRADO DI INFLUENZARE LA MATERIA. SE QUESTO RAGIONAMENTO È CORRETTO, ALLORA, SIAMO IN GRADO DI EVOLVERE UNO STRUMENTO COSÌ DELICATO DA ESSERE INTERESSATI A MANIPOLARE E MUOVERSI NELLO STUDIO, E CREDERE FERMAMENTE CHE LA NOSTRA PERSONALITÀ PUÒ SOPRAVVIVE NELL’ALTRA VITA, TALE STRUMENTO, MESSO A DISPOSIZIONE, DOVREBBE REGISTRARE QUALCOSA… SONO STATO AL LAVORO PER QUALCHE TEMPO ALLA SUA COSTRUZIONE, UN APPARATO PER VEDERE SE È POSSIBILE CONTATTARE LE PERSONE CHE HANNO LASCIATO QUESTA TERRA E COMUNICARE CON NOI”. L’inventore comincio a lavorare al progetto del “Telefono spiritico”, verso la fine del 1870. Amplificando il suono da uno dei suoi fonografi, nella speranza che nel rumore di fondo avrebbe contenuto le voci degli spiriti. Sicuro che avrebbe funzionato fece un patto con uno degli ingegneri, William Walter Dinwiddie, secondo cui il primo dei due che sarebbe morto, avrebbe tentato di contattare l’altro dall’aldilà. Se Edison sia riuscito a comunicare con gli spiriti rimane ancora un mistero.

venerdì 22 aprile 2022

MISTERI:IL FANTASMA DI COSTANZA DE CUPIS.

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Quando si parla di fantasmi o costruzioni infestate si tende ad immaginare luoghi isolati, lontano da tutto e da tutti, spesso teatro di omicidi o morti violente. E spesso le indicazioni geografiche sono vaghe, a volte errate o si dice che quella costruzione è crollata o è stata abbattuta. Per una volta vi parlo di un fantasma in pieno centro della nostra capitale, in una delle vie più famose e la cui dimora è ancora visibili e alcune volte visitabile. Non serve essere di Roma per sapere dove si trova Piazza Navona; ecco, il resto di questo edificio si affaccia proprio lì, anche se l’entrata principale è in via dell’Anima. Oggi si chiama Palazzo De Cupis, ma prima che avvenisse la storia che vi scriverò tra poco era conosciuto come Palazzo Pamphilj. Nei primi anni del 1600 a palazzo viveva Costanza Conti un ragazza descritta come molto avvenente. La cosa che però colpiva chiunque la vedesse erano le sua mani, di un candore unico e dalla bellezza invidiata da tutte le dame dell’aristocrazia. La giovane donna andò in sposa al nipote del cardinale Giandomenico De Cupis e anche dopo il suo matrimonio la usa bellezza rimase tale e le sue mani rimasero perfette, tanto che un artista di nome Bastiano le chiese di poterne fare un calco per mostrarle a tutti nella propria bottega. L’uomo fece un calco in gesso di una sua mano e la sua opera divenne talmente FAMOSA che la gente andava a vederla in pellegrinaggio quasi fosse una reliquia. La leggenda vuole che un giorno un frate di San Pietro in Vincoli, giunse alla bottega a rimirare quella opera d’arte e che, stupefatto da tutta l’ammirazione della gente che quasi venerava quel calco, disse un frase del tipo: «Se quella mano è umana, merita d’essere tagliata!» Probabilmente si riferiva al fatto che le persone ne parlavano quasi con blasfema ammirazione e che sembravano più attratti da quel pezzo di gesso che dalla croce del Cristo. Quell’episodio giunse alle orecchie di Costanza che da quel giorno si fece prendere dal terrore e dall’angoscia, vedendo in quell’affermazione un oscuro presagio. La donna, religiosissima, ordinò che il calco venisse distrutto e prese la decisione di rinchiudersi in casa per rinunciare alla vita mondana e espiare colpe che effettivamente non aveva pregando e cucendo. Qualche tempo dopo la ragazza si punse il dito con l’ago mentre stava ricamando e quella che sembrava una ferita di poco conto si infettò e si estese rapidamente a tutta la mano e il braccio. La mano andò in cancrena e a nulla servirono gli unguenti e le medicine dei medici: dovette essere amputata. Ma nemmeno quella drastica decisione riuscì a salvare Costanza perché l’infezione era ormai in circolo e la donna morì a causa della setticemia. Questa triste vicenda nei decenni a seguire venne tramandata di padre in figlio, assunsero i connotati di una leggenda e i romani ancora oggi sostengono che il fantasma di Costanza De Cupis si aggiri nel palazzo e che una bellissima e pallida mano appaia dietro il vetro di una finestra di Palazzo De Cupis quando la luna fa capolino e i suoi raggi illuminano la facciata. In molti sostengono che quella forma sia speso visibile anche dalla piazza sottostante. FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere

venerdì 15 aprile 2022

MISTERI:LUOGHI INFESTATI;EX CIMITERO DI SAN PIETRO IN VICOLI (TORINO).

