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mercoledì 11 marzo 2026
Perché la guerra? Le risposte attuali di Einstein già nella lettera a Freud
tratto da annotazioni
Lo scambio di lettere tra Albert Einstein
e Sigmund Freud sul “perché la guerra?”
(la versione a cui faccio riferimento è
quella Bollati Boringhieri del 1989,
con la prefazione di Ernesto Balducci),
avvenuto tra il luglio e l’agosto del 1932 –
ossia quattordici anni dopo “l’inutile strage”
(Benedetto XV) della Grande guerra e
sette anni prima della Seconda guerra mondiale
– ci aiuta ancora a riflettere sul tragico
ritorno della guerra in Europa e sul
suo necessario superamento.
Albert Einstein scrisse la celebre
lettera a Sigmund Freud, su invito
della Società delle Nazioni, ponendo
al padre della psicoanalisi la domanda
cruciale: «C’è un modo per liberare gli
uomini dalla fatalità della guerra?».
Mentre rimando al carteggio tra i due
per l’articolata risposta di Freud e
agli psicoanalisti per i relativi
approfondimenti, metto a fuoco qui
alcune delle questioni poste da Einstein
che contengono già alcune risposte,
su un piano politico-filosofico, che
rivestono un particolare interesse
anche in riferimento alle nostre urgenti
domande sulla guerra nella quale siamo,
qui ed ora, pericolosamente immersi.
Del resto già allora Einstein era consapevole
del fatto che «col progredire della
tecnica moderna rispondere a questa domanda
è divenuto una questione di vita o di morte
per la civiltà da noi conosciuta». La quale,
infatti, pochi anni dopo sarebbe stata
travolta dalla barbarie nazifascista e dalla nuova
catastrofica guerra, che avrebbe lasciato come
eredità le armi nucleari, spada di Damocle permanente
sull’umanità, con la quale anche la generazione
presente è costretta a fare i conti. Non a caso
si attribuisce allo stesso Einstein il noto
aforisma, pronunciato dopo Hiroshima e Nagasaki,
secondo il quale dichiara di non sapere con quali
armi sarebbe stata combattuta la terza guerra mondiale,
ma di certo la quarta lo sarebbe stata con le pietre e
con le clave.
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