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mercoledì 5 novembre 2025
ITINERARI NAPOLETANI:La guglia di San Domenico
TRATTO DA LE VOCI DI NAPOLI
Nella suggestiva piazza San Domenico Maggiore,
voluta dal re aragonese Alfonso I di Napoli,
e che rappresenta il limite orientale delle
mura greche dell’antica Neapolis, svetta
la guglia, alta circa 26 metri e divisa
in tre ordini, dedicata all’omonimo santo
eretta come ringraziamento per la cessazione
della terribile peste che aveva flagellato
la città nel 1656. Progettata dall’architetto
napoletano Francesco Antonio Picchiatti
nel 1658, la costruzione poté dirsi completata
solo nel 1737, con l’intervento di Domenico
Antonio Vaccaro cui si deve probabilmente
anche la statua in bronzo del santo alla
sommità dell’obelisco.
La realizzazione del monumento,
dalla storia piuttosto travagliata, fu
inizialmente affidata allo scultore bergamasco
Cosimo Fanzago, impegnato al contempo anche
nella costruzione della guglia di San Gennaro,
situata in piazza Riario Sforza, e alla statua
di San Gaetano, sita nell’omonima piazza ma,
considerata la lentezza con cui procedevano
i lavori, si decise di consegnare l’opera
alle mani del Picchiatti. Il monumento, ricco
di elementi decorativi espressi in forma
barocche, con base in marmo e bardiglio,
e costruito su tre ordini, è circondato
dall’abside poligonale della Chiesa di
San Domenico Maggiore, dalla scalinata
della Chiesa di Sant’Angelo a Morfisa,
ancor più antica, e da un insieme di
palazzi nobiliari, Palazzo Casacalenda,
Palazzo Petrucci del Balzo, Palazzo
Corigliano.
Del Fanzago resta praticamente il basamento,
mentre gli elementi marmorei che lo adornano
sono opera di Lorenzo Vaccaro, che nel tempo
sostituì il Picchiatti. Tuttavia, per
l’opera finita si dovette, comunque,
attendere l’intervento decisivo di Domenico
Antonio Vaccaro, succeduto al padre Lorenzo
il quale non solo provvedette ad apporre
gli elementi decorativi progettati
precedentemente dal Fanzago e mai
collocati sull’obelisco, ma anche a
una rivisitazione completa dell’opera.
Nel primo ordine compaiono due iscrizioni
e due busti raffiguranti la sirena
Parthenope, entrambi posti su grosse
volute, realizzate dal Fanzago.
Nel secondo ordine, Domenico Antonio
Vaccaro provvedette a sistemare gli stemmi
della città di Napoli, quelli dell’Ordine
dei Domenicani, dei re di Spagna e dei viceré
d’Aragona.
Ma è nel terzo ordine che si ammira
tutto il lavoro di rivisitazione e
ricollocazione decorativa da parte di
Domenico Antonio, il quale provvide
all’inserimento dei busti di quattro
santi domenicani, inseriti nei quattro
medaglioni collocati sulle facciate:
Sant’Agnese, San Pio V, Santa Margherita
e San Vincenzo Ferreri.
Nella parte superiore vennero invece
inserite le effigi di San Giacinto,
San Pietro Martire, San Ludovico e
San Raimondo e, ancora più in alto,
ulteriori medaglioni raffiguranti
Santa Rosa da Lima, San Tommaso
d’Aquino, Sant’Antonio e Santa Caterina.
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