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Esiste un piccolo cimitero a Torino, che attira la curiosità di molta gente. Venne costruito, in contemporanea con quello di San Lazzaro, presso il fiume Dora nel 1777 su ordine di Vittorio Amedeo III, per seppellire l’enorme massa di vittime causate dalla peste e dalla tremenda calura che colpirono Torino nel 1776. Quando fu costruito, il cimitero si trovava fuori dalla città, poiché in quel periodo era vietata la sepoltura vicino a centri abitati. Il cimitero venne chiuso, intorno al 1884, per via dei frequenti riti satanici e dei saccheggi nelle tombe che avvenivano di notte. “la velata”, una statua scolpita a Firenze nel 1794 da Innocenzo Spinazzi: una dama con un velo aderente sul volto, così aderente da lasciar scorgere i lineamenti del viso; nella mano destra un calice. Rappresentava la morte. “La velata” fu eseguita per la tomba della principessa russa Barbara Beloselkij, morta nel 1792 ad appena 28 anni, con tre figli piccoli. Il marito aveva dettato in francese l’epigrafe “Oh, sentimento! Sentimento! Dolce vita dell’anima. Quale cuore non hai mai colpito? Qual’è lo sfortunato mortale cui non hai mai offerto il dolce piacer di versar lacrime, e qual’è l’anima crudele che, dinanzi a questo monumento così semplice e pietoso, non si raccolga con malinconia e non condoni generosamente i difetti allo sposo che l’ha innalzato?”. Barbara fu ribattezzata Varvara dagli spiritisti: la leggenda vuole che il suo fantasma passeggi di notte intorno al Cimitero di San Pietro in Vincoli, e che lì porti i suoi inconsapevoli amanti per poi sparire. Uno dei testimoni, il il tenente d’artiglieria Enrico Biandrà, se la vide spesso comparire nel suo allogetto, e fu tanto preso dalla sua eterea bellezza che se ne innamorò. Nell’agosto del 1975, l’Ufficio Tecnico del Comune traslocò la statua della Velata nei magazzini dei sotterranei della Mole Antonelliana; restaurata fu esposta nella Galleria d’Arte Moderna di Torino in seguito al Cimitero Generale. Fino al 1930 il cimitero ha conservato tutte le tombe e i monumenti funebri, ma, visto il continuo fenomeno di riti satanici al suo interno, la maggior parte delle salme venne trasferita nel cimitero generale e i cunicoli sotterranei vennero chiusi. Oggi il cimitero è stato restaurato e conserva solo qualche lapide di famiglia aristocratica torinese.

venerdì 25 marzo 2022

MISTERI:LA GROTTA DELLE STRIARE-LEGGENDE METROPOLITANE

TRATTO DA IL PARANORMALE.COM Il potere della Chiesa in Italia ha sicuramente influito sulle credenze, sulle tradizioni e le leggende che tutt’oggi si tramandano di genitori in figlio. Se analizziamo il folclore delle varie regioni una delle figure costanti da nord a sud è la strega, che poi un ogni zona cambia leggermente, viene adattata e personalizzata. Le streghe sono state e sono figure molto presenti nella tradizione italiana e hanno assunto diversi nomi. Nel Salento vengono chiamate “macare” o “striare” e ancora oggi si parla di luoghi dove sarebbero solite ritrovarsi. Sulla bellissima falesia che collega il porto di Castro con Porto Miggiano a pochi metri dal mare si apre la Grotta delle Striare. Siamo sulla costa di Santa Cesarea Terme dove si può godere di panorami stupendi, ma anche misteriosi per via dei molti anfratti che creano un gioco di luce e ombre molto suggestivo. Questa grotta prende il nome da antiche dicerie secondo cui al suo interno si radunavano le striare per mescere pozioni, danzare con il diavolo e lanciare i loro anatemi sulla brava gente. Ad alimentare questa credenza ci sono delle rocce alla sua entrata che sembrano mani femminili dotate di lunghe unghie che, soprattutto al calare del sole, creavano un senso di inquietudine tale da convincere gli abitanti della zona che questa grotta fosse abitata da streghe. Anche i più scettici evitavano di avvicinarsi e chi era talmente coraggioso da voler controllare con i propri occhi tornava in città affermando di aver visto i vapori dei calderoni e aver annusato l’odore pestilenziale delle pozioni venefiche delle striare. Su questa cosa bisogna precisare che non erano invenzioni, ma era tutto vero: probabilmente non c’erano effettivamente le streghe nella grotta, ma ancora oggi si possono vedere dei vapori sprigionarsi dall’acqua, in realtà dovuti alle acque delle sorgenti sulfuree; in quanto all’odore, in certi periodi dell’anno, quando c’era scirocco, nell’aria si mescolavano le esalazioni dell’acqua salata con quelle sulfuree, creando il classico odore di uova marce che si spandeva fino all’entrata della grotta. Non dimentichiamo poi che le streghe, come figure negative del folclore italiano, sono giunte fino ad oggi e ancora i nostri nonni erano soliti accusarle ogni qual volta succedevano incidenti nei campi, in casa o fatti difficilmente spiegabili. Qui nel Salento poi le streghe (è sbagliato definirle tali, ma le chiamo così per capirci) ancora oggi si radunano per il culto della natura in particolari date e danno luogo a rituali e cerimonie che a qualcuno fanno ancora storcere il naso (il famoso culto wicca). Qui quindi l’ideologia di strega non è mai stato abbandonato pienamente e, sebbene le odierne streghe non danzino assieme al diavolo di notte e non lanciano anatemi agli sfortunati contadini, ancora oggi sono additata come donne da evitare e pericolose. Nei paesini sono in molti a sostenere che ancora oggi, in alcune notti di luna piena e fino all’alba si diffondono nell’aria suoni e rumori spaventosi, grida, canti e risate oscene che terrorizzano perfino gli animali domestici nelle fattorie. Si dice che, se aveste la sfortuna di avvicinarci alla grotta di notte, è probabile che veniate coinvolti in un sabba e, se non volete esser costretti a ballare freneticamente per una notte intera e morire stremati, dovete recitare per tre volte consecutive questa filastrocca di scongiuro: «Zzumpa e balla, pisara, zzumpa e balla forte, se scappi de stu chiacculu non essi cchiui de notte… Sutta l’acqua e sutta lu jentu sutta lu noce de lu mulinu a jentu.» FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere